AC/DC, Milano 21 marzo 2009

AC/DC, Milano 21 marzo 2009

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Gli AC/DC sono tornati più indiavolati che mai, con la loro grinta, con una sinergia profetica che l’altro ieri li catapultò nel futuro, ed oggi li restituisce un’altra giovinezza. Quei ragazzotti venuti dalla provincia musicale australiana erano destinati a far tremare il pianeta con il loro hard rock. Lo hanno capito le tre generazioni che hanno riempito il Mediolanum Forum, godendosi uno show iperbolico tra memorie e fradicia sbronza visionaria. Un lungo video in apertura rimbalza tra cartoon e videogame, e poi una vecchia locomotiva è lì a dominare il mega palco. L’irrefrenabile chitarra di Angus non vuole darsi tregua: il carismatico leader degli AC/DC saltella col suo “passo d’oca” a ridosso della voce di Brian Johnson, ruvida come la carta vetrata per l’apertura in gran stile di Rock ‘n roll Train. Sembrano schegge impazzite e se ne accorgono gli sbarbatelli sotto il palco che forse ciondolavano ancora nella culla quando gli AC/DC hanno cantato l’ultima volta in Italia. Lapilli di rock dall’ultimo album Black on Ice e, senza tregua, la feroce rincorsa a saccheggiare le radici con Back in Black e You Shook Me, tirando il fiato per qualche secondo prima dell’ultima discesa agli inferi. Una campana gigante rimbomba sul palco e il coro dei quindicimila canta Hells Bells, aspettando di risalire con Let there be rock, Tnt, Shoot to thrill. Il basso di Williams e la batteria Rudd ci danno dentro e, quando sparano i cannoni, l’apoteosi si rischiara con il finale di For Those About To Rock. Fuochi d’artificio, effetti speciali, grande lezione di musica, ma il tempo è passato troppo in fretta. Troppo presto per riflettere sui giganti della storia del rock, troppo veloce per evitare di tornare nelle nostre gabbie quotidiane, ancora più difficili da smantellare se non ci fosse stata la musica degli AC/DC, per una sera, ma anche per una vita intera.

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