Alberto Sordi

Alberto Sordi

sordiChissà se Alberto Sordi (Roma, 1920 – 2003) si sentiva ancora un italiano, dopo tutto quello che il nostro Paese ha vissuto negli ultimi tempi. Non lo sapremo mai, perché da questo momento l’Albertone nazionale non c’è più, è passato al di là dello schermo e non ritornerà più indietro. Forse la risposta qualcheduno la troverà nel suo sentimento per l’Italia. Un sentimento così forte e sincero da consentire di vivere – attraverso una galleria infinita di personaggi – la sua italianità con scanzonata disinvoltura, senza mai rinnegare i pregi e i difetti del Belpaese. La celeberrima battuta “Spaghetto: tu m’hai provocato e io me te magno” è lo sbandieramento ironico di questa italianità che diventa sfrenata passione, sfiorando quasi l’ingordigia nazionalista.

 

ALBERTONE NAZIONALE – A ripensarci bene, Sordi è stato l’uomo dai cento volti che ha attraversato l’Italia del Novecento spalleggiando gli umori, le contraddizioni e i mutamenti della società borghese. Nei decenni che si susseguono, il Belpaese si ammira allo specchio ed Alberto Sordi è là pronto a tirar fuori, con graffiante ed amara ironia, un volto nuovo. Dallo schermo argentato del cinema, viene scaraventata nella grottesca quotidianità di ognuno di noi un’Italia contraddittoria, giullaresca, vigliacca, cialtrona e sentimentale. Dal primo dopoguerra il nostro Paese si veste ed esce allo scoperto con l’Alberto di “I Vitelloni” (1953), il Nando di “Un americano a Roma” (1954), l’Oreste di “La grande guerra” (1959), l’Alberto di “Tutti a casa” (1960), il Silvio di “Una vita difficile” (1961), il Dante di “Fumo di Londra”, il dottor Guido Tersilli di “Il medico della mutua” (1968), il geometra Di Noi di “Detenuto in attesa di giudizio” (1971), il Mimmo di Polvere di Stelle (1973), il Giovanni di “Un borghese piccolo piccolo” (1977), il Pietro di “Il tassinaro” (1983) o il giudice Salvemini di “Tutti dentro” (1984). Facce riconoscibilissime che si compongono e ricompongono in un’immersione totale nella realtà, dove al centro delle vicende c’è sopratutto Roma. La Roma delle borgate, la Roma dei palazzi, la Roma di Trastevere, la Roma povera ma bella, la Roma che cade e si rialza senza perdere la dignità.

 

L’ITALIANO MEDIO – Dopo anni di avanspettacolo, Alberto Sordi ha incarnato l’italiano medio ritagliandosi ruoli su misura, che hanno reso memorabile ed inequivocabile qualsiasi personaggio incontrasse sul suo cammino, sia esso un vigile, un comico, un marito, un vedovo, un commissario, un magliaro o un tassinaro. La sua età anagrafica è sempre coincisa con quella delle sue controfigure, senza alterazioni, senza i trucchi che si nascondono dietro e d’avanti la macchina da presa. Il buffo, gogliardico e sgrammaticato romanesco di “Ammazza che fusto!” o “Ce l’hai ‘na casa? E vattene a casa!” si affina col tempo e diventa un italiano imbevuto di romanità che i filtra la decontaminazione e la purificazione del linguaggio di tutti i giorni. Nei film interpretati o diretti da Sordi non manca nessun dettaglio dell’Italia martoriata dalla guerra, illusa dal Boom, spettinata dalla contestazione, ferita dagli anni di piombo, volgarizzata dal rampantismo e dal riflusso, schiaffeggiata dal trasformismo post-tangentopoli. Anzi, in alcune sue pellicole come “Io e Caterina” o “Tutti dentro” c’è addirittura la profezia di ciò che accadrà domani, in un futuro non troppo distante. Di tutto questo patrimonio, ne è inconfutabile testimonianza il suo programma-documentario “Storia di un Italiano”, trasmesso dalla Rai per la prima volta tra la fine degli anni Settanta e i primi anni ottanta e dovutamente aggiornato fino al Giubileo del 2000. Un successo realizzato con la complicità di Giancarlo Governi, la montatrice Tatiana Morigi e la musica inconfondibile di Piero Piccioni, divenuta la colonna sonora di tutte quelle schegge che oggi più di ieri fanno parte del nostro capitale più prezioso.

 

DIETRO LA CINEPRESA – Alberto Sordi è stato un inimitabile istrione ma non impeccabile autore cinematografico. Negli oltre venti film da lui diretti a partire dal 1966, ha avuto geniali intuizioni da buon soggettista che spesso non sono stati sviluppati a livello narrativo come meritavano. L’unica eccezione è “Polvere di stelle”, incantevole e personalissimo ritratto del mondo dell’avanspettacolo negli anni a cavallo del secondo conflitto mondiale, cotonato di rimpianti e malinconiche nostalgie. Ha ragione chi sostiene che i comici non dovrebbero mai morire perché ci rassicurano e ci proteggono dal tempo che ci scappa tra le mani. L’ultima volta che ho incontrato Alberto Sordi è stato a Montecarlo nel novembre 2001. Ho avuto la fortuna di conoscerlo in diverse occasioni, quando ancora ero uno studente universitario. Nel mio ricordo resta memorabile una giornata trascorsa con lui il 25 novembre 1995, in occasione di una manifestazione tributatagli nella città di Assisi. Mi ha detto: “Vorrei tornare ad essere giovane come te, per ricominciare tutto da capo. Rifarei tutto filo e per segno. Non ho rimpianti”. Chissà dall’alto come ci saluterà. In maniera scherzosa e col suo sorriso italianissimo ma rimproverandoci con una battuta famosa: “Popolo che sei: Monnezza?”.

 

FILMOGRAFIA – La principessa Tarakanova di Fedor Ozep, Mario Soldati (1938); La notte delle beffe di Carlo Campogalliani (1940); Cuori nella tormenta di Carlo Campogalliani (1941); Le signorine della villa accanto di Gian Paolo Rosmino (1942); Giarabub di Goffredo Alessandrini (1942); La signorina di Ladislao Kish (1942); I tre aquilotti di Mario Mattoli (1942); Casanova farebbe così di Carlo Ludovico Bragaglia (1942); Sant’Elena piccola isola di Renato Simoni (1943); Tre ragazze cercano marito di Duilio Coletti (1944); Circo Equestre di Za-Bum di Mario Mattoli (1944); Chi l’ha visto? di Goffredo Alessandrini (1945); L’innocente Casimiro di Carlo Campogalliani (1945); Le miserie del signor Travet di Mario Soldati (1945); Il passatore di Duilio Coletti (1947); Il delitto di Giovanni Episcopo di Alberto Lattuada (1947); Che tempi! di Giorgio Bianchi (1948); Il vento mi ha cantato una canzone di Camillo Mastrocinque (1948); Sotto il sole di Roma di Renato Castellani (1948); Mamma mia che impressione di Roberto Savarese (1951); Cameriera bella presenza offresi di Giorgio Pastina (1951); E’ arrivato l’accordatore di Duilio Coletti; Totò e i re di Roma di Mario Monicelli (1952); Lo sceicco bianco di Federico Fellini (1952); I vitelloni di Federico Fellini (1953); Canzoni, canzoni, canzoni di Domenico Paolella (1953); Ci troviamo in galleria di Mauro Bolognini (1953); Due notti con Cleopatra di Mario Mattioli (1954); Amori di mezzo secolo di Mario Mattioli (1954); Un giorno in pretura di Steno (1954); Tempi nostri di Alessandro Blasetti (1954); Il matrimonio di Antonio Petrucci (1954); Via Padova, 46 di Giorgio Bianchi (1954); Tripoli, bel suol d’amore di Ferruccio Cerio (1954); Gran varietà di Domenico Paolella (1954); L’allegro squadrone di Paolo Moffa (1954); Il seduttore di Franco Rosi (1954); Accadde al commissariato di Giorgio Simonelli (1954); Una parigina a Roma di Erich Kobler (1954); Un americano a Roma di Steno (1954); L’arte di arrangiarsi di Luigi Zampa (1955); Il segno di Venere di Dino Risi (1955); Buonanotte…Avvocato! di Giorgio bianchi (1955); Un eroe dei nostri tempi di Mario Monicelli (1955); La bella di Roma di Luigi Comencini (1955); Accadde al penitenziario di Giorgio bianchi (1955); Bravissimo! di Luigi Filippo D’Amico (1955); Piccola posta di Steno (1955); Lo scapolo di Antonio Pietrangeli (1956); I pappagalli di Bruno Paolinelli (1956); Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo di Mauro Bolognini (1956); Mio figlio Nerone di Steno (1956); Mi permette Babbo di Mario Bonnard (1956); Era di venerdì 17 di Mario Soldati (1957); Arrivano i dollari! di Mario Costa (1957); Souvenir d’Italie di Antonio Pietrangeli (1957); Il conte Max di Giorgio bianchi (1957); Addio alle armi di Charles Vidor (1957); Il medico e lo stregone di Mario Monicelli (1957); Ladro lui, ladra lei di Luigi Zampa (1958); Il marito di Nanni Loy e Gianni Puccini (1958); Fortunella di Eduardo De Filippo (1958); Domenica è sempre domenica di Camillo Mastrocinque (1958); La vedova elettrica di Raymond Bernard (1958); Venezia, la luna e tu di Dino Risi (1958); Racconti d’estate di Gianni Franciolini (1958); Nella città l’inferno di Renato Castellani (1959); Il giovane leone di John Berry (1959); Policarpo, ufficiale di scrittura di Mario Soldati (1959); Il moralista di Giorgio bianchi (1959); I magliari di Francesco Rosi (1959); Vacanze d’inverno di Camillo Mastrocinque (1959); Costa Azzurra di Vittorio Sala (1959); La grande guerra di Mario Monicelli (1959); Il vedovo di Dino Risi (1959); Bravi amori a Palma De Maiorca di Giorgio Bianchi(1959); Gastone di Mario Bonnard (1960); Tutti a casa di Luigi Comencini (1960); Il vigile di Luigi Zampa (1960); Crimen di Mario Camerini (1961); I due nemici di Guy Hamilton (1961); Il giudizio universale di Vittorio De Sica (1961); Una vita difficile di Dino Risi (1961); Il commissario di Luigi Comencini (1962); Mafioso di Alberto Lattuada (1962); Il diavolo di Gianluigi Polidoro; Il boom di Vittorio De Sica (1963); Il Maestro di Vigevano di Elio Petri (1963); La mia signora di Tinto Brass, Luigi Comencini e Mauro Bolognini (1964); Il disco volante di Tinto brass (1964); I tre volti di Franco Indovina (1965); Quei temerari sulle macchine volanti di Ken Annakin (1965); I Complessi di Luigi Filippo D’Amico (1965); Thrilling di Carlo Lizzani (1965); Made in Italy di Nanni Loy (1965); Fumo di Londra di Alberto Sordi (1966); Scusi, lei è favorevole o contrario di Alberto Sordi (1966); I nostri mariti di Luigi Filippo D’Amico (1966); Le fate di Antonio Pietrangeli (1966); Le streghe di Mauro Bolognini (1967); Un italiano in America di Alberto Sordi (1967); Il medico della mutua di Luigi Zampa (1968); Riusciranno i nostri eroi… di Ettore Scola (1968); Nell’anno del Signore di Luigi Zampa (1969); Amore mio aiutami di Alberto Sordi (1969); Il prof. dott. Guido Tersilli… di Luciano Salce (1969); Le coppie di Alberto Sordi (1970); contestazione generale di Luigi Zampa (1970); Il presidente del Borgorosso Football Club di Luigi Filippo D’Amico (1970); Le coppie di Vittorio De Sica (1970); Detenuto in attesa di giudizio di Nanni Loy (1971); Bello, onesto, emigrato in Australia… di Luigi Zampa (1971); Lo scopone scientifico di Luigi Zampa (1972); La più bella serata della mia vita di Ettore Scola (1972); Polvere di stelle di Alberto Sordi (1973); Anastasia mio fratello di Steno (1973); Finché c’è guerra c’è speranza di Alberto Sordi (1974); Di che segno sei? di Sergio Corbucci (1975); Quelle strane occasioni di Luigi Comencini (1976); Il comune senso del pudore di Alberto Sordi (1976); Un borghese piccolo piccolo di Mario Monicelli (1977); I nuovi mostri di Mario Monicelli, Dino Risi, Ettore Scola (1977); Dove vai in vacanza? di Alberto Sordi (1978); L’ingorgo di Luigi Comencini (1979); Il testimone di Jean Pierre Mocky (1979); Il malato immaginario di Tonino Cervi (1979); Io e Caterina di Alberto Sordi (1980); Il marchese del Grillo di Mario Monicelli (1981); Io so che tu sai che io so di Alberto Sordi (1982); In viaggio con papà di Alberto Sordi (1982); Il tassinaro di Alberto Sordi (1983); Tutti dentro di Alberto Sordi (1984); Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno di Mario Monicelli (1984); Sono un fenomeno paranormale di Sergio Corbucci (1985); Troppo forte di Carlo Verdone (1986); Un tassinaro a New York di Alberto Sordi (1987); Una botta di vita di Enrico Oldoni (1988); L’avaro di Tonino Cervi (1989); In nome del popolo sovrano di Luigi Magni (1990); Assolto per aver commesso il fatto di Alberto Sordi (1991); Vacanze di Natale ’91 di Enrico Oldoni (1991); Nestore l’ultima corsa di Alberto Sordi (1994); Romanzo di un giovane povero di Ettore Scola (1995); Sposami papà di Alberto Sordi (1998).

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