Gelati Algida, storia di dolci freschezze

Gelati Algida, storia di dolci freschezze

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Aveva ragione lo scrittore francese Marcel Proust quando accostava un sapore a un ricordo, quando faceva transitare un gusto preciso ad una fotografia della nostra memoria. Questo processo “epifanico” può accadere anche gustando un gelato. L’Italia è stata sempre la patria eletta dei migliori gelati artigianali, ed anche il gelato industriale si è imposto sul mercato.Il marchio per eccellenza è l’Algida, nato nell’immediato dopoguerra. Il primo gelato venuto alla luce era alla panna ricoperto di cacao magro sorretto da un bastoncino di legno. Si chiamava Cremino e ha segnato l’avvicinamento del Belpaese a questo peccato di gola per rinfrescarsi durante l’estate.

 

UN CUORE DI PANNA – L’orgoglio di casa Algida resta il Cornetto Classico, che con gli anni si assocerà sempre più al marchio con il pay off pubblicitario “Un cuore di panna”. Eppure, è negli settanta che il gelato inizia a diventare tendenza, conquista in maniera definitiva la gioventù degli anni di piombo. Non è importante soltanto il gusto, bensì anche la forma, la linea, il rimando alla fantasia di ogni gelato, sia un cono, una coppa o un ghiacciolo.Nel 1974, di fatti, entra nella famiglia Algida una linea che dominerà il mercato per più di dieci anni: Eldorado. Questa famiglia di gelati consentirà ad alcuni prodotti del marchio Algida di imporsi nell’immaginario collettivo e di acquistare lo stesso valore che avrebbe una sequenza di un film, una pagina di un fumetto o il ritornello di una canzone. Del 1973 è il Croccante, pieno di valori nutrizionali, che col tempo avrà la doppia versione all’amarena e al cioccolato. Nel corso degli anni successivi si aggiunge all’allegra brigata Ulisse il Pirata (ve lo ricordate il gelato su stecco con la simpatica faccia di un pirata al gusto di cioccolato, vaniglia e nocciola?) e riscuotono sempre più successo i Gelosuccosi, ovvero una piccola famiglia di ghiaccioli a più gusto, che alla fine del decennio costano 150 lire ciascuno.

 

LE BOMBONIERE AL CINEMA – Nel 1979 per la prima volta il gelato entra ufficialmente al cinema: arrivano le Bonboniere, dolcissimi bocconcini di gelato ricoperti da uno strato di cioccolato fondente. Per gli amanti del grande schermo diventa una buona abitudine accompagnare il film con questi mini gelati. Per i più esigenti, nei primi anni ottanta ci sono invece ghiaccioli rinfrescanti che affogano nella crema: il Lemonissimo e il Fior di Fragola. Tuttavia, la grande rivoluzione è Calippo, il primo inimitabile ghiacciolo “nel tubo”, nella versione più cool, con impliciti riferimenti sessuali. Per chi ama fare merenda c’è il biscotto Camillino (250 lire) e l’innovativo Cucciolone (500 lire): quest’ultimo, al triplo gusto di panna, cioccolato e crema, ha inciso sulla cialda una striscia a fumetti dei personaggi Disney. Prima di divorarlo, è un rito inespugnabile quello di sorridere di fronte alle avventure di Zio Paperone o Topolino e compagnia bella. I vacanzieri dell’estate 1980 preferiscono il cornetto “con sorpresa finale”: ecco Gommolo, un goloso cono gelato con la sorpresa finale di una gomma da masticare.

 

DAL PIEDONE AL MAGNUM – Nel 1981 sbanca letteralmente Piedone, il simpatico gelato a stecco a forma di piede gigante, mentre nel 1983 la vera rivoluzione dei gelati a stecco è Squalo. Chi lo assaggiato si riconosce subito, nel senso che tinge le labbra di blu. Il 1984 è l’anno del Coocky Snack, soffice gelato alla vaniglia con praline di cioccolato tra due morbidi biscotti, e l’anno successivo sotto l’ombrellone gli italiani mangiano Bikini, il biscotto bigusto per chi non sa rinunciare alla dolcezza ma anche al sapore raffinato del marchio Algida. Il cornetto classico inizia a temere la concorrenza dei cugini Gran Rico, in tre versioni maxi: cioccolato, amarena e caffè. Anche le coppe non se la passano male: oltre a quelle classiche come Coppa Rica e Oasis,nel 1987 viene alla luce Paradise: ricca, raffinata, da vero peccato di gola. Alla fine degli anni ottanta il ventaglio di scelta si arricchisce con Gioia di latte, Gum, Diablo e Babanao, che conquistano il target giovanile e non solo. Possiamo fermarci qui perché è proprio negli anni ottanta che questi gelati diventano compagni inseparabili dei nostri pomeriggi estivi, di conversazioni su un lido, di lunghe passeggiate in bicicletta o magari interlocutori delle nostre merende. Le generazioni dell’I-Pod hanno perso il senso di quella magia, e non possono che restare legati al gelato prepotente del terzo millennium: il Magnum e i suoi sette peccati capitali.

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2 thoughts on “Gelati Algida, storia di dolci freschezze

irenzo 1941Posted on  5:11 pm - Giu 17, 2010

ho lavorato in questa azienda nel 1958 il lavoro piu bello della mia vita avevo 17 anni un atmosfera stupenda una famiglia vera tra tutti i lavoratori stupenda esperienza

Giovanni CapozziPosted on  11:09 pm - Nov 24, 2012

In questo post ci sono almeno due errori: il Croccante viene lanciato alla metà degli anni Sessanta e la Bomboniera non esordisce affatto nel 1979, ma risale ad almeno dieci anni prima. Il Camillino esordisce alla fine degli anni Cinquanta e costava 100 lire.

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