Andrea Mantegna, astro del Rinascimento

Andrea Mantegna, astro del Rinascimento

mantegnaIl Rinascimento ha rappresentato una vera rivoluzione nella pittura, nonostante la sua diffusione abbia avuto processi molto lenti. Il primo elemento innovativo è sicuramente l’introduzione della prospettiva, nonostante sopravvivano ancora tratti tardo gotici come  le tessiture lineari, l’amore per il dettaglio minuzioso o la predilizione per le curve. Andrea Mantegna (1431-1506) è uno dei maggiori rappresentanti del Rinascimento del Nord Italia, tanto che il suo maggiore contributo resta quello di aver diffuso il nuovo stile nell’area lombardo-veneta. Padovano di nascita, il Mantegna introduce negli affreschi della cappella Ovetari nella chiesa degli Eremitani già il percorso della sua ricerca artistica: l’uso della prospettiva per dilatare lo spazio visivo di uno spazio architettonico, creando un effetto illusionistico. Si pensi a gli affreschi per la Camera degli Sposi realizzati nel Palazzo Ducale Mantova tra il 1472 e il 1474. Col passare del tempo, la maturazione del pittore lo porta ad un disegno sempre più incisivo che dona alle forme un profilo angoloso che si staglia nettamente sul fondo. In questo caso la prospettiva viene usata per dare monumentalità alle scene e ai personaggi.

DA PADOVA A MANTOVA – Nel periodo padovano, che si protrae fino al 1460, si ricordano il Polittico di san Luca, conservato nella Pinacoteca di Brera il San Sebastiano del Kunsthistorisches Museum di Vienna e l’Orazione nell’orto della National Gallery di Londra. Nel 1457 riceve la commissione per il Polittico di San Zeno per la chiesa del santo a Verona che è uno dei suoi massimi capolavori. La scena principale, rappresentante la sacra conversazione, è descritta all’interno di un quadriportico classico; mentre nella predella sono dipinte Scene della Passione. Trasferitosi nel 1460 a Mantova alla corte dei Gonzaga, realizza i massimi capolavori: la Morte della Vergine, oggi al Prado di Madrid; il San Giorgio conservato all’Accademia di Venezia;  il Cristo sul sarcofago di Copenaghen; il San Sebastiano del Louvre, e soprattutto il Compianto sul Cristo morto custodito a Brera, tela superba che, grazie alla tecnica dello dello scorcio dal basso, si impone come unica e insuperabile rappresentazione sacrale. Nei Trionfi di Cesare, oggi ad Hampton Court e composto da nove dipinti di dimensioni uguali, Mantegna è molto fedele nella ricostruzione storica, che si arricchisce con una serie di ornamenti-simbolo.

MAXIMO – Tuttavia, il Mantegna raggiunge vertici molto alti anche nei ritratti di personaggi dell’epoca o di grandi figure del passato. Grazie al pennello dell’artista padovano nel volto del personaggio ritratto si coglie  l’atteggiamento essenziale, l’anima che affiora nello sguardo, nelle rughe, nella capigliatura; e questo senza perdere nulla della realtà dell’attimo. Basta dare uno sguardo al Ritratto del Cardinale Ludovico Mezzarota, o al Ritratto di Francesco Gonzaga, secondo figlio di Ludovico. “Nel ritratto su sfondo nerastro (il Mantegna) – sostiene il Venturi – ha trovato una fusione nuova di chiaroscuro e coi più semplici mezzi ci ha dato il profilo del Cardinalino con le labbra di moro, i capelli tagliati corti che incorniciano diagonalmente la testa. La mantellina rossa, il berretto pure rosso, e il roseo incarnato del volto danno al ritrattino una lieta e viva intonazione”.

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