Bic, la penna di tutti

Bic, la penna di tutti

La penna BIC

Abbiamo perso le buone e vecchie abitudini. Ce ne andiamo in giro con notebook e telefonini perché l’atto sacro della scrittura si è svenduto al digitale. E la penna che fine ha fatto? Quella che avevamo sempre nel taschino, quella di cui eravamo gelosi, quella con cui scarabocchiavamo e dalla calligrafia veniva fuori un tassello della nostra personalità. Naturalmente non parliamo di quelle stilografiche o d’èlite, ma di quella penna “per eccellenza” che è stata il simbolo del XX secolo: la BIC. Chi di noi non ne ha avuta una? Chi di noi non è stato colto in flagrante mentre si mangiucchiava il tappo? Chi di noi non ha lasciato fiumi di inchiostro su diari e quaderni nelle tre versioni classiche di nero, blu o rosso?

 

DA BIRO’ A BICH – La chiamiamo biro e non ne conosciamo il motivo. Facciamo un passo indietro. E’ all’ungherese László József Bíró (1899-1985) che si deve l’invenzione della prima penna sfera, da qui chiamata biro. Non se ne poteva più delle macchie d’inchiostro lasciate dalle stilografiche e così Bíró, osservando un gruppo di bambini che giocava a biglie negli anni trenta, ebbe una folgorante illuminazione: usare l’inchiostro delle rotative per la stampa de giornali e inserire una piccola sfera metallica nella punta della penna per renderlo più fluido. Nel 1943 esce il brevetto ed è a questo punto che entra il gioco il barone francese Marcel Bich (1914-1994).

 

LA MIA PENNA BIC – E’ proprio Bich a perfezionare in Francia quel brevetto e a tirar fuori il primo esemplare, che evoluto sarebbe diventato la penna Bic che tutti conosciamo. Il nome del brand, scelto dopo aver tolto la “h” dal cognome del suo inventore, è legato ad una proficua attività che va avanti da più di cinquanta anni, lì nel quartier generale di Clichy, in Francia. Nel 1950 viene lanciata Cristal, la prima penna a sfera, e il 1958 tiene a battesimo la conquista degli USA. Negli anni ’70 il brand francese allarga l’attività alla produzione di oggetti di largo consumo, dagli accendini alle lamette, distinguendosi per i suoi prezzi popolari. Fino ad oggi la produzione non si è fermata neanche un attimo. Con oltre 100 miliardi di penne “usa e getta” vendute  nel mondo, Bic ha il merito di aver portata la penna tra le mani di tutti, in una trasversalità sociale che non ha precedenti.

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Pipolo.it
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4 thoughts on “Bic, la penna di tutti

irene massarelliPosted on  10:56 am - Gen 30, 2010

Molto interessante e scorrevole come testo.Chi e l’ autore??
Fatemelo sapere.

Pipolo.itPosted on  5:05 pm - Gen 30, 2010

L’autore è Rosario Pipolo, amministratore di questo sito!

ClaudioPosted on  6:47 am - Mar 30, 2010

Non trovo più in commercio (acquistai le ultime in Francia) le belle vecchie BIC a pulsante anni cinquanta /sessanta che sino a tre anni fa trovavo anche in centro ,a Romae che certo ricordi . Avevavo accompagnato i miei anni di scuola e gli studi universitari. Nonostante si trattasse di penne ” economiche ” erano dotate di un’ eleganza semplice e piacevole . Ne sai nulla? Sembra che la BIC abbia adottato , sbagliando , una politica commerciale “innovativa” senza tenere conto degli “affezionati” che nel mercato delle penne contano ancora qualcosa anche se non rappresentano la maggioranza degli acquirenti.
Claudio

La penna Bic | DisOriginalPosted on  7:59 pm - Apr 13, 2011

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