Birra

Birra

150x150-birraDa soli o in compagnia, bere una birra è un rito a cui non si può rinunciare, anche perché questo infuso di cereali aromatizzato e fermentato è una delle bevande più consumate al mondo. Secondo alcuni, l’etimologia della parola birra deriva dall’indogermanico bh(e)reu o bh(e)ru, che significa “ribollire”. Il termine evoca la cottura del mosto e la fermentazione, ovvero il momento in cui le bollicine di anidride carbonica salgono in superfice. La prima ricetta per produrre birra risale al 4000 a.C., anche se sono i Sumeri in Mesopotamia i primi a produrla con processi diversi da quelli di oggi. La birra conquista presto diverse civiltà: egiziani, etruschi, greci e romani.

 

DAL MEDIOEVO ALL’UNITA’ D’ITALIA – Nel Medioevo la birra è bevanda privilegiata dei paesi nordici e i veri esperti della produzione diventano i frati dei conventi dell’Europa centrale. Benedettini, Cistercensi e Francescani coltivavano l’orzo, producono birra e trascrivono ogni passaggio sulla produzione: dalla fermentazione all’imbottigliamento. La Baviera è considerata la patria della birra, tanto è vero che il mastro birraio Joseph Groll merita di essere menzionato perché nel 1842 viene chiamato alla Pilsner Urquell, dove con nuovi processi crea un nuovo tipo di birra: la Pilsen, birra chiara dal gusto amarognolo e dall’intenso aroma di luppolo. L’Italia invece inizia a dedicarsi alla produzione della birra alla fine del XVIII secolo, precisamente nel 1789 quando gli Stati Sardi concedono a Baldassarre Ketter l’autorizzazione a produrne a Nizza Monferrato. Tra le più antiche birrerie italiane spiccano la Menabrea e la Peroni, nate nel 1846 prima dell’Unità d’Italia.

 

GLI INGREDIENTI – Il mastro Birraio ha bisogno di quattro ingredienti per produrre birre molto diverse: cereali, luppolo, acqua e lievito. Il cereale più usato è l’orzo. Il luppolo è una pianta rampicante ricca di infiorescenze. Quelle femminili sono ricche di luppolina, una polvere dal colore giallo, che contiene le resine, senza cui la birra non avrebbe quel sapore amaro. L’acqua deve essere scelta in base alla funzione: per birre chiare occorrono acque tenere, per birre scure si privilegiano acque dure. Il lievito serve infine per la fermentazione alcolica. L’anima della birra resta senza ombra di discussione il malto, che viene portato in sala cottura dove lo attendono grandi caldaie. Macinati e impastati con l’acqua, i cereali formano una miscela, che è la prima sostanza da cui nasce la birra. Successivamente viene immerso nella caldaia anche il mosto, dove in più riprese si aggiunge il luppolo. Dopo l’aggiunta del lievito, inizia la fermentazione primaria, che dura una settimana circa e si svolge a temperatura controllata. Al termine, la birra viene filtrata ed è pronta per essere confezionata. A secondo del tipo di fermentazione, le birre sono di tre tipi. Le birre a fermentazione bassa, che noi conosciamo come Lager; le birre a fermentazione alta (diffuse in Gran Bretagna e Baviera); le birre a fermentazione spontanea, di largo consumo in Belgio. Il miglior bicchiere per degustare una birra è il calice a tulipano e la temperatura per la degustazione deve oscillare tra i 12 e i 14 °C. Per superare l’esame, una buona birra deve sottoporsi ad un’analisi di trasparenza, limpidezza, schiuma, colore.

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