Carnevale

Carnevale

150x150-carnevaleCi interroghiamo di che materia siano fatti i sogni. Potrebbero essere di cartapesta come le maschere che indossiamo a Carnevale. E’ un atto magico e sacrilego allo stesso tempo. Annulliamo la nostra personalità per dare vita ad un personaggio che ci trascina via dal palcoscenico della vita. La maschera di Pulcinella o Arlecchino si sovrappone al nostro volto e ricarica la pura essenza della nostra esistenza, in bilico tra vita e morte, passato e presente, inizio e fine. Il Carnevale, un vero e proprio rito religioso che risale ai tempi degli Egiziani, racchiude a livello etimologico “l’addio all’abbondanza della carne”. All’epoca dei faraoni, il popolo mascherato, intonando inni e lodi, accompagnava una sfilata di buoi che venivano sacrificati in onore del dio Nilo. Qualsiasi sia la data stabilita, il Carnevale segna la fine dell’inverno. Se i Greci dedicavano il rito al dio del vino Dionisio, i Romani si lasciavano prendere dall’euforia nelle feste popolari delle Saturnali: le prime maschere vengono dipinte sul viso con feccia di vino e succo di more. La festa carnevalesca raggiungerà il massimo splendore nel XVI secolo, nelle strade della Firenze di Lorenzo dei Medici. Danze, lunghe sfilate di carri allegorici e costumi sfarzosi segnano una svolta di questa festa, vezzeggiata nella culla rinascimentale. Con gli attori della “Commedia dell’Arte”, quei personaggi strampalati prendono forma, vengono caratterizzati nel linguaggio e nella gestualità. Nascono “le maschere” che penetrano nel nostra tradizione collettiva e ci accompagneranno fino ai giorni nostri, scavalcando l’usura del tempo.

 

DA ARLECCHINO A PULCINELLA – La galleria dei protagonisti italiani è vasta:da Arlecchino a Pulcinella, da Colombina a Meneghino. Arlecchino è un bergamasco stravagante e scanzonato. E’ un servo ribelle e coraggioso che da filo da torcere al suo padrone, che ne passa di cotte e di crude. Colombina è la sua fidanzata e spesso si trova ingarbugliata in diverse situazioni a causa del suo istinto pettegolo. Spostandoci a Milano, incontriamo lo spiritoso Meneghino (diminutivo di Domeneghin) che, con il suo cappello a tre punte, parrucca e l’inconfondibile codino alla francese, è sempre pronto a scherzare e a giocherellare con chiunque gli stia di fronte. A darci il benvenuto nella laguna veneziana c’è quel brontolone di Pantalone. In fondo è una brava persona ma ha un grosso difetto: è uno spilorcio ed è attaccato al denaro, peggio del buon vecchio zio Paperone. A Torino c’è Gianduia, la maschera che ha ispirato il delizioso cioccolatino “Gianduiotto”. Scaltro e arguto, è un intenditore di vini doc. E’ inutile nasconderlo ma la sua vera passione sono le osterie. Osservandolo attentamente, qualcuno azzarda una certa allusione antinapoleonica nel suo travestimento. Del resto la maschera è nata alla fine del ‘700, in pieno regime bonapartista. E Pulcinella dove è andato a finire? E’ a Napoli naturalmente ma si è addormentato. Dopo una scorpacciata di maccheroni al sugo e parecchi bicchieri di vino, è caduto in un sonno profondo. Sogna tre numeri fortunati. Corre a giocarseli al lotto e vince un mucchio di soldi. Peccato che li spenderà per non sottrarsi alla solita tentazione: l’ennesima grande abbuffata. Potremmo andare avanti ancora per molto ma preferiamo fermarci qui per ricordare che a Carnevale, oltre alle maschere tradizionali, salgono sui canti allegorici anche i personaggi che affollano la nostra quotidianità. Facce amate e meno amate del mondo della politica, dello spettacolo e della fantasia.

 

CARNEVALI D’ITALIA – Tra i carnevali più antichi d’Italia c’è quello di Foiano della Chiana, in provincia di Arezzo, presente sul territorio ininterrottamente fin dal 1866. Dall’elegante carnevale di Venezia, che restituisce alla laguna un fascino irresistibile, si passa a quello più popolare di Viareggio in Toscana. Alla rinomata sfilata dei giganteschi e variopinti carri si aggiungono le manifestazioni, organizzate dai quartieri della città della Versilia, dove vengono offerti gratuitamente assaggi della gastronomia locale. Non da meno è il carnevale di Putignano in Puglia, dove l’atmosfera folcloristica si fonde con la competizione per chi si aggiudicherà l’ambito premio per il carro più bello. La battaglia delle arance e la bizzarra sfilata in costume caratterizza la festa carnevalesca di Ivrea in Piemonte, mentre si corre addirittura a galoppo ad Oristano in Sardegna, dove viene rievocata una gara per bambini detta “Sartigliedda”. Facendo girare velocemente il mappamondo, puntiamo l’indice verso il Carnevale brasiliano di Rio De Jainero, il più estroso, il più vitale e il più popolare del mondo, che si conferma un’attrazione per migliaia di turisti di ogni parte. Una mega festa, accompagnata a suon di samba, invade ogni strada di Rio e coinvolge indistintamente tutti per quattro giorni. Un uragano di colori che ritrae il riscatto dei paesi latini, del loro immenso patrimonio culturale e creativo. Così la cosiddetta “morte di Carnevale” – ancorata alla tradizione carnevalesca di molti paesi meridionali – si trasforma in una vivace resurrezione, in un meritato riscatto necessario per continuare a denunciare con energia i soprusi dei paesi industrializzati.

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One thought on “Carnevale

SardegnaPosted on  12:08 pm - Feb 20, 2014

Un Saluto dalla Sardegna!
In Sardegna il Carnevale del tempo più antico ha un insolito aspetto e il mistero avvolge il suo nome: Carrasegare. Il termine, tradotto alla lettera, vuoi dire “carne viva da tagliare”. Palese il richiamo al paganesimo che la Chiesa nascente condannava esortando i neo convertiti a non compiere riti e sacrifici crudeli al finir dell’ inverno. Nonostante il passare degli anni, sono vive tuttora le tracce di quell’antica memoria. Gesti, movenze e costumi si ripetono rispettando arcane regie. Una maschera greve di legno intagliato, sonagli pesanti e mastrucche di pelle danno vita a danze simboliche che rievocano riti ancestrali di morte e rinascita.

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