Nel panorama del fumetto e dell’animazione giapponese, i robot giganti fanno la loro comparsa nei primi anni sessanta (Atom). La rivoluzione copernicana è però opera di Go Nagai (il vero nome è Kiyhoshi Nagai), classe 1945, l’autore di due robottoni indimenticabili: Mazinga Z e il Grande Mazinga. Nagai affronta per la prima volta il rapporto complesso tra l’uomo e la macchina e il riconoscimento di una coscienza umana all’interno della stessa macchina. I quattro automi, creati nel corso degli anni settanta, sono controllati dalle menti umane. Il pilota entra nel suo robot, ne diventa il prolungamento e fornisce una vera e propria anima alla gelida macchina. Una simbiosi che stravolge l’assetto dei rapporti interpersonali nella narrazione e triplica l’immedesimazione dello spettatore nell’eroe. I robot di Nagai hanno una forma geometrica ben definita e sono dotati di armi tecnologiche avanzate.
MAZINGA – Dal 3 dicembre 1972 al 1 settembre 1974 approda sugli schermi televisivi giapponesi Mazinga Z (92 episodi, Toei Animation), tratto dall’omonimo fumetto pubblicato dalla rivista Shonen Jump. Per impedire al suo ex collega dottor Hell di conquistare la terra, il dottor Kabuto costruisce un robot gigante che lascia in eredità al nipote Rio. Il giovane controlla Mazinga Z attraverso l’Hover Pilder, un piccolo mezzo volante e inizia a difendere la terra dai molteplici nemici che si susseguiranno. Nagai è abilissimo nel creare situazioni estremamente drammatiche e suddividere l’umanità in due grandi categorie. Da una parte ci sono i difensori della verità, che mettono la tecnologia a servizio dell’umanità, dall’altra i malvagi che sono disposti a qualsiasi cosa pur di impadronirsi del mondo. Elaborando i tratti un po’ rozzi di Mazinga Z, nel 1974 arriva il Grande Mazinga (56 episodi, Toei Animation), i cui episodi vengono trasmessi in Giappone dall’8 settembre 1974 al 28 settembre 1975. Il nuovo Mazinga, viene pilotato dal giovane Tetsuya, allevato dal professor Kabuto (il padre di Rio in Mazinga Z), che dovrà vedersela contro una vecchia razza sotterranea. Tra gli altri personaggi si segnalano il robot femminile Venus, pilotato da Jun Hono, e il goffo Boss Robot.
ELENCO DEGLI EPISODI – 1. Nascita di un robot prodigioso; 2. Fermate l’esercito di Ashura; 3. Operazione distruzione Mazinga; 4. Attacco su due fronti; 5. Le tattiche del barone Ashura; 6. La grande statua di Abdora; 7. Deimos F-3, robot scomponibile; 8. Dyan dal braccio d’acciaio; 9. Il grande cannone Galeno; 10. Il tradimento di Vicong; 11. Una gara di pupazzi di neve; 12. Attacco con l’alta marea; 13. Glossam, il terrore dei mare; 14. Il tornado misterioso; 15. Il mostro volante; 16. L’ultimatum di Ashura; 17. Una prova di coraggio; 18. Duello nella città fantasma; 19. La fortezza subacquea Salus; 20. I capricci di Yuri; 21. L’attacco del robot supersonico; 22. La cattura di Afrodite-A; 23. I tre fratelli Aeros; 24. Ryo contro Ashura: faccia a faccia; 25. Una vittoria in extremis; 26. I ladri di diamanti; 27. I tre mostri volanti; 28. Cerberus J-3, il robot a tre teste; 29. Attacco aereo; 30. Battaglia nel cielo; 31. Gli specchi abbaglianti di Desma A-1; 32. Il mostro dei cinque laghi; 33. Sabotaggio!; 34. L’ultima occasione di Ashura; 35. La fortezza volante del conte Blocken; 36. La vendetta del conte Blocken; 37. Bombardamento a tappeto; 38. Bandiera bianca; 39. L’elmetto a energia solare; 40. Decimo anniversario; 41. Il bambino abbandonato; 42. Ashura e Blocken: rivali; 43. Il robot di Boss; 44. La rivolta del robot impazzito; 45. La caduta del Jet-Scrander; 46. Una taglia su Ryo; 47. Le conseguenze di un litigio; 48. La doppia trasformazione di Fayzer V-1; 49. Un super-pugno a razzo; 50. Sulle nevi del Fuji; 51. Il furto della Superlega Z! (gli episodi dal 52 al 92 non sono mai stati trasmessi in Italia).
EPISODI DI IL GRANDE MAZINGA – 1. L’eroe dei cieli; 2. Garaliya, l’assassino delle tenebre; 3. L’indomita Venus; 4. Assalto alla Fortezza delle Scienze; 5. L’attacco dei mostri guerrieri; 6. Tetsuya va all’inferno; 7. Il bugiardo ha paura; 8. Operazione pugno atomico; 9. Jun combatte per l’umanità; 10. Attenzione, l’onore è in arrivo; 11. Shiro impara la lezione; 12. Bisogna colpisce duro; 13. Il Grande Signore contro Kenzo; 14. Salvate la Fortezza delle Scienze!, 15. L’inferno dei ramarri; 16. Sorgi, principe di Mikene; 17. Tetsuya esce dalle tenebre; 18. La trappola nera; 19. Giovane sangue sulla neve; 20. Disperata resistenza; 21. L’indignato Imperatore delle Tenebre 22. La morte di Gorgon; 23. La marchesa Yanus, discutibile comandante; 24. La grande scommessa; 25. Atterraggio sulla base avanzata; 26. Il segreto del dottor Kabuto; 27. Il contrattacco di Whrath; 28. L’attacco di Yanus; 29. L’arma segreta; 30. Il Generale Nero assapora la vittoria; 31. La fine del Generale Nero; 32. Il mistero della mente di Mazinger; 33. Le gambe del grande Mazinger; 34. Ora o mai più; 35. Cattloo Corp; 36. Resurrezione d’amore; 37. Assassino alle tre del mattino; 38. Trattieni le lacrime, Tetsuya!; 39. La fine di Mikeros; 40. La fiammeggiante croce della morte; 41. L’invincibile demone; 42. La profonda fossa marina; 43. La fortezza delle scienze; 44. L’ultimo contrattacco, 45. Il Grande Mazinger perde la testa; 46. Coraggio oltre la morte; 47. Il potente super-razzo; 48. Operazione attacco speciale; 49. Non c’è riposo per gli eroi; 50. Il sole dietro le lacrime; 51. Il ritorno di Mazinger; 52. Morire giovani; 53. Tetsuya e Koji all’attacco; 54. L’invincibile doppio attacco; 55. Tetsuya e Koji all’inferno; 56. La campana della pace suona per gli eroi.
E’ difficile affezionarsi ad un ladruncolo, a meno che non si chiami Lupin Sansei. Il ladro più famoso del Sol Levante ha superato già i 40 anni. Il 10 agosto 1967 viene pubblicato in Giappone il primo fumetto di Lupin III, disegnato dalla matita di Kzuhiko Kato (1937), in arte Monkey Punch. Quali rapporti di parentela con il famoso ladro Arsenio Lupin? E’ semplicemente il nipote, anche se la sua carta d’identità ci dice che la sua terra d’azione è il Giappone, i suoi travestimenti e i furti sono ingegnosi, la sua inseparabile pistola è una Walther P-38, e lo si vede di solito alla guida di una Mercedes Benz SSK del 1928. Astuto, geniale, imprevedibile, originale, spaccone e anche un po’ rubacuori, il personaggio di Lupin III ha conquistato nel nostro paese una grande fetta di pubblico.
“Oh, lady lady lady Oscar tutti fanno festa quando passi tu”, è il primo verso della sigla (cantata dai formidabili Cavalieri del Re) di un cartone animato che è rimasto nel cuore di tutti, o perlomeno di coloro che non hanno rinnegato gli anni ottanta: Lady Oscar (Toei Animation, 41 episodi, 1979). Trasmesso in Giappone dal 10 ottobre 1979 al 3 settembre 1980, l’acclamata serie animata porta sul piccolo schermo il personaggio più conosciuto della nipponica Riyoko Keida (1946).
Rumiko Takahashi ha superato da un bel pezzo la quarantina. Nonostante il successo che hanno ottenuto i personaggi nati dalla sua matita, come Lamù e Ranma 1/2, “la principessa del manga” non ha lasciato mai la terra natale. Gli anni passano ma Rumiko continua a dedicarsi instancabilmente ai suoi eroi, con amore e meticolosità, a ritmo costante, con un disegno dalla linea morbida. La genesi di Lamù (Yurusei Tatsura in Giappone) è un caso singolare. Pubblicata nel 1978 sulla rivista Shounen Sunday, l’aliena più sexy del fumetto nipponico doveva essere soltanto una comparsa. L’autrice sarà costretta a dare una svolta alla storia, a seguito delle infinite letterine dei lettori. Nel 1981 viene realizzata la ben nota serie animata (Lamù, 218 episodi, Kitty Film) che viene trasmessa regolarmente in Giappone dal 14 ottobre 1981 al 19 marzo 1986.
E’ inutile fingere. Almeno per una volta nella vita avrete visto un episodio di Candy Candy, la serie animata giapponese (1976, 115 episodi, Toei Animation) che racconta le peripezie di un’orfanella americana nel primo scorcio del novecento. Trasmessa in Giappone dal 1 ottobre 1976 al 2 febbraio 1979, gli episodi arrivano sugli schermi delle emittenti locali italiane a partire dal 1980 e sono promossi soltanto nel 1984 nel circuito nazionale, sulle frequenze di Euro Tv. Dal 1987 il cartone animato approda sulle reti Fininvest, prima su Rete 4 e poi su Italia 1, con una sostanziale novità: la sigla originale cantata dai Rocking Horse (RCA, 1981) viene sostituita dalla lagnosa “Dolce Candy”, interpretata da Cristina D’Avena (Five Music).
In oltre 400 puntate dal 1987 a oggi, i Simpson sono la sit-com animata più amata del piccolo schermo. Il 17 dicembre 1989 la serie è promossa nella fascia delle 20. In 11 serie, la famiglia media americana viene radiografata e beffeggiata con i suoi tic, i suoi sogni, la sua immersione nella quotidianità. La dose calibrata di originalità ed umorismo, porta il cartoon creato da Matt Groening nella top ten dei programmi più seguiti della storia della televisione. La consacrazione avviene nel 1999, quando la rivista inglese TIME nomina The Simpsons il miglior show televisivo del XX secolo. La famiglia Simpson vive nella città immaginaria di Springfield. Homer, il capofamiglia, lavora come ispettore alla sicurezza nella centrale nucleare ed è il classico nullafacente incontinente ed idiota. Marge è la madre amorosa che cerca di mantenere la tranquillità nella famiglia. Bart è invece l’agitato e disubbidiente primogenito. Lisa è l’intelligente e filosofica bambina che suona il sassofono. Maggie è infine la baby che succhia il suo ciucciotto. Giorno dopo giorno la vita dei Simpson si affianca a quella nostra. Adesso sono anche al cinema con The Simpson – Il Film. Ecco, ve li presentiamo uno ad uno.
Hanno più di sessanta anni ma non li dimostrano. Di mestiere fanno il gatto e il topo. Trascorrono tutto il giorno ad inseguirsi, a farsi dispetti. C’è chi tifa per il felino ma poi, guardando la faccina tenera del topo, si pente e condivide le fughe con lui. Parliamo naturalmente di Tom e Jerry, le cui storie a cartoni animati deliziano dal 1945 la fantasia di grandi e piccini. Nati dalla mente geniale dei cartoonist William Hanna e Joseph Barbera, Tom & Jerry costituiscono una di quelle fortunate coppie che è riuscita ad imporsi subito nell’immaginario collettivo. Passati dalla Disney alla Metro Goldwyn Mayer nel 1937, Hanna e Barbera realizzano diversi cartoni animati. L’anno chiave è il 1940: nel cortometraggio “Puss Gets the Boot” compaiano per la prima volta il gatto Tom e il topo Jerry, meglio conosciuti come “Tom e Jerry”.
L’Ape Maia ha più di trenta anni e resta uno dei personaggi più amati dei cartoni animati. Nonostante sia arrivata nel nostro Paese soltanto alla fine degli anni settanta, a vivacizzare il palinsesto pomeridiano dell’allora Tivù dei Ragazzi, questo personaggio ha forti legami con la letteratura. Infatti, le avventure dell’Ape Maia sono tratte dai racconti Le avventure di Ape Maia e Il popolo del cielo dello scrittore tedesco Waldemar Bonsels (Ahrensburg, Amburgo, 1880-Ambach, Baviera, 1952). “Ogni anno, all’inizio della stagione, la regina deponeva le uova, dalle quali nascevano nuove api. Ed è proprio a questo punto che comincia la meravigliosa storia dell’Ape Maia”, così si legge nella prima pagina del racconto dello scrittore tedesco.
E’ inutile fingere. Prima che arrivasse il monopolio canoro di Cristina D’Avena sulle sigle italiane dei cartoni animati, una lunga tavola rotonda di compositori, parolieri ed interpreti ha partecipato alla realizzazione di decine e decine di sigle, che nel nostro panorama discografico sono diventate delle vere hit tra fine degli anni settanta e i primi anni ottanta. Migliacci, autore della famosa “Nel blu dipinto di blu”, firma assieme a Bruhn Heidi (1978), portata al successo da Elisabetta Viviani. Il singolo, pubblicato da Ricordi, scavalca le classifiche e resta in testa per diverse settimane, nonostante il tema fosse molto oleografico. Del resto per parlare della storia della piccola protagonista tra “prati verdi” e “montagne” erano inevitabili versi del tipo: “Heidi, ti sorridono i monti, Heidi le caprette ti fanno ciao”. Tipica canzone che sarebbe piaciuta agli ambientalisti più agguerriti.
Il pirata con la benda nera viaggia nello spazio e non ha paura di niente e nessuno. Avete capito che parliamo di Capitan Harlock, l’eroe a cartoni animati creato dal genio di Leiji Matsumoto. Uno dei personaggi più complessi dei cartoon giapponesi che approda in Italia sugli schermi della Rai nel 1978, all’interno del contenitore della tv dei ragazzi. Se nell’universo mitologico domina il mito di Ulisse con le sue peregrinazioni, nell’immaginario moderno il pirata assorbe connotati dinamici, lui ribelle ad ogni regola e disciplina, libero di agire e di pensare. Facendo una breve incursione nel mondo dei pirati – Jack Sparrow dei “Pirati dei carabi” insegna – è chiaro che ci troviamo dinanzi a personaggi senza scrupoli, pronti a tutto pur di ottenere quello che vogliono.







