La commedia sexy all’italiana appartiene ad un filone cinemtagorafico del Belpaese che si afferma a cavallo degli anni settanta e ottanta. Nel 1973 Giuliano Carnimeo porta sul grande schermo Anna, quel particolare piacere, commedia molto peperina e stuzzicante. Anna, cassiera di un bar di Bergamo, viene sedotta da un delinquente che la costringe a trasportare droga e a prostituirsi. Edwige Fenech, con i suoi seni “eccessivamente prosperosi”, diventa la reginetta indiscussa del genere. Nel film un ruolo anche per Corrado Pani (il marito di Mina!). “L’assistente sociale tutta pepe” di Nando Cicero (1981) si inserisce nel filone della sexy comedy con risvolti sociologici. L’arrivo dell’attraente assistente sociale “tutta curve e seni” in una borgata romana mette in subbuglio tutto il vicinato. Niente passa inosservato. Clamoroso exploit per Nadia Cassini, che fa concorrenza sullo schermo alla rivale Edwige Fenech. Persino il dissacrante Decamerone boccacesco è finito in pasto alla commedia sexy, dando vita al genere “decamerotico”. “La bella Antonia prima monica e poi dimonia” (1972) di Mariano Laurenti è un vero cult del genere. Antonia è costretta ad entrare in un convento perché il padre le impedisce di sposare il bel Raffaello. Ma lì ne succederanno di cotte e di crude. Film erotico ed irriverente che recluta nel cast, oltre alla Fenech, anche Piero Focaccia e Riccardo Garrone. La satira di Salvatore Samperi è graffiante anche quando approda al cinema erotico.
SENZA PUDORE – Nel film “Casta e pura” (1981), Rosa (Laura Antonelli) promette alla madre morente di rimanere illibata. Le tentazioni si riveleranno più forti delle promesse e la castità sarà soltanto pura illusione. Christian De Sica e Massimo Ranieri si contendono lo scettro in questa commedia erotica che mette in luce i vizi e i falsi moralismi del Belpaese. Memorabile commedia erotica, “La collegiale” di Gianni Martucci (1975) è un classico del genere. La bella e seducente Martha Katherin cerca il principe azzurro ma i malintenzionati hanno occhi soltanto per il suo corpo perfetto. L’ingenuità della ragazza provocherà qualche intoppo ma l’happy end è assicurato. Nel film compare anche Nino Castelnuovo, volto noto dello spot dell’Olio Cuore. Avere una compagna di banco fiorente e sexy come Lilli Carati non è sempre produttivo. Se poi si finisce per desiderarla, possono cominciare i guai. Con la sua “Compagna di banco” (1987), Mariano Laurenti si sbizzarrisce a più non posso. Ma oramai siamo lontani dai tempi d’oro della commedia scollacciata e certe trovate finiscono per annoiare. Lino Banfi, Gianfranco D’Angelo e Alvaro Vitali sono comunque insuperabili. Pensate un po’ come può sentirsi frustrato un “sarto di abiti clericali”, per di più marito e padre rassegnato. Durante un viaggio di lavoro, Domenico Petruzzelli viene travolto da un’insolita relazione extra-coniugale. L’oggetto del desiderio è la sexy Marianna, che ambisce ad affermarsi come cantante lirica. Spumeggiante commedia sexy diretta da Sergio Martino, “Cornetti alla crema” (1981) è costruito sull’inimitabile coppia Lino Banfi-Edwige Fenech. Il colonnello Anacleto Punzone (Lino Banfi) ha un problema: è scarsamente dotato. Dopo l’arrivo della dottoressa americana Eva Russell (Nadia Cassini), trova uno stratagemma per scambiare il suo organo genitale con quello di una giovane recluta super-dotata. Non sempre le ciambelle riescono con il buco.
VIZIETTI SEXY – Piccolo gioiello della commedia sexy, “Dove vai se il vizietto non ce l’hai?” di Marino Girolami (1979) mette tutti d’accordo, sia il pubblico che la critica. Due investigatori, i formidabili Renzo Montagnani e Alvaro Vitali, si travestono da maggiordomo gay e da cuoca per risolvere un caso di infedeltà coniugale. Gag spassosissime e riferimenti metacinematografici a non finire. Da antologia le scene in cui Alvaro Vitali viene insidiato da un giardiniere “famelico”. Nel cast si ricordano Paola Senatore, Mario Carotenuto e Lory Del Santo. Trovarsi di fronte ad un ginecologo malizioso può risultare anche imbarazzante. Travolto dai debiti, un ginecologo lascia l’attività ad un collega più giovane(Renzo Montagnani) che trasformerà lo studio in una passerella di bellezze femminili. Nel “Ginecologo della mutua” di Joe D’Amato (1977), satira semiseria della mala sanità degli anni settanta, gli spogliarelli abbondano così come i nomi illustri coinvolti: da Aldo Fabrizi a Paola Senatore, da Massimo Serato a Isabella Biagini. Con “La Gorilla” di Romolo Guerrieri (1982), il cinema sexy apre le porte all’insidiosa Lory Del Santo, che fino a questo momento aveva ricoperto soltanto ruoli marginali. Bella Guardia del corpo esperta in arti marziali adesca un timido disegnatore che ha l’hobby della fotografia erotica. Farsa piccante con Tullio Solenghi, Gianfranco D’Angelo e Giorgio Bracardi. Molti concordano sul fatto che le infermiere siano seducenti. Mariano Laurenti porta sullo schermo nel 1979 L’infermiera di notte che stuzzica la categoria. Una bella infermiera (Gloria Guidi)viene a trovare lo zio malato. Ci penserà il figlio di un dentista (Leo Colonna) a sedurla… Nel cast si segnalano Lino Banfi, Alvaro Vitali e Mario Carotenuto.
PERCHE’ NON FACCIAMO L’AMORE? – Pietra miliare della commedia sexy degli anni settanta, “La liceale” di Michele Massimo Tarantini (1976) si è ritagliata un posto di primo ordine nell’immaginario collettivo pecoreccio. La bionda Gloria Guidi è perfetta nel ruolo di una liceale ingenua che fa girare la testa a compagni, professori e preside. Peccato che l’oggetto del desiderio lasci tutti in bianco. Tra gli altri sequel, firmati da Laurenti e Cicero, si ricordano “La liceale seduce i professori” (1978), “La liceale nella classe dei ripetenti” (1978), “La liceale, il diavolo e l’acqua santa” (1979) e “La liceale al mare con l’amica di papà” (1981). Il seno extra-large di Carmen Russo, la diva indiscussa del varietà sperimentale della domenica sera (Drive In…), fa incassi al botteghino con “Mia moglie torna a scuola” di Giuliano Carnimeo (1981). La Russo veste i panni di Valentina, la moglie sexy di un salumiere che decide di tornare a scuola. La bella maestrina metterà in subbuglio tutto il collegio, facendo imbarazzare persino il ministro della pubblica istruzione. Nonostante lo scambio di coppia vada di moda ai nostri giorni, il tema risulta abbastanza scottante nel 1980. Nelle sale arriva “Perché non facciamo l’amore?” di Maurizio Lucidi. Ad alcuni clienti viene prescritto da un dentista un breve periodo di riposo. Durante la vacanza, ci sono misteriosi scambi di coppie. Equivoci a non finire ed indimenticabile strip-tease di Barbara Bouchet. Assolutamente da non perdere.
L’UBALDA – Il soldato di ventura Olimpo, stanco della moglie Fiamma, perde la testa per la bella e prosperosa Ubalda. Per realizzare il suo sogno, Olimpo è disposto anche a sfidare il focoso marito mugnaio, che cerca di fermare in tutti i modi la folla dei pretendenti. Erotismo a tutto campo e risate assicurate per la combriccola Edwige Fenech, Pippo Franco e Umberto d’Orsi in questa commedia sexy firmata da Mariano Laurenti (1972). Il titolo completo è “Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda”. Patrizia (Edwige Fenech)è una giornalista sensuale che vuole far carriera. Proposta indecente al direttore: affidarle un’inchiesta. Se sarà un fiasco, la procace Patrizia si concederà. “Sballato, gasato e completamente fuso” è un film grossolano che non sempre riesce a mantenersi in linea con i luoghi comuni della commedia sexy all’italiana. Diretto da Steno nel 1982, recluta nel cast il compianto Enrico Maria Salerno e il divo trash del decennio Diego Abadantuono. In questo sequel, la bella Fenech viene ingaggiata per studiare il comportamento sessuale dei militari all’interno delle caserme. La missione è abbastanza delicata, soprattutto quando i militi sono tutti allupati.
E’ stato definito cinema trash un filone di film della commedia all’italiana, realizzati a basso costo tra gli anni ‘70 e ‘80. Quali sono i titoli che hanno lasciato un segno del cuore del pubblico? Prima domanda: Cosa fa un emigrante pugliese (Lino Banfi) a Torino? Prima di tutto cerca lavoro. Assolutamente, no! Si affida alla fortuna, gioca al totocalcio e azzecca una schedina miliardaria. I problemi cominciano soltanto adesso. Per sfuggire alle minacce di parenti e amici, è costretto ad andare in esilio in Francia. Film cult, diretto da Francesco Massaro (1983), Al bar dello sport è tra gli indimenticabili del genere per la comicità a limite della demenzialità. Il cameriere muto del bar è interpretato da un Jerry Calà in gran forma. L’allenatore nel pallone di Sergio Martino è uscito nelle sale cinematografiche nel 1984. Lino Banfi indossa i panni di un allenatore sfortunato che si ritrova ad allenare la squadra calcistica della “Longobarda” per portarla in serie A. Le disavventure di Oronzo Canà e della sua equipe assicurano risate a non finire. Nel cast si segnalano Andrea Roncato e Gigi Sammarchi.
Il popolo italiano di Guerre Stellari ha soddisfatto l’attesa dopo “Star Wars: Episodio III – Revenge of the Sith”, l’ultimo capitolo della grande saga cinematografica ideata da George Lucas. Il terzo film di questa trilogia racconta la trasformazione dell’eroe Anakin Skywalker nel malvagio Darth Fener che si avventurerà su un pianeta mitico simile all’inferno con vulcani in eruzione e fiumi di lava. A quasi trent’anni dall’uscita di “Guerre Stellari”, che cosa ha consentito alla mitica saga americana di entrare nella leggenda
Quando sento un buon profumo in cucina, penso a lui. Non era né un cuoco né uno chef ma era appassionato di arte culinaria tanto che Marco Ferreri, affidandogli un ruolo chiave nel film “La grande abbuffata” lo mise per davvero vicino ai fornelli. Parliamo di uno dei più grandi attori italiani del ‘900: Ugo Tognazzi (1922-1990). Figlio di un ispettore di una società di assicurazioni, trascorre l’infanzia trasferendosi da una città all’altra a causa del lavoro del padre. Nel 1945 si trasferisce a Milano e comincia a frequentare il mondo dell’avanspettacolo, all’ombra di nomi come Wanda Osiris. Nel 1951 conosce Raimondo Vianello e i due formano una coppia comica che dal 1954 al 1960 lavora con successo in televisione.
Il cinema e l’orrore hanno da sempre trovato punti in comune. Sbirciando nella letteratura, Edgar A. Poe ha avuto il merito di dare a questo genere un alto valore letterario. Eppure, solcando questo nuovo territorio è facile comprendere che la settima arte è riuscita a dirottare ancora di più l’horror verso il pubblico. A differenza del lettore, che arriva allo spavento attraverso la mediazione della propria immaginazione, lo spettatore cinematografico vive “la visione onirica” attraverso l’allucinazione del grande schermo, della sequenza delle immagini. Occorre spaventare ma anche divertire, nonostante la fruizione del film horror vada vissuta con una consapevolezza: l’orrore serpeggia nella nostra quotidianità, nascosto dietro i piccoli incubi che ogni giorno ci perseguitano.
Sbirciando tra le pagine della storia del cinema, il genere dei Musicarelli si ritaglia un proprio spazio nell’immaginario collettivo del nostro Paese, soprattutto per l’indagine sulla gioventù modaiola del periodo. Il filone dei Musicarelli spunta alla fine degli anni cinquanta ed ha un fine commerciale: promuovere e supportare il cantante del momento e il nuovo album discografico. Non è un caso che l’etimologia della parola richiami quella di “Carosello”, il contenitore televisivo della pubblicità italiana. Nella filmografia che funge da apripista a questo genere ci sono titoli come Altri Tempi (1951) di Alessandro Blasetti, Canzoni di mezzo secolo (1952), Canzoni, canzoni, canzoni (1953) e Canzoni di tutta Italia di Domenico Paolella. A questi titoli si aggiunge l’impasto di ingredienti “musica-amore-canzoni” di un ciclo girato a Napoli con Nilla Pizzi, Claudio Villa e Nunzio Gallo.
L’Italia dimentica spesso e a volte mostra sintomi di snobismo. E’ successo a molti personaggi del mondo dello spettacolo, qualche volta finiti ingiustamente nel dimenticatoio. Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, una delle coppie comiche più interessanti del Belpaese, rientrano in questa sfera. Alle spalle di Franchi (Palermo, 1928- Roma, 1992 ) c’è lo spirito di sacrificio, il sapore della povertà della Palermo del dopoguerra, le gag e le capriole, quelle macchiette indimenticabili nascoste dietro la maschera del posteggiatore Ciccio Ferraù, la conquista di nuove piazze passando per Bagheria e Termoli. Ingrassia (Palermo, 1922 – Roma, 2003) proviene da una situazione familiare più stabile anche se la Palermo del dopoguerra è amara per tutti, così come per lui: claquer degli avanspettacoli – aveva un debole per Totò – è stato sempre memore delle macchiette che regalava alle prime platee che si sedavano di fronte a lui, dell’esperienza col Trio Sgambetta o delle prime tournée in giro per l’Italia.
All’anagrafe è Calogero Calà, è nato sotto il segno dei gemelli ed ha una versatilità che lo porta velocemente alla ribalta alla fine degli anni settanta con la premiata ditta dei Gatti di Vicolo Miracoli. Si impone negli anni ottanta con una serie di pellicole che ritraggono il Bel Paese nel falso miracolo del rampantismo: dal nostalgico “Sapore di Mare” dei Vanzina brothers al delicato “Un ragazzo e una ragazza” di Marco Risi, dal divertente “Al Bar dello Sport” di Franco Massaro all’impetuoso “Il Ragazzo del Pony Express” di Franco Amurri. Tuttavia, è al successo da botteghino di “Sapore di Mare” che resta legato il nome di Jerry Calà.
E’ possibile che la festa che ci rende tutti buoni possa incontrare l’horror? Non è mai capitato prima che il Natale con le sue atmosfere magiche aprisse le porte alla Notte delle Streghe, ad Halloween. Un’idea così bizzarra poteva venire in mente soltanto ad un creativo del nostro cinema: Tim Burton. Sì, perché il film d’animazione Tim Burton’s The Nightmare Before Christmas è un gioiello per questo motivo. Non solo per come viene gestita l’animazione sotto la regia di Henry Selick, ma per il soggetto della storia. Capita qualche volta che “i cattivi siano stanchi di fare i cattivi”. Raramente nella realtà, ma più spesso nelle fantasticherie dell’immaginazione.







