Nell’immaginario collettivo di ladruncoli se ne contano a bizzeffe. Ma Lupin Sansei (Giappone, 1967) di Monkey Punch è quello più amato. Attingendo alle pagine letterarie di Leblanc, Punch crea il nipote del famoso Arsène Lupin e lo trasferisce nella terra del Sol Levante. Braccato dall’ispettore Zenigata assieme ai fidati Jigen e Goemon, Lupin è conosciuto in Italia dalla fine degli anni settanta attraverso diverse serie di cartoni animati memorabili. Quella indimenticabile è del 1971 (conosciuta come Lupin con la giacca verde) con punte di estrema poesia e sagacia. Lupo Alberto (Italia, 1973) vive nella fattoria dei McKenzie, è innamorato della sua pollastrella Marta, è testardo e non teme neanche il guardiano del pollaio, il gigantesco orso Mosè. Cosa si fa per amore! Ispirandosi alle ambientazioni della “Fattoria degli animali” di Orwell, Silver (Guido Silvestri) dà vita ad un personaggio che si è conquistato “con il tempo, la fantasia e il metodo, un posto d’eccellenza nel fumetto italiano” tanto da divenire testimonial d’eccezione nella campagna contro l’Aids. La risposta sudamericana ai Penauts di Schulz è una bambina dal viso paffuto: Mafalda (Argentina, 1964). Attenta osservatrice della realtà (si nutre di telegiornali), cerca comunque di non perdere di vista quello che le succede intorno attraverso i suoi amici Manolito, Felipe e Miguelito. In sostanza, il personaggio disegnato da Quino (Joaquìn Lavado) incarna la coscienza critica del mondo. Leggere per credere. Chi è cresciuto a “pane e fumetti” lo ha sempre invidiato un po’ perché “quello che gli altri ottenevano con i muscoli lui riusciva a farlo con la magia”.
MAGHI E INVESTIGATORI – Mandrake (USA, 1934), il mago “fumettaro” per antonomasia creato da Lee Falk e Phil Davis, era un signore distinto ed elegante, baffetti neri, mantello e cappello a cilindro. Lo troviamo sempre alle prese con criminali e personaggi energumeni. Pare che Lee si sia ispirato ad un certo Leon Mandrake, nato nel 1910 in Canada. Finzione o realtà, la magia resta. Ha un bel curriculum alle spalle: è laureato in antropologia all’università di Harvard, si è specializzato in archeologia alla Sorbona di Parigi ed è autore di numerosi best-seller su enigmi archeologici. Non è Indiana Jones, ma il Martin Mystère (Italia, 1982) di Alfredo Castelli e Giancarlo Alessandrini che ha il merito di aver rivitalizzato il fumetto italiano nei primi anni ottanta. Da vent’anni nessuno è riuscito ancora a fermare l’affascinante “Detective dell’impossibile”. Ripercorrendo il filone avventuroso del fumetto all’italiana, Guido Nolitta (Sergio Bonelli) crea Mister No (Italia, 1975), un ex pilota militare che lascia gli Stati Uniti per ritirarsi in Brasile lontano dagli orrori della guerra. In questa zona sperduta dell’Amazzonia, accompagna i turisti in giro per guadagnarsi da vivere. Rispetto alla precedente produzione di Casa Bonelli, questo personaggio ha più spessore psicologico e si trova coinvolto in avventure più verosimili, sfiorando problematiche socio politiche. Ambientazioni cibernetiche e ipertecnologiche per l’agente speciale Nathan Never (Italia, 1991), protagonista di un futuro remoto asfissiato da problematiche dei nostri giorni. Michele Medda, Antonio Serra, Bepi Vigna e Claudio Castellini attingono dalla tradizione fantascientifica puntando sulla letteratura cyberpunk e su un cinema alla Blade Runner. Esce fuori un personaggio interessante che “forse è solo un essere umano in un mondo sempre meno umano”.Ahi, Hitomi e Rui sono tre sorelle affascinanti che gestiscono un caffè. Fin qui tutto normale. Di notte si trasformano in ladre di opere d’arte. Questo è l’unico modo per mettersi sulle tracce del padre scomparso…
NIPPO VS USA – Occhi di Gatto (Giappone, 1982) di Tsukasa Hojo, diventato famoso nel nostro paese attraverso l’omonima serie televisiva animata, è un manga dinamico e pieno di colpi di scena. Le tre protagoniste attraggono anche un pubblico più adulto . Saranno le loro calzamaglie aderenti o il loro carattere deciso? Il mondo di Charlie Brown, ovvero dei Peanuts (USA, 1950), è la proiezione della nostra quotidianità, piena di nevrosi e isterismo, ma a volte anche zeppa di dolcezza e poesia. Il bambino dalla testa tonda assieme ai suoi amici Snoopy, Woodstock, Schroeder, Lucy, Linus, Sally, Piperita Patty, Marcie, Franklin e Pig Pen ci ha tenuto compagnia per mezzo secolo sulle strisce quotidiane di mezzo mondo. La coperta di Linus ci ha protetto dalle delusioni della vita, la musica di Schroeder ha addolcito il nostro dolore, il romanzo incompiuto di Snoopy è la nostra vita che stenta a finire. Il loro assoluto creatore, Charles M. Schulz, era un poeta “capace di portare tenerezza, pietà e cattiveria”. Se ne è andato assieme ai suoi piccoli eroi nella notte di S. Valentino di dieci anni fa. Ci manca. Chi di noi una volta nella vita non ha sognato di fare un salto nel mondo magico dei Puffi (Belgio, 1951)? Un passeggiata romantica con Puffetta, una visita al grande Puffo o un salto in biblioteca con Puffo Quattrocchi per trovare la formula magica e sconfiggere il cattivo Gargamella. Il microcosmo inventato da Peyo è un misto di fantasia, umorismo, avventura e sogni tanto da diventare in Italia un culto nella metà degli anni ottanta. E’ un detective elegante, occhialuto, laureato in giurisprudenza, che ama fumare la pipa e giocare a scacchi. Con l’aiuto del suo fedele maggiordomo Desmond, il Rip Kirby (USA, 1946) di Alex Raymond risolve i più svariati casi polizieschi. Le atmosfere evocano molto la cinematografia poliziesca e noir hollywoodiana. Ambientazioni molto curate e trame ben congegnate per catturare il difficile pubblico americano degli anni quaranta.
Con la benda nera sull’occhio destro e una cicatrice sulla guancia sinistra, Capitan Harlock (Giappone, 1974) lotta contro le incursioni e le minacce aliene. Questo pirata dello spazio, a tratti solitario e romantico, è senza dubbio il personaggio più noto di Leiji Matsumoto, il cui merito è quello di aver affievolito le nostre diffidenze verso le incertezze del futuro. E’ stata anche realizzata una fortunata serie a cartoni animati, sul piccolo schermo italiano a partire dal 1979. Il fumetto d’autore approda in Italia nelle strisce del marinaio apolide Corto Maltese (Italia, 1967), creato dalla matita impeccabile di Hugo Pratt. Nel raccontare le vicissitudini del suo “alter ego spirituale”, il disegnatore riminese si abbandona ad atmosfere letterarie in un mondo dominato dalla magia e dalla superstizione. Corto Maltese si consolida “eroe degli stati d’animo e degli atteggiamenti mentali”. Diabolik (Italia, 1962) resta ancora il capostipite del fumetto nero made in italy. L’imprendibile ladro mascherato, creato da Angela e Luciana Giussani, continua ad essere braccato dall’ispettore Ginko ma sempre accompagnato dalla sua fedele amante Eva Kant. Nel 1999 il re del terrore è ritornato alla ribalta grazie alla realizzazione di un cartone animato, composto da 40 episodi e coprodotto da Italia, Francia, Giappone e Stati Uniti.
L’Agente Segreto X 9 (U.S.A., 1934),nato dalla penna di Hammett e dalla matita di Raymond, è un agente coraggioso protagonista di storie piene di suspense in uno scenario realistico. La lotta contro i criminali diventa spietata per vendicare l’uccisione della moglie e della figlioletta. Nel 1937 e nel 1945 gli sono state tributate due serie televisive. Akira (Giappone, 1984), creato da Katsuhiro Otomo, è uno dei capolavori assoluti del manga giapponese. Questo splendido affresco post-atomico mette in scena l’ossessione nipponica per la bomba atomica. Nel 1988 è uscito un film animato che si è rivelato “epico e sperimentale”. Alan Ford (Italia, 1969 ) ha un esordio strano. Max Bunker (Luciano Secchi) è quasi sul punto di abbandonare al suo destino il suo eroe Alan Ford. Il simpatico grafico pubblicitario, arruolato nel gruppo scalmanato T.N.T., riceve una tiepida accoglienza all’uscita nel maggio del 1969. La perseveranza viene premiata dopo il numero 26. Alan Ford è proclamato il fenomeno fumettistico degli anni settanta, anche grazie al disegno godibile del compianto Magnus (Roberto Raviola).
Negli appunti di viaggio del compianto Hugo Pratt (1927-1995) ci sono i diversi continenti. Tuttavia, ci sono i paesi esotici dove si corre lontano, si fugge via. Ci sono viaggi immaginari, che sono sinuosi e avventurosi come quelli della nostra anima inquieta. Sono gli stessi viaggi che il grande autore di fumetti Hugo Pratt ha affidato al suo alter ego delle nuvole parlanti: Corto Maltese. Chi di noi non si è imbattuto almeno una volta nella “Ballata del Mare salato”, uno dei racconti più intensi della letteratura a fumetti, paragonabile per spirito e fragranza al “Moby Dick” di Melville e a “Il vecchio e il mare” di Hemingway.
Erano altri tempi in America: c’era un presidente carismatico che si chiamava Roosevelt, c’era un programma politico ed economico che si chiamava New Deal e le minacce erano diverse da quelle di oggi. Tuttavia, alla vigilia del Secondo Conflitto Mondiale, gli Stati Uniti si sentivano già una super potenza e così nel 1933 questo atteggiamento assunse il volto del primo super eroe della storia dei fumetti: Superman. Nato dalla fantasia di Jerry Siegel e disegnato dalla matita di Joe Shuster, fa la sua prima apparizione soltanto nel 1938 nel primo numero dell’albo “Action Comics” (della Detective Comis). Tuttavia, il successo tarda ad arrivare in quanto non siamo più di fronte a paesaggi esotici ma ad un superuomo dai poteri eccezionali, cittadino di una metropoli e protagonista di una serie di avventure che mischiano abilmente fantascienza, guerra e giallo.
A chi non è successo di incrociarli su un libro, su un quaderno o su una t-shirt? La coppia, lui e lei, disegnati come “eterni bambini” e racchiusi in una striscia con un’intestazione: Love is… L’idea è balenata all’artista neo zelandese Kim Grove, che alla fine degli anni sessanta ha messo a punto questa icona. Realizzata per il futuro marito Roberto Casali, la comic-strip ha segnato l’immaginario adolescenziale di più generazioni grazie a precisi connotati della coppia, anonima e senza nomi: lei è sorridente con i capelli lunghi castani, lui ha i capelli corti e neri ed è pronto a ricambiarle il sorriso. La celebre coppia è stata utilizzata in più contesti, ricoprendo i ruoli di fidanzati, marito e moglie, o di un semplice incontro tra due persone. Sui loro capi echeggia la scritta “Love is…”. Questa sospensione, alla ricerca di una definizione, è quasi da Schultz (il creatore di Snoopy e compagni, ndr.), che nel famoso ensemble di strisce dei Peanuts dal titolo “Happiness is…”, usa questo tecnica per fluidificare il connubio tra letteratura, poesia e fumetto.
E’ stato l’anno che ha fatto tremare il mondo. Un terremoto socio-culturale ha cui nessuno ha potuto sottrarsi e dopo di allora molte cose non sono tornate ad essere più le stesse. Il 1968 è un anno chiave nella storia del XX secolo perché quel movimento politico e sociale, denominato appunto Sessantotto, si concretizza in un’utopia di massa, lasciando profondi segni. L’Europa dell’Est coglie il momento per ribellarsi all’Urss, la gioventù americana scende in piazza per protestare contro la guerra del Vietnam, mentre l’assassinio di Martin Luther King affievolisce il sogno dell’eguaglianza razziale. E’ proprio dall’oltreoceano che arriva un’icona del ‘68: l’hippy, ovvero il “figlio dei fiori”, colui che dice “basta alle armi” e vuole “i fiori” come simbolo del nuovo movimento pacifista.
Il simbolo della Pasqua resta in assoluto l’uovo di cioccolato. In tutto il mondo vengono regalati nel giorno pasquale milioni di uova, per la gioia di grandi e piccini. Eppure questo simbolo che lega la ritualità della festa sacra a quella profana, ha origini molto antiche. L’uovo, infatti, è stato da sempre l’emblema della vita. Già i filosofi dell’Antico Egitto lo consideravano il fulcro dei quattro elementi dell’universo.Molti concordano sul fatto che tra i primi ad usare l’uovo come oggetto benaugurante sia stato il popolo persiano, che festeggiava l’arrivo della primavera con lo scambio di uova di gallina.
E’ diventata una immancabile celebrazione nel nostro calendario. L’8 marzo è la festa della donna e rievoca un evento storico del secolo scorso. Infatti, il 3 maggio 1908 le donne socialiste di Chicago organizzano il primo “Woman’s day”. L’anno successivo , in occasione della Conferenza Internazionale dei Partiti Socialisti a Copenhaghen, alcune delegate americane propongono di mondializzare l’evento, istituzionalizzando una giornata internazionale della donna da fissare nello stesso giorno in cui si festeggia negli Stati Uniti. I tempi non sono ancora maturi tanto che bisogna attendere fino al 1921 per adottare l’8 marzo come giornata internazionale della donna operaia. Tuttavia, alcune le leggende metropolitane vogliono associare l’8 marzo a un incendio in una fabbrica americana avvenuto nel 1908, in cui muoiono 129 operaie, o ad uno sciopero di lavoratrici tessili di New York del 1857.
ll termine “Pasqua” deriva dal latino pascha e dall’ebraico pesah. Secondo il Nuovo Testamento Gesù fu crocifisso alla vigilia della Pasqua ebraica. Agli albori del cristianesimo, a differenza dei cristiani pagani che la celebravano ogni domenica, quelli di origine ebraica festeggiavano questa festività subito dopo la Pasqua ebraica, che veniva calcolata in base al calendario lunare babilonese. Soltanto con il concilio di Nicea del 325 d.C. si stabilì che la Pasqua dovesse essere glorificata tra il 22 marzo e il 25 aprile, festeggiando il giorno della Resurrezione di Cristo la prima domenica dopo la luna piena seguente l’equinozio di primavera. L’unica eccezione resta per le Chiese ortodosse, che utilizzano un calendario diverso da quello gregoriano.







