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22

mar

Birra Moretti, la birra dal “baffo d’oro”

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Birra Moretti

La storia può nascondersi dentro un buon bicchiere di birra. Quale storia? Quella dell’Unità di Italia, saltellando fino al 1861. Allora, già da due anni circolava la birra Moretti, quella che oggi sorseggiamo in compagnia. Il papà di questa birra ultracentenaria è un distinto signore friulano: Luigi Moretti che nel 1859 aveva aperto ad Udine la fabbrica di birra e ghiaccio.

PIU’ MORETTI, PIU’ GUSTO – Nell’estate del 1860 viene venduta  la prima bottiglia di birra e nessuno avrebbe scommesso che quella “bella bionda” ne avrebbe fatto di strada. Massimo D’Azeglio disse: “Fatta l’Italia, dobbiamo fare gli italiani”. Ed io aggiungerei: “La birra Moretti ha contribuito con il suo stile ed inconfondibile gusto a costruire il ritratto dell’italiano medio”. Oltre a quella classica, che si abbina perfettamente a piatti come risotti, pasta e carne bianca, la storia della Moretti è legata ad altri quattro tipi di birra: la rossa, la doppio malto, la Baffo d’oro col suo gusto tipicamente di malto; la Zero, la prima birra a 0 gradi alcolici.

IL BAFFO – Il brand Moretti, acquistato nel 1996 dal colosso olandese Heineken, è legato ad un’etichetta unica ed inconfondibile: il bevitore baffuto con cappello. Nel 1942 Leo Menazzi Moretti si imbatte in un signore dal baffo lungo alla trattoria  Boschetti di Tricesimo. Moretti lo fotografa e in cambio gli regala tanta buona birra. L’anziano signorediventa inconsapevolmente il testimonial del brand friuliano, tanto che “Il baffo” si impone come una vera icona nell’immaginario pubblicitario del nostro Paese.  Nel 1970 il baffo diventa un personaggio a cartoni animati sotto l’inconfondibile tratto della matita di Bruno Bozzetto, all’interno del contenitore pubblicitario di Carosello. Chi è l’attore ha ha interpretato il baffo negli spot pubblicitari? Lui, l’inconfondibile Marcello Tusco (1930-2001), il compianto attore sostituito negli ultimi anni da  Orso Maria Guerrini.

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Tags: baffo, birra, heineken, luigi moretti, marcello tusco, moretti, orso maria guerrini, pipolo

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29

mar

Mafalda

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150x150-mafaldaChi lo avrebbe mai detto che un personaggio creato per pubblicizzare una linea di elettrodomestici sarebbe diventato un cult nel mondo del fumetto? Nel 1964 sul settimanale argentino Primera Plana di Buenos Aires appare Mafalda: ha un volto simpatico, i capelli arruffati, odia la minestra, ama i Beatles, ed è polemica con gli adulti. Tutti temono le sue domande, persino i suoi genitori che talvolta si trovano impreparati. L’universo interiore e poetico dei Peanuts di Schulz si trasferisce in Argentina nelle strisce create dal geniale Joaquin Salvador Lavado Tejòn (1932), in arte Quino, che in pochi anni conquista i lettori di tutta l’America Latina e dell’Europa. Grazie ai solleciti di Umberto Eco, dal 1969 Mafalda viene pubblicata in Italia dalla casa editrice Bompiani. E’ davvero un successo.

 

IL MONDO DI MAFALDA – Mafalda osserva attentamente il suo mappamondo, gli punta il dito contro e lo fa girare. Nella sua testolina si affollano tante domande che spesso non trovano adeguate risposte. L’ironia di Quino è sottile e tagliente verso questo “mondo” contraddittorio e zeppo di ingiustizie sociali, guerre continue e giorni drammatici. Mafalda continua a chiedersi il perché, il perché, il perché come se il punto interrogativo diventasse “una condizione di vita” inafferrabile ed indispensabile per attribuire un senso al corso della propria esistenza. L’esistenza di questi bambini che guardano con attenzione l’universo fragile degli adulti che certe volte si nascondono dietro l’indifferenza e la superficialità della frenesia. La riflessività di Mafalda si scontra con gli altri suoi compagni di viaggio: l’amica Susanita alle prese con le sue sdolcinati romanticherie, Felipe in bilico tra i rami della fantasia, le ambizioni da “capitalista” di Manolito, la creatività sorprendente di Miguelito o la ribelle indipendenza di Libertà.

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE – Mafalda colpisce ancora (1969); Mafalda la contestataria (1969); Mafalda e i suoi fratelli (1970); Così và il mondo Mafalda(1970); Mafalda non ci sta (1971); Mafalda e la realtà (1972); Mafalda 1 a 6 (1973); Mini Mafalda: io e gli altri (1973); Mini Mafalda: dico io(1973); Mafalda 1 a 8 (1974); Mafalda vota contro(1975); I giochi di Mafalda (1976); Tutto Mafalda (1985); Mafalda 25 – inedita (1989); Stanilibri(1992); I Pensieri di Mafalda (1993); Il mondo di Mafalda (1994); Mafalda colpisce ancora (1995); Mafalda la contestataria (1995); Voi grandi siete tutti uguali (1998); Racconti minimi (1999); In viaggio con Mafalda (2004); Se fosse per me, farei la pace! (2004).

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Tags: argentina, fumetti, mafalda, manolito, minestra, primera plana, quino

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27

mar

Claudio Baglioni, 1974-1978

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musikante6Cantico d’amore a tutti gli effetti, “E tu…” è uno degli LP più amati dai seguaci di Claudio Baglioni ed è la colonna sonora dell’estate 1974. A parte l’omonima canzone che dà il titolo all’album (nel ritornello la voce Baglioni raggiunge il picco più alto!), si segnala “Ninna nanna nanna ninna”, versione in musica dei celebri versi del poeta romano Trilussa (pseudonimo di Salvatore Salustri). Non mancano le partiture amorose (”E me lo chiami amore”, “Chissà se mi pensi”), quelle scherzose (”Oh Merilù”, “Ad Agordo è così”)e quelle trasognate (”Il mattino si è svegliato”, “Canto”). La ciliegina sulla torta è il brano “A modo mio”, proposto a Sanremo dal bravo Gianni Nazzaro all’insaputa dello stesso Baglioni. Un brutto tiro giocato dalle strapotenti case discografiche, ieri come adesso.

 

SABATO POMERIGGIO (1975) – Nel “Sabato pomeriggio” raccontato da Baglioni, ritorna l’idea di un concept album dove i brani singolarmente diventano il coro polifonico dello stesso stato d’animo. Siamo nel luglio 1975 e gli arrangiamenti sono affidati a Luiz Bacalov. A parte la famosa canzone di “passerotto, non andare via”, l’album si sviluppa tutto di un fiato e le canzoni si rincorrono trepidamente una dopo l’altra: l’attesa che diventa riflessione e conquista (”Ed aspettare”), una scatoletta con i suoni della giovinezza e del tempo che fu (”Carillon”), la voglia di evadere e fuggire via (”Poster”), una dichiarazione d’amore sulle note di una canzone (”Doremifasol”), la delusione per un amore mai nato (”Lampada Osram”)o il mondo fiabesco di una figura femminile disciolta nel tempo (”Il lago di Misurina”). Sulla copertina un gigantesco tramonto, per una sola volta in tutta la discografia da studio, sostituisce il volto di Baglioni.

 

SOLO (1977) - “Solo” è l’album della svolta, in quanto Baglioni decide di realizzarlo tutto da solo, occupandosi persino della produzione. Non dimentichiamo che fino a questo momento i brani portano la doppia firma Baglioni-Coggio. Questo lavoro discografico, pubblicato nel gennaio 1977, è intenso e solare perché nasce dall’esperienza di un viaggio fatto nel Sud America. Si avverte da parte dell’artista la voglia di restare solo (nell’omonimo brano persino nel rapporto di coppia)per guardare la realtà da una prospettiva diversa. La canzone d’apertura “Gagarin” è un pretesto per celebrare l’infinito dell’universo, un vero squarcio di poesia. Man mano che ci si inoltra tra le liriche , Baglioni medita sul Sud e sulle sue problematiche, sulla sua povertà ma anche sulla sua ricchezza interiore. “Duecento lire di castagne”, “Romano male malissimo”, “Gesù Caro Fratello” (commovente lirica in romanesco, incisa anche da Mia Martini), “Nel sole nel sale nel sud” o “Il pivot” accentuano a tratti il percorso complesso di un album, ingiustamente dimenticato, che apre la strada al Baglioni più maturo e più riflessivo degli anni ottanta. All’uscita dell’album, segue la prima tournée del cantautore romano.

 

E TU COME STAI? (1978) – Vita nuova, casa discografica nuova. L’album “E tu come stai?”, disco d’oro, segna il passaggio del cantautore romano alla Columbia-Sony, dopo una serie di polemiche e tribolazioni con la RCA. Il Baglioni, che troneggia in copertina, è oramai un divo della canzone italiana. Un altro concept album, uscito nel dicembre 1978, questa volta dedicato interamente al rimpianto per un amore finito. Un profondo velo di malinconia su ogni verso e ogni nota di “Con te”, “Signori si chiude”, “Ti amo ancora”, “Giorni di Neve” fino alle celeberrime “E tu come stai?” e “Un po’ di più”. E’ un album di transizione, con qualche incertezza. Le incertezza per un decennio buio che si sta chiudendo cautamente, senza far presagire le contraddizioni degli anni del riflusso.

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Tags: a modo mio, claudio baglioni, e tu, e tu come stai, musica, pipolo, poster, sabato pomeriggio, solo

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24

mar

Varsavia, capitale della Polonia

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70x70-varsaviaVarsavia, capitale della Polonia, non ha mai smesso di pulsare: dall’espressività musicale di Chopin (1810-1849) alla poetica cinematografica di Kiewslowsky (1941-1996), dalla carica ribelle del politico sognatore Walesa (1942) al carisma spirituale di Wojtyla (1920-2005), il polacco che, impacciato con la nostra lingua, commosse l’Italia e il mondo con la frase “Se mi sbaglio, mi corrigerete”. Quella accogliente di oggi è la stessa Varsavia, ferita dalla ferocia nazista che tentò invano di cancellarle la memoria. Quella incantevole che visitiamo è la stessa Varsavia offuscata dal regime, che ne rallentò lo slancio verso il futuro. La capitale polacca può davvero incantare il turista, a patto che la viva con intensità, respirando i passaggi storici celati in ogni angolo di questo crocevia di stili diversi: dal barocco all’imponenza dell’architettura sovietica.

 

VARSAVIA, PER STUPIRE – Si scorgono vecchie glorie passeggiando nella città vecchia tra la pittoresca Rynek Starego Miasta (al centro c’è la sirenetta, simbolo della città), Plac Zamkowy e Zamek Kròlewski con il castello reale (www.zamek-krolewski.pl, ingresso libero la domenica). Sostate nella Cattedrale e dedicate un’oretta al Museo della Storia della città (www.mhw.pl). La Città Nuova conferma la sua verve se provate a percorrere l’Ulica Freta, la Rynek Nowego Miasta o vi soffermate sui particolari dei palazzi che si fronteggiano sulla Krakowskie (Palac Namiesini-kowski), Przedmiéscie (primeggia il complesso dell’Università) e la Nowy Swiat (avrete già incontrato la statua di Copernico), spingendosi fino al Teatro Wielki o nella zona moderna tra il Palazzo della cultura e della scienza o i grattacieli post-moderni. Dopo una pausa riflessiva al monumento agli eroi nel Ghetto ebraico, c’è un fremito emotivo nella visita al museo dell’Insurrezione di Varsavia (www.1944.pl): multimediale e interattivo, è uno dei migliori allestimenti europei per ripercorrere una drammatica pagina di storia locale.

 

RELAX A CIELO APERTO – Passeggiate lungo la Vistola oppure godetevi sulla riva destra del fiume il quartiere Praga: popolare e underground, l’area è l’unica scampata alla distruzione della guerra. Mettetevi a caccia di gallerie, studi dei pittori, vecchi edifici del XIX secolo e bazar. La domenica pomeriggio il reale Parco Lazienki (www.lazienki-krolewskie.pl) si trasforma nell’Hyde Park dell’Est: tra laghetti, verde e romantici giardini, i polacchi si incontrano qui e si godono gli spettacoli parsi ovunque. Da non perdere è il doppio concerto gratuito (ore 12 e 16) che ogni domenica si tiene da maggio e settembre sotto al monumento di Chopin: pianisti polacchi eseguono il meglio del repertorio del compositore. Infine, escursione obbligatoria a Wilanow (dal centro bus 116 e 180), la residenza di re Jan III Sobiesky poco fuori dal centro (www.wilanow-palac.art.pl).

 

SHOPPING E NIGHTLIFE – I gioielli d’ambra luccicano nelle vetrine di MP (Rynek Starego Miasta), le vetrine di 180 negozi si affollano nel maestoso centro commerciale Arkadia (www.arkadia.com.pl), la cultura è a vista negli scaffali di Traffic Club (Ulica Bracka), delizie tra formaggi e salumi si contendono i palati a Hala Koszyki (Ulica Koszykowa). E la vita notturna? Si anima in diverse parti della città: dai cocktail del Lezaki (Ulica Piwna) al punk di Le Madame (Ulika Kozla), dal glamour di The Cinnamon (Plac Pilsudskiego) ai sospiri bohemien di U Krawca.

 

GASTRONOMIA – La cucina polacca propone una serie di pietanze appetitose, da accompagnare con corpose birre locali o acqua minerale Kropla Si inizia con le zuppe (suggeriamo Bowszoz Chtodnk), per continuare con aringhe con cipolla o un piatto di pierogi (una specie dei nostri tortellini) con spinaci. Per secondo immergetevi in carne di cinghiale con salsa di funghi, contorno di grano saraceno e barbabietola rossa. Per dolce c’è una torta di mele con crema o una fetta di torta WZ (Est-Ovest), accompagnata da un buon bicchiere di vodka. Dove mangiare? Dalla location polifunzionale e curata nel design di i Bambini di Praga (www.bambinidipraga.pl) agli eccessi barocchi del ristorante Florian (www.florian.pl), senza tralasciare un ristorante di cucina tipica come Oberza Pod Czerwonym Wieprzem (www.czerwonywieprz.pl): c’è un simpatico doppio menu per “borghesi” e “proletari” (Euro 25/30).

 

DOVE ALLOGGIARE E COME ARRIVARE – Oltre agli ostelli (www.hostelbookers.com), ci sono più soluzioni: dall’originale Castle Inn (doppia da Euro 70) nella città vecchia (www.castleinn.pl), con le camere arredate da artisti locali, al confortevole hotel Hetman (doppia da Euro 80, www.hotelhetman.pl) nel quartiere Praga. Da Milano la soluzione più economica per raggiungere Varsavia sono i voli Wizzair.com (da Orio al Serio, 50/60 euro A/R) o Volareweb.com (da Malpensa, 70/80 euro A/R).

 

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Tags: chopin, europa, karol wojtyla, Kiewslowsky, low cost, pipolo, polonia, varsavia, viaggi, walesa

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20

mar

Whisky

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150x150-whiskyIl whisky è un drink affascinante, ricco di storia e suggestioni. La parola deriva dal termine gaelico “uisge beatha”, che significa acqua vite. Non si potrebbe parlare di whisky senza la distillazione, un processo della Cina del 2000 a.C. e perfezionato dagli Arabi nei primi secoli dell’epoca cristiana. Tirando fuori dal glossario parole come “alcool” e “alambicco”, si fa riferimento ai frati benedettini, fautori nell’XI secolo della prima distillazione di birra d’orzo. La terra natale è l’Irlanda e la Scozia e qui ci sono diverse supposizioni storiche: il primo documento ufficiale in cui si accenna ad uno spirito distillato d’orzo in Scozia è l’Exchequer Roll del 1494. Nel 1579 il Parlamento scozzese proibisce la distillazione dell’aqua vitae per evitare lo spreco di cereali; nel 1644 Carlo I introduce le prime imposte sulla produzione di distillati; nel XVIII secolo c’è la prima frattura tra le distillerie delle Highlands e quelle delle Lowlands. Soltanto un secolo dopo, la produzione del famoso liquore si libererà delle varie restrizioni per sostenere la distillazione autorizzata.

 

WHISKY- Per essere tale, il whisky deve essere prodotto con acqua e cereali e mantenere una gradazione alcolica per un volume inferiore al 95%. Ciò che differisce il distillato scozzese da quello irlandese è la mancanza di gusto affumicato nel whisky di malto e la tripla distillazione del whisky di malto irlandese. Quali sono i vari tipi di whisky? Partiamo dal single malt wisky con malto d’orzo e proveniente da un’unica distilleria. Sorseggiamo un vatted mal whisky quando il liquore proviene da diverse distillerie ed ha un sapore che mette in equilibrio i singoli malti. Il più famoso resta lo Scotch Malt Whisky, che mette assieme quattro sfumature di malto. Poi c’è il single grain whisky con la distillazione di un solo cereale e il blended whisky, pronto a fondere i sapori di una moltitudine di single malt whisky con uno o diversi whisky di cereali.

 

JAMESON IRISH WHISKY – C’è un marchio che contraddistingue il whisky e vale la pena menzionarlo: è il Jameson Whisky che dal 1780 mantiene il primato per il suo gusto raffinato. Distillato tre volte con il metodo del post still, questo Irish Whisky è molto corposo e colpisce per il suo colore robusto con i riflessi dorati. Il processo di invecchiamento è lento e controllato, sotto la vigilanza dei maestri distillatori. Nel 1995 l’azienda dublinese ha raggiunto i dieci milioni di bottiglie vendute, mentre l’anno scorso i conti hanno lasciato soddisfazioni sorprendenti. Parliamo di due milioni di casse. C’è una piccola curiosità: il nostro Guglielmo Marconi aveva rapporti di parentela con il fondatore della distilleria. Di fatti, la madre Annie Jameson era la nipote di James Jameson.

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Tags: distillati, drink, irlanda, luppolo, malto, pipolo, scotch malt whisky, scozia, whisky

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20

mar

Ylenia

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150x150-yleniaVe li ricordate i Piccoli Cantori di Milano, coro ufficiale delle sigle dei cartoni animati cantate da Cristina D’Avena? Tra quelle vocine c’era Ylenia, oggi speaker di Radio 105. Quella bambina tutta peperina ne ha fatta di strada: 25 anni, milanese doc, si divide tra radio, televisione (Colorado Cafè) e locali, dove il suo sprint anima le notti brave. Il suo sex-appeal ti conquista subito, ma anche la sua simpatia e disponibilità. Sintonizzatevi su Colorado Cafè e troverete un oceano di energia quando Ylenia prende il microfono.

 

Ylenia, come sono finite tutte le tue esperienze nel calderone della radio?
“Fare radio era il mio sogno, sin da bambina. Dopo l’esperienza con Cristina D’Avena, ho anche avuto la possibilità di lavorare come speaker, realizzando diversi spot per aziende e marchi di giocattoli e prodotti per l’infanzia. Successivamente, completato il liceo, mi sono dedicata interamente al perfezionamento della mia attività-passione. Ho studiato recitazione e dizione e ho cercato di farmi strada. Radio 105 è arrivata quasi subito. Ho sostenuto un provino. Quasi per caso, a dire il vero! Circostanze favorevoli, quando si dice il destino! Sono stata scelta come voce ufficiale del Network. La promozione alla conduzione di un programma è arrivata dopo diversi mesi, durante i quali mi sono adoperata per imparare e affinare le tecniche del mestiere, con provini quotidiani. Ed eccomi qui!”.

 

Internet ha anche cambiato il vostro modo di lavorare in radio. In che modo e come usi il web mentre sei in radio?
“Internet è fondamentale per il mio lavoro. Non potrei farne a meno! E’ indispensabile per cercare e, quindi, comunicare agli ascoltatori notizie di vario genere in tempo reale ed, inoltre, permette una ricerca sempre accurata e veloce. Direi che circa il 90% dei contenuti e delle news del mio programma proviene proprio dalla rete”.

 

Come usi la rete nel lavoro e nel tempo libero?
“Per quanto concerne il lavoro, solitamente inizio la ricerca delle notizie attraverso i portali o i grossi siti che si occupano di informazione. Poi, quando trovo qualcosa che mi interessa, faccio ricerche più approfondite, questa volta, utilizzando validi motori di ricerca. Il web è presente nella mia vita a 360 gradi: Ho il computer a casa e attraverso la rete, ormai, faccio tutto! Cerco numeri telefonici, prenoto vacanze e ristoranti, visito i siti delle radio e delle tv, utilizzo la posta elettronica o Myspace per comunicare con gli amici, compro vestiti o oggetti per la casa su E-Bay… e molto altro”.

 

Nel tuo percorso professionale, c’è anche una gemma cinematografica: “Manuale d’Amore 2″. Come sei finita dietro la macchina da presa di Giovanni Veronesi?
“Molte scene si svolgono nei nostri studi radiofonici di Radio 105, ricostruiti fedelmente su un barcone sul Tevere. Fulvio dj (Claudio Bisio), nel film, conduce una trasmissione radiofonica incentrata sull’amore. Attraverso le storie, raccontate dai suoi ascoltatori, prendono vita le vicende del lungometraggio. Giovanni Veronesi, quindi, mi ha scelta tra i djs di Radio 105″.

 

Parola d’ordine: “Colorado Cafè”. Parlaci di questa nuova incursione…
“Colorado Cafè quest’anno ha voluto inserire una novità. Solitamente, la colonna sonora del programma televisivo era affidata ad una band musicale. Questa volta, la produzione ha pensato a un dj. Anzi, a una dj! La scelta è caduta su di me. Non saprei dirvi per quale motivo! Ho ricevuto una telefonata qualche tempo fa dalla produzione e ho accettato con entusiasmo la proposta! E’ una bella esperienza, e con la squadra mi trovo benissimo. Sono tutti simpatici e mi hanno subito accolta a braccia aperte”.

 

Un sogno…
“Ho tantissimi sogni e desideri! Molti sono segreti e personali: non posso rivelarli, altrimenti, non si avverano! Allargando, però, la visuale, vorrei che cambiassero molte cose in Italia e nel mondo! Per il bene di tutti! Mi piacerebbe che gli stipendi fossero più alti, che le tasse diminuissero, che i nostri politici facessero di più i nostri interessi, che non ci fossero le guerre, le carestie, le malattie, la delinquenza…Utopie, vero? C’è una domanda di riserva?”.

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Tags: colorado cafè, dj, intervista, musica, pipolo, radio 105, speaker, ylenia

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9

ago

Protetto: Dischi

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