
Ci sono motivetti che continuano a ronzarti nella mente perché rievocano qualcosa. Ci sono motivetti che fuggono e ritornano, soprattutto se poi diventano la chiave per entrare nella famiglia più “dark” della storia del piccolo schermo. Provate a ritmare schioccando le dita un buffo ritornello firmato da Vic Mizzy, che fa pressappoco così: “They’re creepy and they’re kooky, mysterious and spooky, they’re altogether ooky”. Siate pur certi che siete arrivati a destinazione. Dove? Nella casa degli Addams, uno dei nuclei più bizzarri che la televisione statunitense abbia mai tirato fuori. Trasmesso per la prima volta dal 18 settembre 1964 all’8 aprile 1966 dalla rete americana ABC, il telefilm in bianco e nero La famiglia Addams non impiega tanto a diventare un cult, per il modo originale in cui viene raccontato e ridicolizzato “l’American Way of Life”. I telespettatori italiani possono vedere i 64 episodi della serie a partire dal 17 aprile 1966 ogni domenica alle 22.20 sul secondo canale.
STILE DARK – Gli Addams vivono felicemente in un castello tetro con vista panoramica su un cimitero, al numero civico 000 di Cemetery Lane. A fare da padroni di casa ci sono una coppia esemplare: lo spiritoso Gomez con l’inseparabile sigaro in bocca (John Astin) e la moglie Morticia (Carolyn Jones), convinti di essere a capo di una tipica famiglia yankee nonostante tra gli altri membri ci siano i figli pestiferi Mercoledì (Lisa Loring) e il paffuto Pugsley (Ken Weatherwax), i bizzarri zio Fester (Jackie Coogan) e nonna Ester (Blossom Rock). Se poi al nucleo famigliare, ci aggiungiamo il mostruoso maggiordomo Lurch (Ted Cassidy), l’amorfo cugino Itt (Felix Silla), e Mano (Ted Cassidy), una mano bizzarra che esce da una scatola, siamo un po’ sopra le righe e la normalità non è poi così di casa. Gli Addams, di fatto, sono molto ospitali tanto che se andate a farli visita non vi negheranno mai una mezza giornata in loro compagnia. Tuttavia, potreste cambiare idea se gettando uno sguardo nel salone di casa, vi imbatterete in un mastodontico orso bianco imbalsamato. Se vi soffermate poi sulle loro abitudini, capirete che non sono proprio così comuni: mentre nel giardino d’inverno Morticia coltiva piante carnivore, i figli giocano con gli esplosivi; nell’acquario ci sono solo piraña e Zio Fester passerebbe notti insonni se lo privassero del suo “comodo” letto di chiodi.
SOTTOSOPRA GLI SCHEMI – Ispirato ai personaggi del mondo del fumetto creati da Charles Addams per la rivista “The New Yorker”, il celeberrimo telefilm creato da David Levy rimane dopo quarant’anni ancora un piccolo capolavoro dello humor nero, che ci fa rimpiangere i tempi in cui le produzioni televisive erano capaci di colpire nel segno. Gli Addams mettono sottosopra gli schemi piccolo borghesi della famiglia americana, lasciandoci intuire che, nella libertà e nella diversità di condurre la proprio quotidianità, si può riscoprire un modo di vivere più consono al proprio essere. La famiglia di Gomez e Morticia vive davvero una vita felice, nel rispetto dei singoli membri e di quelle tradizioni che non soffocano il loro legame. I vicini scappano perché credono che “l’horror” vige nella casa di questa strampalata famiglia, senza capire invece che “l’orrore” è nascosto sotto i loro cappotti, nelle loro casette ben fatte e nella loro ostinazione a programmare una vita noiosa. Gli Addams invece sono creativi ed originali, persino quando lo zio Fester si diverte a fare esperimenti con i suoi ordigni nucleari o Gomez si lascia trascinare dal “tango” e, afferrando tra le braccia con passione l’amata Morticia, rincorre un fremito di liberazione, negato alla gerarchizzata società yankee degli anni sessanta. A dispetto degli altri, gli Addams vivono accanto ad un cimitero, perché hanno capito che “i morti non fanno paura” ed i vivi sono più pericolosi di quanto si possa immaginare, soprattutto se sono avvinghiati in uno status sociale sviluppatosi all’ombra di formalismi e ipocrisie.
CARTOON E CINEMA – A seguito del successo televisivo, sono state realizzate negli anni novanta due versioni cinematografiche e una serie di cartoni animati firmati da Hanna-Barbera. Il 30 ottobre 1977, l’americana NBC ha mandato in onda il film-tv a colori “Halloween con la famiglia Addams”, che ha visto riuniti sul piccolo schermo i protagonisti di uno dei serial più amati di tutti i tempi. Degli interpreti sono scomparsi Rock Blossom (nonna Ester) alla veneranda età di 82 anni il 14 gennaio 1978; prematuramente Ted Cassidy (Lurch) il 16 gennaio 1979; l’indimenticabile Carolyn Jones (Morticia) il 3 agosto 1983 ; e Jackie Coogan (zio Fester) il 1 marzo 1984. Da segnalare una curiosità per gli appassionati: l’attore che interpreta zio Fester è “l’enfant prodige” del cinema muto, ovvero il bambino protagonista del film “Il Monello” di Charlie Chaplin. Chi lo avrebbe mai detto…
ELENCO DEGLI EPISODI – 1. L’amico drago; 2. Pugsley e il cucciolo; 3. Il romanzo di Fester; 4. Gomez il politicante; 5. L’albero genealogico degli Addams; 6. Morticia diventa femminista; 7. La festa di Ognissanti; 8. Gomez dagli occhi verdi; 9. I nuovi vicini degli Addams; 10. Mercoledì se ne va di casa; 11. Gli Addams alle prese coi VIP; 12. Morticia la sensale; 13. Lurch il gaucho; 14. Gli Addams e l’arte; 15. Gli Addams alle prese con un beatnick; 16. Gli Addams alle prese con la spia; 17. Mamma Lurch visita gli Addams; 18. La malattia dello Zio Fester; 19. Le esibizioni della famiglia Addams; 20. Il Cugino Itt va a trovare gli Addams; 21. La famiglia Addams in tribunale; 22. Amnesia nella famiglia Addams; 23. La mano è scomparsa; 24. Crisi nella famiglia Addams; 25. Lurch e il clavicembalo; 26. Morticia manda avanti la baracca; 27. La famiglia Addams e gli uomini dello spazio; 28. Mio figlio scimpanzé; 29. La beneficenza preferita di Morticia; 30. Il progresso e la famiglia Addams; 31. Il parrucchino di Zio Fester; 32. Il Cugino Itt…; 33. Lurch, l’idolo degli adolescenti; 34. La vittoria di Morticia; 35. Il caro Itt; 36. Il romanzo di Morticia – Prima parte; 37. Il romanzo di Morticia – Seconda parte; 38. Morticia alle prese con Sua Altezza; 39. Gomez, la scelta della gente; 40. Il problema del Cugino Itt; 41. Festa d’Ognissanti in casa Addams; 42. Morticia la scrittrice; 43.Morticia fa la scultrice; 44. Gomez, innamorato restio; 45. Feudo nella famiglia Addams; 46. Gomez scassinatore; 47. Ritratto di Gomez; 48. Il dilemma di Morticia; 49. Natale con la famiglia Addams; 50. Lo Zio Fester, il magnate; 51. Morticia e Gomez contro Fester e Mama; 52. Fester si mette a dieta; 53. La grande caccia al tesoro; 54. Ofelia ha un’avventura; 55. Uno stipendio per Pugsley; 56. Tanti auguri, Nonna Frumy; 57. Morticia arredatrice; 58. Ofelia fa visita a Morticia; 59. Addams trenta e lode; 60. Gatto Addams; 61. Il piccolo aiutante di Lurch; 62. La polizza degli Addams; 63. La grande avventura di Lurch; 64. La carriera di Ofelia.
Chissà se Alberto Sordi (Roma, 1920 – 2003) si sentiva ancora un italiano, dopo tutto quello che il nostro Paese ha vissuto negli ultimi tempi. Non lo sapremo mai, perché da questo momento l’Albertone nazionale non c’è più, è passato al di là dello schermo e non ritornerà più indietro. Forse la risposta qualcheduno la troverà nel suo sentimento per l’Italia. Un sentimento così forte e sincero da consentire di vivere – attraverso una galleria infinita di personaggi – la sua italianità con scanzonata disinvoltura, senza mai rinnegare i pregi e i difetti del Belpaese. La celeberrima battuta “Spaghetto: tu m’hai provocato e io me te magno” è lo sbandieramento ironico di questa italianità che diventa sfrenata passione, sfiorando quasi l’ingordigia nazionalista.
Mi prende il magone in gola pensando che anche Nino Manfredi se ne sia andato. Mi ricordo quando con molta discrezione entrava nelle case degli italiani, attraverso il piccolo schermo, e ci invitava a bere un buon caffè. Io che non sono mai stato un “caffeinomane”, aspettavo volentieri quello spot e poi me ne andavo a letto. Era per me quasi un appuntamento serale. Quella pubblicità gli è rimasta appiccicata addosso così come a noi lo slogan “Più lo mandi giù e più ti tira su”. Ma il Manfredi che mi resta incollato addosso è il Geppetto dell’indimenticabile “Pinocchio” di Comencini, con le sue frazionate pause silenziose e riflessive, con i suoi sguardi paterni e protettivi verso quel figlio discolo che si era fatto con le proprie mani. Il vecchio padre falegname di Collodi venne rivitalizzato da un’interpretazione naturalista che, sullo sfondo fiabesco, ritrovava una dimensione temporale più universale.
L’Italia dimentica spesso e a volte mostra sintomi di snobismo. E’ successo a molti personaggi del mondo dello spettacolo, qualche volta finiti ingiustamente nel dimenticatoio. Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, una delle coppie comiche più interessanti del Belpaese, rientrano in questa sfera. Alle spalle di Franchi (Palermo, 1928- Roma, 1992 ) c’è lo spirito di sacrificio, il sapore della povertà della Palermo del dopoguerra, le gag e le capriole, quelle macchiette indimenticabili nascoste dietro la maschera del posteggiatore Ciccio Ferraù, la conquista di nuove piazze passando per Bagheria e Termoli. Ingrassia (Palermo, 1922 – Roma, 2003) proviene da una situazione familiare più stabile anche se la Palermo del dopoguerra è amara per tutti, così come per lui: claquer degli avanspettacoli – aveva un debole per Totò – è stato sempre memore delle macchiette che regalava alle prime platee che si sedavano di fronte a lui, dell’esperienza col Trio Sgambetta o delle prime tournée in giro per l’Italia.
All’anagrafe è Calogero Calà, è nato sotto il segno dei gemelli ed ha una versatilità che lo porta velocemente alla ribalta alla fine degli anni settanta con la premiata ditta dei Gatti di Vicolo Miracoli. Si impone negli anni ottanta con una serie di pellicole che ritraggono il Bel Paese nel falso miracolo del rampantismo: dal nostalgico “Sapore di Mare” dei Vanzina brothers al delicato “Un ragazzo e una ragazza” di Marco Risi, dal divertente “Al Bar dello Sport” di Franco Massaro all’impetuoso “Il Ragazzo del Pony Express” di Franco Amurri. Tuttavia, è al successo da botteghino di “Sapore di Mare” che resta legato il nome di Jerry Calà.
Continua la nostra indagine: che fine hanno fatto i personaggi dei mitici telefilm? Richard Dean Anderson (Angus Mac Gyver), protagonista di “Mac Gyver” (USA, 1985), si è distinto nel campo del volontariato ed ha preso parte a vari film-tv prima di trovare un altro ruolo di successo, quello del colonnello Jack O’Neill in “Stargate SG-1″. Ve li ricordate quelli di “A-Team” (USA, 1983), il telefilm cult degli anni ottanta che porta sul piccolo schermo le vicissitudini di quattro reduci del Vietnam? Mr. T (P.E. Baracus) è stato anche un’icona del wrestling ai tempi d’oro di Hulk Hogan. Dopo aver collezionato una serie di successi, è stato colpito da una grave malattia ed ha speso tutti i suoi guadagni per le spese mediche. Adesso gode di ottima salute e pare che le major hollywoodiane lo vogliano utilizzare per la versione cinematografica del mitico telefilm. George Peppard (Hannibal), noto per il suo ruolo accanto alla bella Audrey Hepburn nel film “Colazione da Tiffany”, è morto nel 1994, a 66 anni, per un tumore ai polmoni; Dirk Benedict (Sberla), uno dei protagonisti di Galactica, lavora come screen-writer, regista teatrale, e tiene seminari sui vantaggi della dieta macrobiotica; Dwight Schultz (Murdock) viene ricordato per diversi film di fantascienza e per le due serie di “Star Trek Voyager” e “Next generation”, dove presta il volto al tenente Barclay. L’affascinante Linda Carter (Wonder Woman), indimenticabile protagonista di “Wonder Woman” (USA, 1976), dopo essere salita sul podio di Miss America e Miss Universo, oramai ultra cinquantenne dirige la società di produzione Potomac Productions, e nel tempo libero si dedica alla lotta contro l’IBS, la sindrome dell’intestino irritabile, malattia di cui è morta sua madre.
Il telefilm è un genere televisivo che ha accompagnato molte delle nostre giornate davanti al piccolo schermo. I protagonisti delle mitiche serie televisive d’oltreoceano, da “Happy Days” a “La Famiglia Bradford”, da “Wonder Woman” a “Magnum P.I.”, sono entrati nel nostro immaginario collettivo. Tuttavia, molti di loro non si vedono più e sono diventati delle meteore. Che fine hanno fatto quei volti? Quella che vedete nella foto qui accanto, ad esempio, è Melissa Gilbert, ovvero Laura di “La Casa nella prateria”. Irriconoscibile vero? Dopo aver svolto delle indagini, ecco i responsi.
Piccolo schermo e letteratura spesso si incrociano e riescono a dare persino risultati sorprendenti, così come è successo per la fortunata serie televisiva di La casa nella prateria. Trasmesso dall’americana NBC dall’11 settembre 1974 al 21 marzo 1983, il famoso telefilm è tratto dai volumi “Little house” di Laura Ingalls Wilder (1867-1957), che ripercorrono una parte della vita dell’autrice assieme alla famiglia nel lontano West americano . La trasposizione televisiva aggiunge nuovi personaggi (i fratelli adottivi di Laura) alla fitta galleria già presente nel ciclo. La famiglia Ingalls vive felicemente a Valvut Grove, una piccola comunità prevalentemente agricola nell’ovest americano. Papà Charles (Michael London) e mamma Caroline (Karen Grassle) portano avanti con sacrifici la famiglia, composta dai figli Laura (Melissa Gilbert), Mary (Melissa Sue Anderson), Carrie (Lindsay e Sidney Greenbush), a cui si aggiungeranno in seguito diversi fratelli adottivi tra cui Albert (Matthew Laborteaux). La vita riserva gioie e dolori agli Ingalls così come a tutti gli altri abitanti di Valvut Grove: in prima fila ci sono i coniugi Holleson e la viziata figlia Nellie (Allison Arngrim), il reverendo Alden (Dabbs Greer), Almanzo, la signorina Mary e tanti altri.
La st-com è un genere molto in voga tra gli anni ‘70 e ‘8. Edna Garrett, la governante della sit-com “Harlem contro Manhattan” (Arnold), riscuote un buon successo che convince i produttori a farle una nuova serie su misura. Nasce “L’albero delle mele”, trasmessa dalla NBC dal 24 agosto 1979 al 10 settembre 1988, spin-off che conquista da subito gli adolescenti americani.Questa volta l’arzilla Garrett (Charlotte Rae)deve vedersela con le allieve della Eastland School: Blair, Natalie, Tootie e Joe crescono tra problemi adolescenziali e sentimentali. Il lieto fine è sempre assicurato e la loro vitalità è sempre rassicurante, anche nei momenti più drammatici. Trasmesso dall’americana CBS dal 31 agosto 1976 al 2 luglio 1985, Alice si ispira al film di Martin Scorsese “Alice non abita più qui” (1975), che ripercorre la vita di Alice e delle sue amiche Flo e Vera alla tavola calda del burbero Mel. Alice (Linda Lavin), aspirante cantante, deve mantenere il figlio di dodici anni e fare i conti con le difficoltà della quotidianità. Mel’s diner e tutti i clienti che lo frequentano movimentano la vita della nostra eroina di Phoenix. Lodevole l’interpretazione di Vic Tayback (Mel), scomparso nel 1991. In Italia la sitcom approda nei primi anni ottanta nella fascia mattiniera dei palinsesti di Canale 5.
Negli anni settanta e ottanta alcuni telefilm americani si impongono nell’immaginario collettivo. L’impianto narrativo di A-Team, serie trasmessa dalla NBC dal 1983 al 1987, è di tipo fumettistico. Ex soldati del Vietnam si sono riuniti per combattere la malavita organizzata. Chi ci prova dovrà vedersela con l’infallibile A-Team, che usa le conoscenze militari per aiutare chiunque sia in pericolo. I giovani telespettatori italiani hanno modo di apprezzarlo sugli schermi di Italia 1 nella metà degli anni ottanta. Troppa violenza e qualche volta situazioni o inseguimenti a limite della surrealtà.







