Claudio Cecchetto

Claudio Cecchetto

cecchettoClaudio Cecchetto è stato uno degli artefici della musica e spettacolo targati anni ottanta. Veneziano di nascita, ma allattato dalla Milano da bere, Cecchetto ha esordito come disc-jokey. Si mette in mostra nella discoteca milanese Divina e nel 1975 si crea spazio nell’emittente radiofonica Radio Milano International. Promosso a responsabile della programmazione di Studio 105, fonda la mitica Radio Dee-Jay, che trasmette inizialmente musica dance 24 ore su 24 ore. La sua esperienza televisiva è legata a trasmissioni cult come Discoring, Fantastico 2 e Dee Jay Television.

Perché c’è questo revival della Milano da bere?
“Ho ricordi bellissimi di quel periodo: da Deejay Television a Radio Deejay. Ricordo che sembravano anni vuoti tanto che sulla musica che producevo si diceva che fosse un prodotto usa e getta. Sono passati più di venti anni e mi sembra che si continui ad ascoltare quella musica. Anni di poche chiacchiere e molti contenuti”.

 

Sandy Marton fa parte della tua scuderia.Come ricordi quell’incontro?
“Negli anni ottanta avevamo la musica italiana che dominava ma dovevamo fare i conti anche con un’altra realtà: le discoteche erano sempre piene. Ho pensato di produrre musica per questi nuovi spazi e così la dance di Marton mi sembrava che calzasse a pennello. Mi piaceva il suo approccio alla composizione. Ha fatto un pezzo su Ibiza e da lì è iniziato tutto. Il resto è storia”.

 

Perché gli italiani sono malati di esterofilia?
“Io penso che succeda in tutti i paesi. Un popolo non può isolarsi ma ha bisogno di incontrare le altre tradizioni musicali. Quando ho fatto Deejay television mi avevano accusato di esterofilia. Volevo portare i ragazzi italiani a conoscenza del panorama musicale internazionale senza perdere le nostre radici italiane”.

 

Quale Milano fotografi oggi?
“La Milano di oggi è più timida rispetto ad una volta perché Roma, che è più capitale ed espansiva, suona ed urla di più. Milano non è stata mai abituata ad urlare ma a fare. Non vuole essere una polemica ma una constatazione. Roma ci ha portato via i milanesi più forti. Bisognerebbe fare un’alleanza perché Roma è la parte più italiana di noi ma Milano è quella più internazionale”.

 

Perché la televisione che hai creato ha fatto centro nel cuore della gente?
“C’era più attenzione ai contenuti. Quel tipo di televisione è entata nel cuore della gente perché era fatta da persone speciali. Allora c’era il monopolio ed era più facile essere notati dal pubblico. Oggi con l’esplosione dei canali satellitari, le stelle si diradano”.

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