Commodore 64

Commodore 64

commodoreschermataLa generazione del Pentium è ancora fantascienza, quando nel 1982 appare sul mercato al prezzo di 399 dollari (poco più di quattrocentomila delle vecchie lire) l’home computer più venduto e più amato della storia dei microchip: il Commodore 64.  L’americana Commodore viene fondata da Jack Tramiel nel 1954 per riparare macchine da scrivere.Tramiel è lungimirante e guarda al pianeta informatica con una prospettiva che diventerà il marchio dell’azienda: “Computer per le masse, non per le classi”. In poche parole una tecnologia a prezzi accessibili che converte milioni di utenti all’uso di quelle che qualcuno ha definito “macchine diaboliche”. Dopo il Vic-20, il primo computer a colori dal costo inferiore ai 300 dollari introdotto nel 1981, l’anno successivo arriva il Commodore 64.

 

UNA PICCOLA LEGGENDA – Chiunque lo abbia utilizzato, a distanza di tempo si è reso conto che quella tastiera compatta è stata una sorta di miracolo, nel senso che ne sono state sfruttate al massimo tutte le risorse. Col debole processore 6510 e 64k di Ram, il Commodore 64 è riuscito persino a parlare e a cantare. Bill Gates, Windows e il mouse sono ancora in cantina, quando la generazione del riflusso si mette davanti ad una schermata blu con l’indimenticabile cursore lampeggiante. Basta digitare load sulla tastiera a 61 tasti, premere il tasto return e il tasto play del piccolo registratore per caricare il programma desiderato. Siamo ai tempi del linguaggio Basic, ai tempi in cui programmatori molto creativi riescono a trasformare una piccola macchina-giocattolo in un gioiello della preistoria informatica. Fino all’avvento dei 16 bit, il C64 domina il mercato, lasciando indietro gli altri concorrenti come lo ZX Spectrum e l’Amstrad CPC. Sulla confezione, il messaggio promozionale rassicura così gli acquirenti: “Colore eccezionale… sintesi sonora… grafici… capacità di calcolo… il matrimonio sinergetico della tecnologia più avanzata. Queste caratteristiche fanno del Commodore 64 il personal computer più avanzato nella sua classe”. Nel 1985, l’azienda produttrice decide di fare un restyling del computer, allineando il design a quello del fratello maggiore Commodore 128. Perlopiù, il 5 dicembre 1986, per festeggiare il milionesimo C64 venduto, la Germania ne mette in vendita una versione “Gold” con lo chassis di color oro. Il buon vecchio C64 entra nella maggior parte delle case degli italiani, facendo la gioia di grandi e piccini. Si comincia a dialogare con il computer in maniera rispettosa ed equilibrata attraverso il linguaggio basic. Ogni risultato ottenuto sembra un successo conquistato a fatica.

 

VIDEOGAMES – I computer del terzo millennio ci danno tutto bello e pronto, lasciano ai pigri ed idioti figli della playstation soltanto emozioni surgelate. Nel 1982 siamo lontani anni luce dai videogiochi 3D del terzo millennio. I giochi sono grezzi e scarni, ma lasciano spazio all’immaginazione, al pensiero che in un futuro prossimo quei personaggi intrappolati in un video si sarebbero avvicinati di un passo alla nostra realtà. Cosa sarebbe stato il Commodore 64 senza menti geniali e creative come Crane, Minter o Walker? David Crane sforna tre dei videogame più venduti della storia: Pitstop, Pitstop 2 e l’indimenticabile Ghostbusters, che raggiunge il record storico di 250.000 copie vendute. A furia di fare tentativi, John Hare e Chris Yates diventano due celebrità dopo aver realizzato capolavori come Microprose Soccer e Wizball. La lista potrebbe andare avanti all’infinito, anche se ci limitiamo a ricordare soltanto Martin Walker (Citadel), Jeff Minter (Attack of the Mutant Camels), Andrew Braybrook (Paradroid), Mark Kelly & Steve Crow (Out Run) e Chris Butler (Thunderblade).

 

UN COMPUTER TUTTOFARE – Tuttavia, ciò che contraddistingue il Commodore 64 è la capacità di produrre suoni realistici a tre voci distinte attraverso il SID (il Sound Interface Device progettato da Bob Yannes), un processore interno per la gestione del suono. Alcuni musicisti, come Jeroen Tel, Rob Hubbard e Jonathan Dunn, si dimostrano abili nel creare delle vere e proprie colonne sonore per videogiochi, meritevoli di essere raccolte in una compilation. Nel 1992, dopo dieci anni di successi, il Commodore 64 esce di scena mentre all’orizzonte si affacciano i nuovi superpotenti Personal Computer. E’ l’inizio di una nuova era, un’epoca governata dalle prepotenze del mercato informatico dove la corsa sfrenata conta più della creatività e della fantasia. Pochi anni dopo, ho visto sulla bancarella di un mercatino dell’usato una vecchia tastiera del Commodore 64. Ho sentito una voce che mi chiamava: “Guarda che fine ho fatto. Non conto più”. Accarezzando quella tastiera, mi è rimasta appiccata alle dita un po’ di polvere. Sembrava la polvere di stelle che gli anni ottanta hanno lasciato nella nostra memoria. Ho pensato: “Per la mia generazione conterai sempre qualcosa, perché pigiando quei tasti neri ci hai fatto sentire dei piccoli astronauti, i pionieri del tempo che accarezzava la linea d’ombra tra la nostra infanzia e la nostra adolescenza”.

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