David Gilmour, Venezia 12 agosto 2006

David Gilmour, Venezia 12 agosto 2006

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 Le profezie a volte si avverano e così per il suo ritorno estivo David Gilmour sceglie uno spazio all’aperto suggestivo: piazza San Marco a Venezia. Inizia la corsa ai biglietti, in ricordo di quel concerto memorabile che i Pink Floyd hanno tenuto in laguna nel 1989. Gli stessi milanesi che erano agli Arcimboldi si sono messi in viaggio per bissare un concerto che potrebbe essere l’evento dell’estate. Coloro che conoscono la storia dei Pink Floyd sanno bene che è la forza della musica “a fare il buono o il cattivo tempo”. La prima parte del concerto, David Gilmour la dedica al suo nuovo album da solista, “On An Island”: pezzi che trascinano, composizioni che non fanno rimpiangere i tempi che furono, viaggi inquietanti tra folk ed elettronica. Il pubblico lo accompagna quando nella scaletta appaiono pezzi come “The Blue”,”Where We Start” e “Red Sky at Night”. Poi i ricordi volano lontano, magari alla memoria di un vecchio amico scomparso (Syd Barrett) e la musica diventa leggenda: da “Breathe” a “Time” scivolando sulle coinvolgenti “Wish You Were Here” e “Shine on You Crazy Diamond” fino ad arrivare ai brani tratti da “The Division Bell”. Il tempo si ferma perché è il destino di chi fa questo mestiere, sono le lancette dell’orologio che ce lo concedono anche se avremmo voluto che quelle emozioni non terminassero mai. Emozioni sottolineate dall’intenso sax di Dick Parry e dalla tastiera di Richard Wright, altra metà dei Pink Floyd. Suona ancora signor Gilmour, suona e non fermarti più, anche se sappiamo che il sogno è finito. I Pink Floyd non torneranno mai più assieme, così come il Novecento ci è scivolato tra le dita e neanche ce ne siamo accorti. Lasciaci ancora immaginare che la mia generazione – quella inconcludente degli anni del riflusso – abbia qualcosa da raccontare ai propri figli, senza piagnucolosi rimpianti o asfissianti nostalgie. Sì, finalmente avremo qualcosa da raccontare a nostro figlio, magari nato da un invincibile amore in una notte stellata. La musica unisce, fa esplodere le tensioni, aiuta a sognare, avvicina la speranza all’attimo presente.

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