Deep Purple, Milano 2 marzo 2006

Deep Purple, Milano 2 marzo 2006

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I Deep Purple irrompono sul palco e da quel momento niente è stato più lo stesso. Provate solo a dire a qualcuno che il rock duro è roba da vecchi o che questi cinque moschettieri dell’hard rock sono invecchiati, e che magari dovrebbero starsene a casa a bere una birra scura brindando alla nostalgia. Allontanate questo pensiero dalla vostra mente, perché i migliaia di spettatori accorsi ieri sera al palazzetto di piazza Stuparich hanno capito che il bassista-fondatore Roger Glove, la voce stratosferica di Ian Gillan, la batteria grintosa di Ian Paice, a cui si aggiungono le new entry Dan Airey e Steve Morse, sono ancora vivi e vegeti. I Deep Purple ci hanno regalato una grande lezione di musica, ricordandoci che chi entra tra le pagine della storia del rock – la regola ha sempre la sua eccezione – ha una missione: quella di mantere la grinta e la professionalità sempre, fino alla fine, perché lo spettacolo deve sempre continuare. Ieri sera il pubblico ha riassaporato dal vivo più di trent’anni di storia del rock passando attraverso pezzi tratti da album mitologici da Deep Purple in Rock a Perfect Strangers, fino al più recente Rapture of the deep. Una sera che non scorderemo dove la forza di uno stile sprofonda nella contaminazione, le visioni musicali incontrano la sobrietà creativa e piccoli diamanti oscillano nello spazio. Sì, canzoni come Highway Star, Black Night, Perfect Stranger, Junjyard Blues, Child In Time e Speed King, eseguite magistralmente, ci fanno ammettere che adesso non siamo più gli stessi.

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