Dylan Dog, l’indagatore dell’incubo

Dylan Dog, l’indagatore dell’incubo

Dylan Dog e Tiziano Sclavi

Quando un personaggio dei fumetti spegne venti candeline c’è una domanda da cui non si può sfuggire: vale la pena ancora leggerlo? Vale la pena ancora rifugiarsi in quelle strisce? La risposta è sì se ci riferiamo a Dylan Dog. Il personaggio creato da Tiziano Sclavi e pubblicato ininterrottamente dalla Bonelli Editore a partire dall’ottobre 1986 è vivo, vegeto e gode di ottima salute. Neanche l’aggressiva invasione dei manga giapponesi degli ultimi quindici anni è riuscito a spazzarlo via, a ridimensionarlo. A disegnarlo c’è il tratto inconfondibile di Angelo Stano, anche se allo sviluppo disegnato contribuiscono diversi disegnatori: da Claudio Villa (copertinista fino al n.41) a Bruno Brindisi. Lo sceneggiatore Sclavi – tra gli scrittori più intelligenti del nostro Paese – è riuscito a dare tanta longevità all’Indagatore dell’incubo, nonostante la sua penna racconti le storie assiduamente fino al numero cento.

 

INDAGATORE DELL’INCUBO – Col volto che evoca i tratti somatici dell’attore Rupert Everett, Dylan Dog attraversa “l’orrore” nel senso più ampio della parola. Sclavi riesce a smorzare la tragicità degli orrori della nostra quotidianità – non sono forse i fantasmi di Dylan gli stessi che corrodono le nostre coscienze? – iniettando diversi elementi: lo splatter, il fantastico, il surreale. Così il significato denso di “mostruosità” presente nei classici dell’horror come Dracula e Frankenstein si rigenera nello splatter sanguinolento del cinema di un Dario Argento o George Romero. Provate pure a scegliere delle sequenze del cult movie La notte dei morti viventi del regista americano e confrontarli con alcuni punti del fumetto? Ad attutire questo processo quasi cronico c’è il sogno, che diventa “incubo” ed è il “Cogito Ergo Sum” dylaniano. Ciò che rende umano il personaggio, in alcuni percorsi eccessivamente fantastici o surreali, è “la paura” che non lo distrae ma lo avvicina all’ignoto. In tutta questa salsa narrativa, serpeggia “il dubbio” che fornisce dei connotati al personaggio che non sarebbero dispiaciuti a sir William (Shakespeare). Con questa formula e delle trovate geniali, Sclavi fa superare al suo personaggio un milione di copie vendute e riesce a farlo apprezzare anche dagli intellettuali più cinici.

 

CARTA D’IDENTITA’ – Dando un’occhiata alla carta di identità di Dylan Dog, sappiamo che ha poco più di trent’anni, è inglese, vive a Londra e svolge la professione di Detective privato. Tra i comprimari delle sue storie ci sono il fedele assistente Groucho (ispirato all’indimenticabile attore Groucho Marx), l’ispettore Bloch di Scotland Yard, l’agente Jenkins e il cane randagio Botolo. L’universo femminile, talvolta incarnato dal mito della “femme fatale”, è molto presente con diversi volti: dall’onirica Morgana alla prostituta Bree Daniel, dalla fotomodella Anna Never all’attivista dell’Ira Lillie Connolly. E i mostri, come dimenticarli? In riga ci sono l’immancabile Morte, il prepotente Xabaras, senza tralasciare alieni e mostri di varia natura. Ma quali titoli della collana consiglierebbe da rileggere un dylaniano incallito? Forse questi: Johnny Freak (n.81, Giugno 1993); Riflessi di morte (n.44, Maggio 1990); I conigli rosa uccidono (n.24, Settembre 1988); Accadde domani (n.40, Gennaio 1990); Inferni (n.46, Luglio 1990); I vampiri (n.62, Novembre 1991); Zed (n.84, Settembre 1993). In occasione di questo ventesimo compleanno, provate a fare un giro a Londra e a suonare il campanello della sua casa al n.7 di Craven Road. Dylan non è mai scortese e potrebbe esserci un pezzo di torta anche per voi.

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