Federico Fellini

Federico Fellini

felliniAbbiamo un secolo alle nostre spalle: il novecento. Un secolo di sovversivi cambiamenti storici, sociali, politici e tecnologici. Cento anni che non scorderemo facilmente perché ogni avvenimento è andato al di là di ogni nostra profezia. Nell’euforia per l’arrivo della new age , però, ci è sfuggito un particolare. IL novecento si è portato via con avidità uno scorcio di tempo importantissimo che ha stravolto completamente, nell’èra della globalizzazione, della informatizzazione e della multimedialità, il nostro assetto sociale: gli anni ‘90. La massificazione del computer, del telefono cellulare, di internet o della televisione digitale ci ha colto di sorpresa e ci ha obbligati a parlare un nuovo linguaggio, quello iconografico o meglio quello delle immagini. Sebbene il nuovo passaggio epocale abbia tentato di seppellire la memoria del vecchio secolo nella voragine del tempo, noi l’abbiamo ritrovata immediatamente nelle immagini, sbiadite o a colori, quelle stesse che, incollate insieme, hanno dato vita al vero incantesimo del ventesimo secolo: il cinema.

 

IL MONDO DI FELLINI – Quel magico fascio di luce sul quale abbiamo impresso i nostri sogni, le nostre delusioni, le nostre speranze mentre i fotogrammi della storia invadevano la nostra quotidianità. Ognuno di noi, da buon navigatore del tempo, si è portato con sé qualcosa di “ieri” come bussola per orientarsi nell’incertezza del futuro. Molti di noi hanno scelto il cinema di Federico Fellini, insieme a quei personaggi e alle sue storie, dove la fantasia e l’immaginazione rincorrono la realtà per strapparle via le miserie, le nefandezze e le urla disperate depositate nella tragicità del quotidiano. Così storie e drammi, personaggi e ambienti, fantasmi immaginari ed eroine del tempo che verrà si azzuffano nelle indimenticabili sequenze di film che la polvere del tempo non ha scolorito: il menzognere protagonista di un fotoromanzo, seduttore di una sua lettrice e annientatore di quell’alone magico tra il sogno e la realtà (Lo sceicco bianco); il dettagliato ritratto della soffocante provincia e dell’irrequietezza giovanile (I vitelloni); l’elegia dei desolati e degli emarginati tra favola e realismo brutale (La strada e Le notti di Cabiria); la visione disincantata e cinica dei falsi miti nella Roma a cavallo degli anni del boom in un viaggio au but de la nuit (la dolce vita); la giostra dell’esistenza dell’artista tra l’arte che genera la vita e la vita che genera il cinema (Otto e mezzo); brandelli di memoria e nostalgia a colori tra bozzetti fumettistici, caricature e sentimenti di un mondo a limite della funambolesca visione della realtà (Amarcord); il deterioramento dell’arte nell’èra post-televisiva attraverso la duplicazione clandestina dell’artista (Ginger e Fred); un bizzarro vagabondaggio nei sotterranei dell’irrealtà per ritrovare “il paradiso perduto” tra le braccia della fantasia e dell’immaginazione (La voce della luna). Così Zampanò, Gelsomina, Cabiria, Guido, Titta, la Gradisca o Gonnella saranno personaggi legati per sempre al nostro immaginario collettivo, nonostante la giovanissima generazione, figlia dei videogiochi interattivi e delle playstation, preferisca frenetiche emozioni surgelate e si innamori con ingenua facilità di eroine virtuali, di esseri praticamente inesistenti. Noi, invece, più romantici come potremmo frenare l’impeto dei nostri cuori dinanzi agli occhioni spalancati di una Giulietta Masina o al sorriso sornione di un Marcello Mastroianni?

 

IL CINEMA SENZA FELLINI – Il tempo sembra essersi dilatato da quando Federico Fellini ci ha lasciato, in punta di piedi, in una giornata autunnale di tanti anni fa. Eppure, nonostante il distacco per la perdita di questo “Shakeaspere del novecento” – così lo ha definito di recente Emir Kusturica – il cinema di Fellini continua a solleticare la nostra fantasia e a spiarci attraverso il buco delle nostre coscienze. Il suo universo, in bilico tra realtà e immaginazione, volteggia ancora nella nostra vita e trasmigra, forse inconsapevolmente, in piccoli gesti della nostra disattenta quotidianità. Nei momenti meno impensabili, riusciamo ancora a trovare intorno a noi atmosfere della poesia felliniana, sparse qua e là, nonostante la “generazione X” del nuovo millennio, alla ricerca di una mitologia virtuale, si accontenta di emozioni omologate, tasselli di un mondo assordante senza né utopie né più pretese. Tutto passa e poche cose restano. Tra quelle che restano c’è un epitaffio testamentario che conclude La Voce della Luna: “Se tutti facessimo un po’ di silenzio, forse qualcosa potremmo capire”. Una riflessione profetica pronunciata dall’ultimo eroe della galleria felliniana alla vigilia di una nuova svolta per il nostro Paese. L’ascolto di quel “silenzio” ci avrebbe probabilmente permesso di fare scelte diverse, di trovarci più preparati davanti al crollo di quelle che credevamo salde convinzioni, di recuperare la rotta verso la lealtà e la coerenza, evitando di blaterare inutilmente. Mentre questo tempo diventa sempre più fuggiasco e vagabondo, cosa ci resterà, a parte incertezze, inquietudini, fragilità, legami cibernetici o altro ? Ci resteranno i sogni e i desideri che, per più di un secolo, il cinema ha trasformato in ombre argentate, riflessi inafferrabili della nostra memoria. Per questo motivo non rinunceremo mai all’arte di cineasti come Federico Fellini, a quelle storie e a quei personaggi che hanno arricchito persino l’immaginario collettivo di una generazione come la mia, svezzata dai falsi miti degli anni del riflusso, sull’onda delle “vite spericolate” e degli “Ufo Robot”. Molti di noi non si vergognano di ammettere di non poter fare a meno degli occhi sgranati della Masina di Le Notti di Cabiria, della compostezza del Mastroianni di La Dolce Vita o del giullaresco Benigni di La Voce della Luna. Se ci togliessero questo, ci priverebbero di un segmento della nostra memoria, di una tappa della nostra storia. Ecco perché questi primi dieci anni senza Fellini non sono stati più gli stessi. Ci manca qualcosa, e quel qualcosa non ritornerà più.

 

FILMOGRAFIA – Luci del Varietà (1950); Lo Sceicco Bianco (1952); I Vitelloni (19539; L’Amore in Città (Agenzia Matrimoniale, 1953); La Strada (1954); Il Bidone (1955), Le Notti di Cabiria (1957), La Dolce vita (1960); Boccaccio ‘70 (Le Tentazioni del Dottor Antonio, 1962); Otto e Mezzo (1963), Giulietta degli Spiriti (1965); Tre Passi nel Delirio (Toby Dammit, 1968); Block-notes di un Regista (1969); Fellini-Satyricon (1969); I Clowns( 1970); Roma (1972); Amarcord (1973); Il Casanova di Federico Fellini (1976); Prova d’Orchestra (1979); La Città delle Donne (1980); E la Nave Va (1983); Ginger e Fred (1985), Intervista (1987); La Voce della Luna (1989).

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One thought on “Federico Fellini

Federico FelliniPosted on  5:57 am - Mar 24, 2009

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