Francesco Baccini

Francesco Baccini

150x150-bacciniFrancesco Baccini è un musicista imprevedibile e per questo è curioso incontrarlo, adesso che è rispuntato. Il silenzio è finito e il nuovo album “Dalla parte di Caino” propone dieci brani e qualche insolito duetto: La donna dei sogni e Il topo mangia il gatto, due brani scritti a quattro mani con Povia e Gianluca Grignani. Nato il 4 giugno 1960 a Genova, si esibisce nei locali della sua città e nel 1988 riesce a pubblicare dopo tante fatiche il suo primo singolo. Con l’album Cartoons (1989) vince il premio Tenco e l’anno dopo duetta con De André nel secondo album Il pianoforte non è il mio forte (1990). Tira a bersaglio contro tutti e tutto nell’album Nomi e cognomi (1992), mentre lascia sfumare l’ironia in nome dei sentimenti in un’altra fatica discografica: Nudo. Ancora satira pungente con Baccini a colori (1996), mentre la maturità artistica compare in Nostra signora degli Autogrill (1999).

 

Perché ad un certo punto sei scomparso dalle scene?
“Avevo tirato fuori quattro album, che mi hanno dato una popolarità inaspettata. Quando penso ad un album cerco di dare il meglio di me, ed evitare di azzeccare soltanto un pezzo e lasciare gli altri in balia dell’ascoltatore. Diciamoci la verità, capita sempre così nella maggior parte dei cd che ascoltiamo, fatta eccezioni di lavoratori di dei come Fabrizio De André. Poi ero alla ricerca di un nuovo management, dove potevo sottrarmi allo stress e alle imposizioni del mercato discografico attuale”.

 

In questo passaggio confusionario tra le prospettive di Internet e i divorzi e fidanzamenti dei colossi discografici, è davvero complicato fare il tuo mestiere?
“E’ stato sempre complicato, ma io sono convinto che la qualità vinca sempre. Ci sono canzoni che non tramonteranno mai, ed altre che ci dimenticheremo appena suona la sveglia il giorno dopo. Questo succede quando sei tentato di fare pezzi su misura, magari con una struttura più radiofonica o che funzioni meglio con questo o l’altro target di pubblico”.

 

Un musicista come te è finito tra le grinfie del reality. Mi riferisco a “Music Farm”. Perché?
“A dire il vero io sono uno che non guarda televisione. Quando il mio ex manager me lo ha proposto, ti confesso che l’ho mandato a quel paese. Mi ha cercato Gori. L’ha messa in termini di sfida musicale… Oggi non esiste più una trasmissione che metta al centro la musica a 360° e permetta a chi fa questo mestiere di tornare a suonare soltanto con uno strumento. Attualmente un video musicale lo fa anche mia nonna (ride). Music Farm mi ha dato la possibilità di rimettermi in gioco musicalmente, ma nel tubo catodico”.

 

C’è un duetto indimenticabile a Sanremo dell’anno scorso. Quello con Povia, che compare in questo tuo nuovo album. Come lo ricordi?
“E’ stato il momento di due amici che si incontrano sul palco. Accade di rado di questi tempi nella musica italiana. Povia mi ha chiamato qualche giorno prima ed io ho accettato subito. Bella emozione in una gara come quella”.

 

Se dovessi considerare un astro musicale, a chi pensi?
“A Fabrizio De Andrè. Lo sentivo spesso e adesso mi manca la sua guida in un certo senso. Poiché Fabrizio passava molto in radio e per niente in tv, si sono verificate delle situazioni paradossali. Dopo la sua morte, i giovani lo hanno conosciuto meglio e le vendite dei suoi album sono tornati in vetta alle classifiche. I geni non sono mai capiti in vita!”.

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