Fumetti a piccole dosi

Fumetti a piccole dosi

alan-ford150L’Agente Segreto X 9 (U.S.A., 1934),nato dalla penna di Hammett e dalla matita di Raymond,  è  un agente coraggioso protagonista di storie piene di suspense in uno scenario realistico. La lotta contro i criminali diventa spietata per vendicare l’uccisione della moglie e della figlioletta. Nel 1937 e nel 1945 gli sono state tributate due serie televisive.  Akira (Giappone, 1984), creato da Katsuhiro Otomo, è uno dei capolavori assoluti del manga giapponese. Questo splendido affresco post-atomico mette in scena l’ossessione nipponica per la bomba atomica. Nel 1988 è uscito un film animato che si è rivelato “epico e sperimentale”. Alan Ford (Italia, 1969 ) ha un esordio strano.  Max Bunker (Luciano Secchi) è quasi sul punto di abbandonare al suo destino il suo eroe Alan Ford. Il simpatico grafico pubblicitario, arruolato nel gruppo scalmanato T.N.T., riceve una tiepida accoglienza all’uscita nel maggio del 1969. La perseveranza viene premiata dopo il numero 26. Alan Ford è proclamato il fenomeno fumettistico degli anni settanta, anche grazie al disegno godibile del compianto Magnus (Roberto Raviola).

 

WORKING CLASS HERO – Andy Capp (Gran Bretagna, 1957 ) rappresenta i disoccupati di professione. Creato nel 1957 da Reg Smithe per le pagine del quotidiano inglese “Daily Mirror”, è il maschio aggressivo della “working class”. L’unica ammiratrice di questo incallito nullafacente è la moglie Florrie, disposta a perdonarli ogni marachella. Capp è diventato oggetto di culto nel campo della sociologia. L’orgoglio nazionalistico della Francia di De Gaulle si infiltra anche nel fumetto e trova spazio nelle storie del minuscolo guerriero gallico Asterix (Francia, 1959). Generato dall’incontro di due geni della bande dessinée d’oltralpe, René Goscinny e Albert Uderzo, questo fumetto (tradotto in 57 lingue) è un viaggio nei meandri del mondo antico per riscoprire i vizi e le virtù dei nostri antenati con un’ironia inimitabile. Come la maggior parte degli eroi statunitensi degli anni trenta, Batman (USA, 1939) ha deciso di annientare tutti i criminali per esorcizzare un dramma personale. Rispetto alle prime storie troppo macabre e violente, Bob Kane addolcisce l’uomo pipistrello mantenendo comunque le seducenti atmosfere gotiche dei primi anni. L’arrivo del suo compagno d’avventura Robin ci crea qualche imbarazzo. Latente omosessualità tra i due supereroi?

 

SEX APPEAL E MARACHELLE – L’affascinante Betty Boop (USA, 1931)  è sicuramente il personaggio più sexy della storia dei comics. Lo sdegno dei puritani americani di fronte alle strizzatine d’occhio di Betty e a quella sua giarrettiera eccitante costringe gli autori Max e Dave Fleisher ad allungarle la gonna e a comprimere la carica sensuale. Il personaggio è soppresso definitivamente nel 1939. Va ricordato che la piccola vamp è nata prima come protagonista di un cartone animato e poi è passata sulle tavole a fumetti. Mi sono sempre chiesto se Marilyn non debba qualcosa alla dolce Betty. I memorabili scherzi dei fratelli Hans e Fritz , ovvero Bibì e Bobò (USA, 1897) appaiono per la prima volta sul supplemento illustrato del “New York American Journal”. Rudolph Dirks, ispiratosi ai bambini terribili di Bosh, costruisce le storie su un’isoletta esotica e le anima con simpatici personaggi: la loro mamma, Mama, e un vecchio capitano in pensione. Qualche malizioso ha ipotizzato una mascherata attrazione tra Mama e Captain. Lui è interessato a lei solo come cuoca? Precisione maniacale per il fumettista belga Edgar Pierre Jacobs, che ha impiegato quasi quarant’anni per scrivere solo otto storie di Blake e Mortimer (Belgio, 1946). A metà strada tra la science fiction e la detective story, questo fumetto celebra il sodalizio tra lo scienziato scozzese Philip Mortimer e il capitano del servizio segreto inglese Francis Blake, entrambi catapultati in tante avventure che hanno diversi sfondi, dalla romantica Parigi alla grigia Londra, dall’avventuroso Egitto alla disperrsiva Asia.

 

PUPE E MARINAI – Il marinaio più famoso del mondo, Braccio di Ferro (Usa, 1929), creato da Elzie Segar, diviene assoluto protagonista delle sue storie a cavallo degli anni della Grande Depressione. Non tutti sanno che Popeye (tale è il nome originale, traducibile in occhio sporgente) è già comparso nel 1919 nelle strisce del Thimble Theatre. Affiancato da strampalati ma simpatici personaggi come l’ eterna fidanzata Olivia, l’ amico affamato Poldo e l’acerrimo nemico Bluto, ricorre agli spinaci per procurarsi energia. La reginetta della soap opera nipponica a fumetti si chiama Candy Candy (Giappone, 1971) ed è un’orfanella allevata alla Casa di Pony. I testi di Kyoko Mizuki e i disegni Yumiko Igarashi raccontano in duemila pagine la vita avventurosa di Candy giocando a fare il verso al romanzo d’appendice inglese e agli orfanelli sfortunati dickensiani. L’eroina dal cuore straziato ha raggiunto notorietà nel nostro Paese grazie alla serie di cartoni animati (115 episodi) trasmessi a partire dalla fine degli anni settanta.

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