Fumetti a piccole dosi IV

Fumetti a piccole dosi IV

tin-tin150Nel filone del fumetto nero, censurato e maltrattato nell’Italia perbenista degli anni sessanta, si inserisce Satanik (Italia, 1964). L’eroina ideata da Max Bunker (Luciano Secchi) e disegnata dall’inconfondibile matita di Maguns (Roberto Raviola) è una biologa di mezza età con il viso deturpato. Stanca delle umiliazioni subite, da un giorno all’altro si trasforma in una malvagia criminale. Il primo eroe negativo al femminile tutto italiano viene presentato con lo slogan “crudeltà, sadismo, avidità e violenza”. Il mito della potenza americana si veste da supereroe ed è “più veloce di un proiettile, più potente di una locomotiva, capace di scavalcare i grattacieli con un solo balzo, e’ un uccello, è un aereo… ” è Superman (USA, 1938), l’unico superstite dopo la distruzione del pianeta Krypton. Attingendo al tema del superuomo e dello sdoppiamento della personalità (l’alter ego di Superman è il giornalista Clark Kent), Jerry Siegel e Joe Shuster danno vita al supereroe più imitato della storia del fumetto. Celebrato sul piccolo schermo, al cinema e a teatro, Superman è morto il 18 novembre 1992 per mano del suo acerrimo nemico Dommsday. Niente paura, è risorto. E’ vivo, vegeto e continua a solcare i nostri cieli. Ha più di cinquanta anni e non li dimostra.

 

OLD WILD WEST – Tex Willer (Italia, 1948), il ranger del West della coppia Galeppini-Bonelli, è sicuramente la chiave di volta dell’editoria fumettistica italiana ed il primo eroe ad inaugurare nel nostro paese il formato comic-book. In una maniera intimista e scorrevole, Gianluigi Bonelli ambienta le storie di “Aquila della notte” in quei posti che hanno raggiunto il nostro immaginario attraverso i western di John Ford, Anthony Mann e Howard Hawks. Nel 1988 per festeggiare i primi 40 anni, la Bonelli editrice ha iniziato a pubblicare dei volumi giganti (conosciuti come “I Texoni”) disegnati da grandi illustratori. Come ha ribadito il compianto Bonelli padre: “Tex è l’avventura. Cosa sarebbe la vita di un uomo senza l’avventura?”. Tin Tin (Belgio, 1928) è un reporter giramondo che, assieme al suo cagnolino Miluo, si ritrova in mille avventure attraverso il Congo, l’Europa, gli States, il Tibet o l’Unione Sovietica. Hergé (Georges Rémy) non immagina che il suo personaggio dalle pagine del “Petit Vingtième” diventerà il beniamino di bande dessinée di tutto il mondo francofono. Preciso e chiaro nel disegno, verosimile nei riferimenti storico-geografici, Tin Tin resta un piccolo capolavoro dal punto di vista narrativo dove il momento drammatico viene smorzato da tonalità burlesche. A sponsorizzare l’ottimismo e il positivismo del New Deal americano, ci ha pensato il personaggio più popolare di casa Disney: Topolino (USA, 1930). Il Mickey Mouse con grandi occhi ed orecchie, nato dal genio del buon vecchio Walt e dalla matita corposa di Ub Iwerks, lotta contro chiunque voglia colpire i più deboli a metà strada tra il detective e il giornalista. L’universo di Topolino ha saputo ritrarre nella dimensione antropomorfa gli umori e i cambiamenti della società americana, incarnata anche da altri eroi e comprimari come Minni (1928), Pluto (1931), Pippo (1932), Paperino (1934), Qui Quo Qua (1937) e Zio Paperone (1947). Le storie italiane del topo più amato, firmate da autori dal calibro di Carpi, Scarpa o Cavazzano, sono le più interessanti e originali dell’intera produzione.

 

UOMINI E DONNE – Rispetto ai supereroi della sua portata, l’Uomo Ragno (USA, 1962)  vive sommerso dai problemi quotidiani. E’ uno come noi, uno qualunque che deve vedersela col pagamento dell’affitto o col frenetico mondo del lavoro. L’imbranato Peter Parker ottiene poteri straordinari in seguito al morso di un ragno radioattivo. Per vendicare la morte dello zio, comincia una spietata lotta contro il crimine. Non è forse vero che “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”? L’arrampicamuri, creato dal genio di Stan Lee e Steve Dikto, seduce ancora il grande pubblico. Lo dimostrano gli incassi al botteghino dell’ultima versione cinematografica di Spider-Man. Valentina (Italia, 1965)  esprime la voglia di libertà e spregiudicatezza propria degli anni sessanta. E’ una bella fotografa con il volto che sembra il ritratto della diva del muto Loise Brooks. Guido Crepax la plasma e le dà vita stravolgendo le tecniche del fumetto, rompendo la grammatica della composizione della pagina. Valentina ama, avrà un figlio, invecchierà come tutte le donne sul filo di una vita onirica e visionaria. Eppure lo slancio rivoluzionario di questo fumetto resta immutato, come la bellezza di questa “eroina de giorni nostri”, lontana anni luce dal fasullo rampantismo della Milano da bere. Guido Nolitta (Sergio Bonelli) e Gallieno Ferri rispolverano il mito di Robin Hood e danno vita a Zagor (Italiam 1961), l’impareggiabile difensore degli indiani e della giustizia. Nel raccontare le vicende dell’eroe allevato nella palude immaginaria di Darkwood, gli autori rompono gli schemi del western classico e costruiscono situazioni tra il fantastico e l’horror, tralasciando ogni preoccupazione di ricercatezza e di verosimiglianza.

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