Giorgio Gaber, il nostro Signor G

Giorgio Gaber, il nostro Signor G

150x150-gaberHo incontrato Giorgio Gaber tanti anni fa in un teatro a Napoli. Ci sono stati altri incontri, in occasione di altri spettacoli, sempre brevi, fugaci ma intensi. Uno scambio di poche battute, di qualche riflessione e una dedicata firmata su qualche mio vecchio album. Gaber a teatro era come un uragano, uno scossone in una giornata grigia. Riusciva persino a far saltellare dalle sedie l’impettito e pigro pubblico partenopeo delle prime file, composto da anziani e anziane signore che dopo i primi monologhi non riuscivano a resistergli.

 

GABERSCICK – In principio era Giorgio Gaberscick, scatenato rockettaro italiano che quando si muoveva sul palco faceva il verso al primo Elvis. Gaber attraversa gli anni sessanta senza perdere mai di vista la Milano dei suoi tempi, la Milano che non voleva tirare a campare ma iniziava a scrollarsi di dosso il torpore degli anni passati. Te lo leggo negli occhi, Snoopy contro il barone rosso, La risposta al ragazzo della via Gluck, Suona chitarra, La Chiesa si rinnova e ‘A pizza appartengono al Gaber giovane, quello sbarazzino e simpatico al Tecla di Milano, quello garbato all’Ariston di Sanremo, quello che mischiava malinconia e dolcezza cantando “Barbera e Champagne”, quello burlone assieme all’amico Jannacci. Si respirava nell’aria un’atmosfera musicale diversa da quella proposta dalla scontata canzonetta all’italiana che imperversava a quel tempo. Poi arriva il Signor G e tutto cambia. L’omonimo spettacolo messo in scena al Piccolo Teatro di Paolo Grassi alza il sipario su un nuovo modo di intendere la canzone, il cosiddetto “Teatro Canzone” dove il “cantattore” si fa portavoce di pensieri e riflessioni. La musica accompagna un flusso di coscienza che dal pensiero del cantautore si concretizza in parola, il verbo fatto esistenza, che penetra nello spettatore/ascoltatore. Dialogo tra un impegnato e un non so, Far finta di esser sani, Anche per oggi non si vola, Polli d’allevamento o Libertà obbligatoria sono più di complessi album/spettacolo firmati a quattro mani da Gaber e Luporini. Sono stralci in bilico tra filosofia e letteratura, un ingorgo di monologhi singolari e canzoni sull’esistenza che scorre e sulle problematiche che da essa ne derivano. Canzoni memorabili come Far Finta di esser sani, Lo Shampoo, La libertà, Destra Sinistra, Qualcuno era comunista, I soli, L’elastico, rappresentano un patrimonio inestimabile che ha contribuito a far prendere coscienza ad un’intera generazione, quella generazione che nell’album testamento “La mia generazione ha perso” (2001) si è ritrovata sconfitta perché incapace di appropriarsi dei veri valori, che nei testi di Gaber diventano universali.

 

UN GRANDE CANTATTORE – L’universalità delle vicende riflessive di questo cantastorie è paragonabile a quella shakeasperiana, e cioè ti stupisce in ogni dinamica narrativa. Nessun particolare è mai scontato e non esistono scorciatoie per aggirare l’ostacolo. In quest’ottica “la libertà diventa partecipazione” e il pensare diventa esigenza primaria dell’uomo, un movimento celebrale e dell’anima necessario per dare un senso alla nostra breve e misera esistenza. Gaber lo aveva intuito e ci ha lasciato una pregiata eredità. Resta un assillo: come fare per trasmettere l’eredità di questo poeta del novecento alle generazioni più giovani, intrappolate nel vortice dell’egocentrismo e della volgarità? Questa è la risposta che dobbiamo trovare in fretta, prima che il turbinio del nostro tempo veloce ubriachi ancora una volta le nostre coscienze. Da oggi in poi sarà difficile pensare alla vita senza Gaber. Speriamo solo che sia un brutto scherzo, che da un momento all’altro una piccola luce si accenda sul palcoscenico e la sagoma composta del Signor G venga fuori. Se così non fosse, ci toccherà rovistare tra le sue canzoni e i suoi monologhi per ricominciare ma con un’amara consapevolezza: non rinascerà più un altro Signor G. Noi faremo per sempre finta di esser sani perché abbiamo perso per sempre la voce alternativa e libera della nostra coscienza.

 

DISCOGRAFIA ESSENZIALE – Il Signor G (1970); I borghesi (1971); Dialogo tra un impegnato e un non so (1972); Far finta di esser sani (1973); Anche per oggi non si vola (1974); Libertà obbligatoria (1976); Polli d’allevamento (1978); Pressione alta (1980); Anni affollati (1981); Io se fossi Gaber (1984); Parlami d’amore Mariù (1987); Il Grigio (1989); Il Teatro Canzone (1991); Io come persona (1994); E pensare che c’era il pensiero (1995); Un’idiozia conquistata a fatica (2000); La mia generazione ha perso (2001); Gaber studio collection (2001); Io non mi sento italiano (2003).

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