Gregory Peck

Gregory Peck

peckCi sono stelle e stelle. Le stelle cadenti brillano ma prima o poi cadono e si schiantano sul suolo del percorso della vita che finisce, che si consuma e si dilegua indissolubilmente. Tuttavia, ci sono anche le stelle del firmamento, quelle che continueranno a brillare per sempre sopra di noi, al di là dei piccoli sogni di questa fragile umanità. Quei sogni che il cinema hollywoodiano ha saputo condensare nei volti di una piccola schiera di stelle di celluloide. Gregory Peck (1916-2003) fa parte di questa famiglia, una famiglia di divi e dive che l’America del rampantismo ha saputo rendere memorabili. Siamo lontani dalla volgarità e dalla meschinità dei nostri tempi, dei culti delle “veline e delle velone”, di maschietti capricciosi e narcisi che, guardandosi allo specchio, restano quasi folgorati dalla loro fasulla bellezza. 

 

DA BROADWAY A HOLLYWOOD – Questo ragazzo della California, figlio riverente dell’America moralista del novecento, fa parte di un’altra generazione. Assieme ai compianti Gary Cooper, James Stewart, Clark Gable, Cary Grant, Mister Gregory Peck ha tracciato il percorso della nascita e della fine del divismo hollywoodiano elegante e raffinato. La sua dominante presenza scenica gli veniva da una impeccabile formazione teatrale, dagli anni passati a Broadway dietro ad un sipario che purtroppo adesso è calato per sempre. Poi il cinema lo sequestra e il maestro del brivido Alfred Hitchcock lo consacra nel firmamento con “Io ti salverò” (1945) e “Il caso Paradine” (1947), mentre Vidor dimostra con “Duello al Sole” (1947) che Gregory Peck è una stella promessa ed è già ad un passo dalla leggenda. Nonostante il film non bissò il successo di “Via col Vento”, diede all’attore californiano l’opportunità di misurarsi e mettersi alla prova: quello sguardo intenso, quel viso imbronciato e quel suo glamour ineccepibile conquistano il pubblico di tutto il mondo. E’ l’inizio di un mito che matura in una serie di ruoli indimenticabili, che toccano tutti i registri: dal brillante al drammatico.

 

VACANZE ROMANE – Memorabile nella parte di un giornalista scanzonato al fianco della bellissima Audrey Hepburn in “Vacanze Romane” di Wyler (1952), insuperabile nei panni del capitano Achab in “Moby Dick, la balena bianca” di Houston (1956), convincente nel personaggio del perseguitato nel “Promontorio della paura” di Lee Thompson (1962) e, perfetto nel ruolo di un avvocato nel “Buio oltre la siepe” (1961), capolavoro indiscusso del cinema giudiziario statunitense che gli valse un meritato oscar. Potremmo andare avanti ancora per un po’ a tirar fuori dalla scatola della sua carriera, un cumulo di successi, memorie e presentimenti di un tempo che non torneranno più per questo divo “poco divo” moderato e cattolico, emblema di un’America che oramai sembra non esistere più.

 

RICORDI – Chi scrive ha visto la filmografia completa di Peck. Appresa la notizia della sua scomparsa, ha tirato fuori dal suo archivio alcune sequenze indimenticabili di “Vacanze Romane” di William Wyler, un concentrato di buoni sentimenti, classe e spontaneità. La sequenza del giornalista vespista (o vespaiolo, perdonate il neologismo!) che scorazza per Roma con la sua bella principessa Audrey Hepburn, è entrata nell’immaginario collettivo dell’american way of life che incontra uno stile di vita italiano, più sempliciotto e povero, ma anche più tragicamente vero. Basta uno sguardo di Peck, un sorriso della Hepburn e un’inquadratura delicata e luminosa di Wyler per darci ancora la lezione che il buon cinema si può fare anche senza la volgarità di plastica di questo nostro tempo. Oggi, da accorti spettatori, ci permettiamo di cambiare il finale di questa pellicola. Del resto, a quei tempi in una società perbenista e bigotta non sarebbe potuto essere altrimenti, l’amore tra un giornalista e un membro di una casata reale era assolutamente bandito. L’ultimo omaggio a Peck, alla sua storia, alla sua intensa carriera: nell’ultimo scorcio di “Vacanze Romane”, facendo storcere il naso a tutta la stampa benpensante del film, la principessa prende per mano il suo giornalista e se lo porta per sempre con sé, lontano da occhi indiscreti, ieri in un film, oggi da qualche parte lassù dove le stelle del cinema continuano a brillare. Sopra di noi, sulle nostre coscienze, sui nostri sogni di cartapesta. E’ una speranza ribelle questo nostro addio a Gregory Peck…

 

FILMOGRAFIA ESSENZIALE – Tamara figlia della steppa (1944); Le chiavi del paradiso (1944); Io ti salverò (1945); La valle del destino (1945); Il cucciolo (1946); Barriera invisibile (1947); Il caso Paradine (1947); Passione selvaggia (1947); Cielo giallo (1948); Duello al sole (1948); Cielo di fuoco (1949); Il grande peccatore (1949); Romantico avventuriero (1950); L’avamposto degli uomini perduti (1951); Le avventure del capitano Hornblower (1951); Davide e Betsadea (1951); Le nevi del Chilimangiaro (1952); Il mondo nelle mie braccia (1952); Vacanze romane (1953); Il forestiero (1954); Gente di notte (1955); Pianura Rossa (1956); Moby Dick, la balena bianca (1956); L’uomo del vestito grigio (1956); La donna del destino (1957); bravados (1958); Il grande paese (1959); 38 parallelo, missione compiuta (1959); l’ultima spiaggia (1959); Adorabile infedele (1959); I cannoni di Navarone (1961); La conquista del West (1962); Il buio oltre la siepe (1962); Il promontorio della paura (1962); Capitan Newman (1963); …E venne il giorno della vendetta (1964); Mirage (1965); Arabesque (1966); Abbandonati nello spazio (1969); L’oro di Mackenna (1969); La notte dell’agguato (1969); La lunga ombra gialla (1969); Un uomo senza scampo (1970); Il solitario di Rio Grande (1971); La mia pistola per Billy (1974); Il presagio (1976); MacArthur il generale ribelle (1976); I ragazzi venuti dal Brasile (1978); L’oca selvaggia colpisce ancora (1980); La protesta del silenzio (1987); Old Gringo (1989); I soldi degli altri II (1991); Cape Fear (1991); Ritratti (1993).

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