Halloween

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Halloween

Da diversi anni anche in Italia si è diffusa la festa di Halloween, di origine anglosassone che viene puntualmente festeggiata il 31 ottobre. L’etimologia della parola deriva dall’inglese “All Hallowed Eve” (Vigilia di Tutti i Santi), successivamente abbreviato in “Hallow-e’en” ed infine in “Halloween”. Le origini di questa festività risalgono a circa 2000 anni fa, all’epoca degli antichi druidi celti, che si erano stanziati in un territorio comprendente l’attuale Francia, Inghilterra, Galles e Scozia. Quest’antica popolazione celebrava la vigilia del nuovo anno, il 31 ottobre, in onore di Samhain, il principe della morte. I Celti credevano, infatti, che in questo giorno solenne gli spiriti malvagi dei defunti ritornavano per creare confusione e caos fra i viventi ed utilizzavano questo momento per placarli. Insomma, questo rituale segnava anche il passaggio dalla “stagione calda” alla “stagione fredda delle tenebre”. Gli antichi romani, che celebravano la festa dei morti il 21 febbraio attraverso le “feralia” ed onoravano Pomona, la dea de giardini, il 1 novembre, mescolarono e confusero le loro tradizioni entrando in contatto con le popolazioni nordiche. Al fine di soppiantare questi rituali pagani, nel VII secolo d.C., la Chiesa Cattolica introdusse la festa di Tutti i Santi, da celebrare il 13 maggio e spostata al 1 novembre nell’835 da Papa Gregorio III.

NELLA NOTTE DELLE STREGHE – Il simbolo più popolare di Halloween è la zucca intagliata con la faccia poiché una leggenda irlandese narra di un ubriacone di nome “Stingy Jack” che ha venduto l’anima al diavolo per pagare i suoi debiti di gioco. Lo incontrò nella notte di Halloween e gli offrì da bere. Dopo aver bevuto, Jack lo imbrogliò e lo fece trasformare in una moneta per pagare il conto. Per liberarsi, il diavolo promise al vecchio ubriacone che lo avrebbe lasciato in pace per dodici mesi. Jack acconsentì pensando che avrebbe avuto tutto il tempo per cambiare e mettersi sulla retta via. Quando Jack morì, il principe delle tenebre gli impedì l’accesso all’inferno e lo costrinse a peregrinare sulla terra. Cercando un posto per riposare, mangiò una rapa e Satana gli lanciò un pezzo di carbone ardente dalle fiamme dell’inferno. Jack, disperato per la sua ricerca, prese il carbone e lo mise nella rapa per illuminare il suo cammino. Da allora, quando si vedono i fuochi fatui, ovvero quelle luci fosforescenti che a volte appaiono vicino alle paludi dopo il tramonto, c’è l’usanza di dire che sia Jack con la sua lanterna (Jack-O-Lantern) alla ricerca di un luogo di riposo. Inizialmente come simbolo di Halloween venivano usati i cavoli di rapa. Quando ai primi del 1800, gli irlandesi e gli scozzesi emigrarono negli Stati Uniti e si resero conto che le rape americane erano piccole, si cominciò ad utilizzare la zucca. Da allora la festività si è evoluta enormemente.

ALTRI SIMBOLI – I colori tradizionali sono il nero e l’arancione. Il primo è un colore delle divinità pagane che governano il mondo dei morti ed è usato da molte streghe al fine di ostacolare il maligno e neutralizzare energie negative. Il secondo, essendo il colore delle zucche e delle foglie d’autunno, evoca lo spirito delle stagione. A parte i simboli di Halloween, dai pipistrelli alle streghe, il motto di questa festa che tutt’oggi diverte ancora grandi e piccini è senza dubbio:”Dolcetto o scherzetto?”. Sappiano bene che nella “notte delle streghe”, come vuole la tradizione, dobbiamo preparare un po’ di ghiottonerie da regalare ai nostri visitatori se non vogliamo essere vittime di una spiacevole beffa. Questa caratteristica del “Trick-or-treat” (dolcetto o scherzetto) deriva da una pratica europea del IX secolo d.C., chiamata in inglese “Souling” e tradotta letteralmente in “elemosinare anima”. Nel giorno di Ognissanti, i primi Cristiani vagavano di villaggio in villaggio elemosinando per un po’ di “pane d’anima”, ovvero un dolce a forma quadrata con l’uva passa (come il nostro “pane ramerino”). Più dolci ricevevano, più preghiere promettevano per i parenti defunti dei donatori. A quel tempo, infatti, si credeva che i morti rimanessero nel limbo per un certo periodo e che le preghiere anche fatte da estranei potessero rendere più veloce il passaggio in paradiso.

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