I Flinstones

I Flinstones

50 candeline in Casa Flinstones

“Yabadabaduu!”, il grido di Fred nel celebre cartone animato I Flinstones (Gli Antenati), è una sorta di strillo liberatorio, un ululato anticonformista nell’America degli anni sessanta. E pensare che c’è chi è convinto che i cartoni animati siano ancora “argomenti da ragazzini”. In casa Flinstones si festeggiano 50 anni. Perchè non unirsi a Fred e a tutta l’allegra brigata? La premiata ditta Hanna-Barbera preme a più non posso sull’acceleratore della propria immaginazione per catapultare la media borghesia statunitense nell’era primitiva, per salvaguardarla inconsciamente da quello che sarebbe accaduto. Quando il primo episodio della serie arriva sul piccolo schermo nel 1960, il popolo yankee respira ancora l’aria pulita degli idilliaci anni cinquanta. All’orizzonte non si intravede ancora il declino minaccioso della guerra fredda, l’assassinio di John Kennedy, gli scontri razziali, la perdita del “profeta nero” Martin Luther King, la bufera e i disorientamenti delle contestazioni o la fanghiglia della guerra del Vietnam.

 

50 CANDELINE – I Flinstones sono una tranquilla famiglia che vive nella città di Bedrock: l’esuberante Fred, la dolcissima moglie Wilma, il vispo dinosauro Dino, e la figlia Ciottolina. Fred è molto irascibile e non provate mai a toccargli la sua grande passione: il bowling. E’ davvero sacrilego fare un gesto simile, soprattutto quando c’è l’amico fedele con cui fa coppia fissa, Barney Rubble. Barney è sposato con l’adorata Betty, che condivide un sincero rapporto d’amicizia con la moglie di Fred. Non provate mai a disturbare Betty e Wilma nelle loro lunghe conversazioni, mentre fanno shopping e tirano fuori un mucchio di pettegolezzi. Questi simpatici personaggi hanno tenuto compagnia il pubblico del piccolo schermo per 166 episodi, trasmessi negli USA ininterrottamente dal 1960 al 1966. Sembra un’anomalia del tempo, ma la città dove vivono i Flinstones e i loro amici è vestita di modernità: ci sono centri commerciali, alberghi lussuosi, drive-in dove per godersi un bel film e luoghi per svagarsi. Di primitivo c’è poco e niente, se non il volto scenografico. Persino Fred se ne va a zonzo con l’auto, pedalando per farla marciare. Almeno non dovrà fare a cazzottate con gli arroganti benzinai sugli aumenti repentini del prezzo del carburante!

 

DOPPIO SIGNIFICATO – La formula del successo del cartone animato è dovuto a questa preistoria ridisegnata, che Hanna e Barbera dipingono con i pennelli della modernità. I Flinstones sono una famiglia di cavernicoli, ma vivono lo stress della famiglia media americana. Fred si dimena a risolvere i problemi lavorativi, Wilma armeggia in cucina e si impegna a far funzionare la famiglia. Tuttavia, gli elettrodomestici abbondano in casa: dal televisore alla lavatrice. Siamo o no nella preistoria? E la corrente elettrica per alimentarli? C’è un piccolo dinosauro, sempre in allerta per farli funzionare. Sit-com a cartoni animati, i Flinstones anticipa già le smanie della famiglia moderna, la corsa al consumismo, e il desiderio malsano di chiudersi all’interno di club esclusivi. Non è un caso che il maschilismo di Fred sgoccioli nel club di soli uomini, il Real Ordine del Bufalo d’acqua. Fred, Wilma e compagnia hanno avuto anche una versione lanciata nel futuro con i Jetsons (I pronipoti, 1962), parodia tagliente delle città di domani, contaminate da astronavi, aggeggi elettronici e inviasioni di robot. Infine, i Flinstones sono approdati al cinema nei primi anni novanta con due lungometraggi: “I Flinstones” (1994) e “I Flinstones – Viva Las Vegas” (2000).

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