Il circo

Il circo

150x150-circoA metà strada tra magia, favola e sogno, il Circo è uno spigolo unico del vecchio carrozzone dello spettacolo. Quando i nostri genitori ci accompagnavano da bambini sotto quel tendone incantato, restavamo travolti dallo stupore: la smorfia di un clown, la scioltezza di un giocoliere o l’audacia di un trapezista bastavano a farci respirare l’aria di un altro mondo. Sì, un mondo alternativo e caleidoscopico attraverso cui perforare e mettere alla prova la lungimiranza della nostra immaginazione. Solleticando la memoria storica, si ritrovano nel circo le atmosfere del teatro di strada, delle lanterne magiche sparse qua e là nei Luna-park e dei palcoscenici ambulanti che animavano i vicoli di un tempo, dei piccoli paesi dimenticati.

 

ARTE E MESTIERE – Il circo è un mestiere che non si inventa ma si tramanda di generazione in generazione, con sacrifici e con passione, in un continuo vagabondare in posti diversi.Ritrovando volti noti e meno noti, ci tornano in mente il clown italiano Joe Grimaldi, citato persino dallo scrittore inglese Charles Dickens, o il fondatore del circo moderno Giancarlo Pretini, che traccia nuovi risvolti nel percorso evolutivo di questa forma di spettacolo. Se poi andiamo più indietro nel tempo, incrociamo nel ‘700 gli spettacoli equestri nei maneggi e nei teatri di Philip Astley, che rievocano gli antichi fasti del “Circus Maximus”. E’ inutile nascondere la crisi che da diversi anni ostacola il lavoro delle maggiori famiglie circensi italiane, dagli Orfei ai Medrano. L’impegno di questi artisti resta lo stesso, nonostante la tenacia non basti a catturare quella grande fetta di pubblico, fatta di adulti e piccini. Nello star-system circense, Moira Orfei incarna senza ombra di dubbio la diva per eccellenza. In piena attività con un circo tutto suo da oltre quaranta anni, la bella Moira ha toccato le città di mezzo mondo, da Berlino a Instambul, da Atene a Zagabria, confermando ancora una volta la lunga tradizione del circo italiano. Nelle pagine della cronaca del 1977, è rimasta celebre la sua sosta prolungata con 100 artisti in Medio Oriente, che necessitò l”intervento del Ministero degli esteri.

 

IL CIRCO E IL CINEMA – Tuttavia, chiunque sia a guidarlo, il circo resta anche uno “zoo viaggiante” che riporta in prima in linea il rapporto tra l’uomo e gli animali. Si riapre un dialogo mai terminato, e così le tigri, i cammelli, gli elefanti, le zebre o i cavalli tornano sotto i riflettori di questo micro universo. E’ difficile a questo punto non pensare all’indifeso Dumbo, vittima della commovente storia di Walt Disney. Il circo ha affascinato diversi registi che ne hanno saputo raccontare le mille sfaccettature: da Charlie Chaplin a Federico Fellini. Il circo è per il regista americano, così come per quello della “Dolce Vita”, il bacino della spontaneità che muove i fili della giostra della vita. Per il braccato Charlot (Il Circo, 1928), esso diventa un sicuro rifugio ma anche il luogo per scuotere le coscienze. Così l’equilibrista Charlot dovrà fare i conti con i suoi limiti di disadattato nei confronti di una società che lo rifiuta, lo emargina, lo confina tra i diseredati. E’ il clown ad indossare la maschera dell’artista “outsider”, dell’escluso che si rimette continuamente in gioco. Così gli irriverenti pagliacci – secondo l’occhio scrutatore di Federico Fellini – diventano “aberranti, grotteschi, ciabattoni e straccioni… ambasciatori ubriachi e deliranti di una vocazione senza scampo”. E’ il flusso delirante dell’arte circense.

 

FILMOGRAFIA – Il Circo di Charlie Chaplin (USA, 1928), Dumbo di Walt Disney (USA, 1941), Il circo a tre piste di Joseph Povney (USA,1954), Trapezio di Carol Reed (GB, 1956), Il Circo e la sua grande avventura di Henry Hathway (USA, 1964), I clowns di Federico Fellini (Italia/Francia/Rft, 1970), Il circo di Tati di Jacques Tati (Francia/Svezia, 1974).

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