Il presepe

Il presepe

150x150-presepeIl presepe è certamente uno dei simboli natalizi più significativi. A Napoli, in modo particolare, la rappresentazione della natività è un vero culto tanto che in ogni casa partenopea è immancabile. Nel celebre dramma “Natale in Casa Cupiello”, Eduardo De Filippo accosta addirittura “‘o presebbio” alla messa in scena della vita tra finzione e realtà, in bilico tra quotidianità e tragicità, che si sviluppa proprio nella ritualità dell’allestimento della natività. Nel 1223 a Greccio, in Umbria, per la prima volta la Messa di Natale viene arricchita con un presepio vivente, ideato da san Francesco. Il termine, di derivazione latina, indica la stalla e anche la mangiatoia che si trova in quell’ambiente, propriamente ogni recinto chiuso.

 

LE ORIGINI – Il primo presepio inanimato è quello che Arnolfo di Cambio scolpisce nel legno nel 1280 e del quale oggi si conservano le statue residue nella cripta della Cappella Sistina di S. Maria Maggiore a Roma. La tradizione partenopea si sviluppa a partire dal 1470 con i fratelli Giovanni e Pietro Alemanno, con un presepe minimalista formato da figure lignee di grandezza quasi naturale. Tuttavia, la prima descrizione di un presepe con pastori in terracotta dipinta si trova in un atto notarile del 1532: la grotta è in primo piano con la Sacra famiglia ed è circondata da pastori in adorazione, i Re Magi, e gli Angeli. Il paesaggio è dominato da diversi monti con altri pastori accompagnati da greggi, Angeli in volo, e diversi animali. Nel corso del XVI secolo si diffondono due tipologie di pastori, quelli in legno e in terracotta, che diventarono di dimensioni più piccole, rispetto a quelli quattrocenteschi, verso la fine del secolo. Tuttavia, è soltanto nella prima metà del XVII secolo che incrociamo i primi artigiani che si dedicano alla realizzazione di pastori, come l’indimenticabile Michele Perrone, celebre anche per le sue sculture lignee, o i suoi fratelli Aniello e Donato. L’introduzione dei primi pastori in cartapesta, di dimensione più piccola rispetto ai precedenti, e di manichini di legno vestiti di stoffa e con gli arti snodabili contraddistinguono il presepe settecentesco. I pastori possono adesso assumere diverse posizioni e conferire una maggiore teatralitàalla messa in scena della natività . Addirittura alcuni personaggi dispongono di un incavo per alloggiarvi la “pettiglia” della testa oppure sono calvi per poter portare parrucche intercambiabili.

 

IL ‘700 – Nella rappresentazione presepiale del ‘700 ci sono tre elementi predominanti: la Natività allestita nella grotta-stalla, l’Annuncio della buona Novella ai pastori dormienti e la Taverna con i clienti che cenano. Pertanto, all’interno della stalla troviamo sempre la Madonna seduta su di un sasso e San Giuseppe in piedi in una grotta-stalla, mentre il resto dell’assetto scenografico è contornato da una serie di componenti che consente al presepe napoletano di raggiungere il suo splendore più alto.  Pensiamo alla plasticità del volto di ogni singolo pastore, ai quadretti di vita quotidiana che rievocano la cultura di quel periodo, o alla densità di particolari che mettono a confronto la semplicità del popolo con i privilegi della nobiltà. L’abbigliamento dell’epoca o gli strumenti di lavoro tipici dei mestieri praticati danno verosimiglianza al paesaggio cittadino o campestre, dominato da diversi ambienti: mercati, taverne, abitazioni, casali, rovine di antichi templi pagani. Tra le collezioni private più importanti si segnala quella del principe Emanuele Pinto, apprezzata persino dai reali austriaci, dominata da uno splendido corteo di Re Magi. Nell’Ottocento, se da una parte il presepe perde la sua misticità per trasformarsi sempre di più in una rappresentazione profana, dall’altra si diffonde a livello popolare entrando nelle case della gente. Così diventa tradizione, in occasione del Natale, costruire il presepe in casa con statuine in gesso o terracotta, carta pesta e altro.

 

STILI DIVERSI – E’ evidente a questo punto che, con la scomparsa dei grandi raggiunge l’acme tra il 1950 e il 1960, quando nelle case arriva un nuovo concorrente: l’Albero di Natale, simbolo del boom economico e della standardizzazione delle atmosfere natalizie. Tuttavia, negli ultimi venti anni, grazie anche a mostre e fiere, il presepe è rifiorito ed è ritornato nell’immaginario collettivo, ma contraddistinguendosi per il connubio tra sacro e profano.

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