La radio

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150x150-radioIl 6 ottobre 1924 la radio entra ufficialmente nelle case degli italiani. La voce è quella di Maria Luisa Boncompagni che tiene compagnia gli ascoltatori con musica classica, bollettino meteorologico, e notizie sulla borsa. Sono passati esattamente più di 80 anni da quando l’Unione Radiofonica Italiana, fondata il 27 agosto dello stesso anno, taglia i nastri per dare il via alle prime trasmissioni via etere. Tuttavia, “il miracolo radiofonico” è già avvenuto prima, allorché il giovane Guglielmo Marconi trasmette il primo segnale in alfabeto morse senza il supporto di fili dalla sua casa di Pontecchio. Siamo nel 1894.Da allora, questo “mezzo camaleontico per eccellenza” non ha più smesso di raccontare e fare compagnia a più generazioni attraverso epoche: dal fascismo agli anni del boom, dagli anni di piombo alla fine della Prima Repubblica, nei salotti borghesi o nei vicoli, in auto o nei bar. Lo stile radiofonico cambia parallelamente all’italiano medio fino a rimpicciolirsi ed intrufolarsi in ogni angolo della sua quotidianità.

 

DAL FASCISMO AGLI ANNI ’50 – Così l’autoradio o la radio-cuffia nel taschino della giacca diventano “il primo medium mobile e personale della storia”, anticipando persino i cambiamenti di linguaggio. Infatti, viene sperimentata la programmazione a flusso dove le informazioni si rivelano tempestive ed immediate, conquistando anche il più distratto tra gli ascoltatori. Ma cosa è accaduto in questi ultimi ottanta anni? Il regime fascista riconosce subito la versatilità del nuovo mezzo, tanto che l’Agenzia Stefani designata dal governo a fornire notizie è gestita da un fedelissimo di Mussolini. Nel 1925 nasce il Radiorario, settimanale ufficiale dell’URI, e si comincia a trasmettere, oltre che da Roma, anche dalla sede milanese. Tre anni dopo, l’URI diventa Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche (EIAR), il cui ruolo primario vuole essere quello di “coniugare informazione, divertimento e notizie politiche”. Nel 1938 in Italia la radio già conta un milione di abbonati e, l’anno dopo, la Radiomarelli commercializza un piccolo gioiello, il Balilla, che conquista una buona fetta di acquirenti. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la radio diventa strumento propagandista del regime, anche se clandestinamente cominciano a trasmettere Radio Mosca e Radio Vaticana. Al termine del conflitto, mentre l’Italia passa dalla monarchia alla repubblica, comincia la ricostruzione dei ripetitori danneggiati per mezzo della RAI – Radio Audizioni Italia, che nella fine del 1951 battezza tre Programmi Nazionali a diffusione nazionale. Tra le proposte, oltre a radiodrammi e qui, c’è anche “Radiosera”, una sorta di notiziario con tante rubriche, che debutta sul Secondo Programma il 30 dicembre dello stesso anno dalle 20.00 alle 20.30.

 

L’ARRIVO DELLA TV – Con l’avvento della televisione nel 1954, la radio si adegua alla concorrenza con un palinsesto, ricco anche nella fascia notturna, che soddisfi il proprio pubblico e la RAI caratterizza la programmazione in base ai canali: Il primo canale si specializza sull’informazione, il secondo e il terzo su musica e teatro. L’Italia del boom ritrova la radio in una seconda giovinezza con appuntamenti memorabili come il quiz di Mike Buongiorno “Il motivo in maschera” (1954); “Le letture dantesche” affidate a Foà e Albertazzi (1957); lo sport di “Tutto il calcio minuto per minuto” (1960); il “Gran Varietà” del Secondo Programma (1966); il contenitore “Vi parla Alberto Sordi” (1968), e così via.  Mentre nel 1962 la Presidenza del Consiglio affida alla RAI la produzione di notiziari radiofonici per l’estero, la filodiffusione comincia ad essere stereofonica e l’avvento del transistor consente al mezzo radiofonico di diventare più piccolo e alla portata di tutti. Fuori c’è aria di rivoluzione, l’autunno caldo e la contestazione giovanile. Anche negli studi radiofonici tira aria di cambiamento e ne sono testimonianza alcuni programmi innovativi dove gorgheggiano “chiacchiere leggere” e “nonsense a più non posso”. Primo fra tutti, “Chiamate Roma 3131”, in onda dal 7 gennaio 1969 dal lunedì al venerdì dalle 10.40 alle 12.15, è la prima trasmissione quotidiana in diretta telefonica con gli ascoltatori. Condotta da Gianni Boncompagni, Franco Moccagatta e Federica Taddei, il programma raggiunge i dieci milioni di ascoltatori.

 

GLI ANNI ’70 E ’80 – Con “Alto gradimento”, in onda dal 7 luglio 1970 al 2 ottobre 1976, la premiata ditta Renzo Arbore & Gianni Boncompagni porta rinnovamento e creatività, facendo oramai calare il sipario sugli anni di monopolio del servizio pubblico. Il 10 marzo 1975 nasce Radio Milano International, la prima emittente radiofonica commerciale che segna il boom del fenomeno delle radio libere in Italia, mentre la riforma RAI apre al rinnovamento. Nel 1976, le reti radiofoniche del servizio pubblico diventano Raiouno, Radiodue e Radiotre, mentre le radio private prendono il sopravvento: Radio Popolare (1976), Radio Radicale (1976), Radio Studio 105 (1976), Radio Dimensione Suono (1978), Radio Italia (1982), Lattemiele (1982), Radio Deejay (1982), RTL 102.500 (1987).Nel corso degli anni ottanta la radio si adegua sempre di più alle nuove tecnologie. Nel 1984 comincia la fase sperimentale di diffusione di programmi per calcolatori tramite la Terza Rete radiofonica. L’11 maggio dell’anno dopo, per otto settimane, parte “Radiotext”, programma telematico di Radiotre in parte registrabile dagli ascoltatori sul proprio PC. Inoltre, nell’ottobre del 1989 prende il via nel nostro paese la sperimentazione dell’ RDS (Radio Data System), che risolve il problema della ricezione in movimento delle emittenti radiofoniche e consente di ricevere informazioni aggiuntive sul display del proprio apparecchio.

 

L’EPOCA DI INTERNET – Con la diffusione di Internet nella seconda metà degli anni novanta, la maggior parte delle emittenti radiofoniche è presente in rete e così la web-radio sembra una realtà definitivamente affermata. Oggi, attraverso il web, si può personalizzare il proprio palinsesto e ascoltare il programma preferito quando si vuole. Dal 19 aprile 1996, il giornale radio Rai è il primo ad approdare su Internet con link di approfondimento. La radio compie ottanta anni ed è al passo con le nuove tecnologie ed è indenne dall’usura del tempo perché oggi è molto amata dai giovani, forse più di quanto non lo fosse ieri.

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