Mark Knopfler, Milano 15 aprile 2008

Mark Knopfler, Milano 15 aprile 2008

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Mark Knopfler apre il concerto da solista e, appena abbandona le dita sulla sua Stratocaster, ritorna l’assillo: torneranno mai assieme i Dire Straits? Quel rock british dalla prima a l’ultima canzone ha galoppato gli anni ottanta con una serie di sterzate tra country, blues e jazz, lasciando all’ascoltatore alcuni tappeti strumentali davvero indimenticabili. La band fondata da Knopfler si è sciolta tredici anni fa, e da allora non se ne hanno più notizie. Al di là di ogni speranza, il pubblico si gode questo show , perché il virtuoso di chitarrista di Glasgow si è costruito una carriera apprezzata da solista. Al centro del palco c’è un cono di luce ad illuminare una chitarra, e lui puntualissimo arriva in jeans: “E’ bello essere qui di nuovo”, esordisce e riscalda così gli animi del pubblico. Ad aprire è Cannibals, ma ci godiamo dal vivo alcune incursioni nel suo ultimo disco, Kill to get Crimson, che cosparge essenze di folk. Questi pezzi nuovi inforcano energia e dolcezza come True Love Will Never Fade e The Fish and the Bird. Tra lunghi applausi e standing ovation, l’anima dei Dire Straits si prepara dal trampolino di lancio per un tuffo nostalgico: la tastiera di Matt Rollings accenna un paio di note e si fa presto a riconoscere Romeo and Juliet, una delle più belle suite degli ultimi trenta anni. L’affiatata band sta al gioco e la chitarra di Knopfler flirta con il violino di John McCusker per una meravigliosa esecuzione di Sultan of Love. Tira ancora aria calda quando un battimano ritmico accompagna Telegraph Road. Due ore di musica non bastano e il bis si prolunga sullo sciame musicale di So Far Away. Imperdibile assolo nel finale, concerto da raccontare per chi c’era.

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