Mc Donald’s

Mc Donald’s

150x150-mc-donaldsQuarantacinque milioni di persone in tutto il mondo entrano ogni giorno da Mc Donald’s. Dai primi anni novanta, la maggior parte degli italiani predilige il fast food come tipo di ristorazione. Per non parlare degli adolescenti, che ne hanno fatto un vero punto di ritrovo, così come accadeva a Fonzie e ai suoi amici alla tavola calda di Arnold’s nel telefilm “Happy Days”. Mentre i giovanissimi stanno mettendo a rogo i ristoranti classici, il fast food entra sempre di più nel costume. Eppure in America questo sistema di ristorazione risale agli anni cinquanta. Nonostante le crisi altalenanti, Mc Donald’s non può affatto lamentarsi. Oramai nascono come funghi in ogni angolo delle nostre città. Solo in Italia se ne contano più di trecento. Rivolgiamo la domanda a tutti i golosoni ed appassionati dei panini tondi con l’hamburger: sapete chi era Ray Kroc, il deus ex machina di questa catena di ristorazione milionaria?

 

HAMBUNGER MADE IN CALIFORNIA – Tutto comincia nel 1937 in una cittadina della californiana. A San Bernardino i fratelli Richard e Maurice McDonald aprono un piccolo ristorante e cominciano a sfornare hamburger per gli abitanti del luogo. Dopo 17 anni di attività, ricevono la visita di Ray Kroc, un commesso viaggiatore che distribuisce frullatori multiuso. Il commerciante cinquantaduenne ha fiuto e rimane colpito dal sistema a catena di montaggio, adottato dai due fratelli per l’incremento dell’attività. Si offre ai McDonald come agente licenzatario e il 15 aprile 1955 apre il primo ristorante a Des Plaines, nell’Illinois. In un primo momento Kroc è interessato soltanto a piazzare più frullatori possibili. Il successo dell’apertura del primo franchising è tale da spingere il commerciante americano ad andare avanti in un’impresa che, nel solo primo giorno, gli ha fatto incassare la strepitosa somma di 399 dollari. Comincia la scalata verso il successo seguendo una sola parola d’ordine: “Qualità, servizio, pulizia e vantaggiosità”. I ristoranti si moltiplicano in tutti gli Stati Uniti e nel 1959 a Chicago apre il Mc Donald’s n.100.

 

IL BRAND – Il mitologico marchio della “M gialla” comincia a varcare i confini statunitensi con il Canada (1967) e il Giappone (1971). Gli abitanti del Sol Levante vengono convinti che, soltanto mangiando hamburger e patatine fritte, diventeranno “alti, biondi e con la pelle bianca”. Non è uno scherzo della genetica ma di un’aggressiva campagna pubblicitaria. Anche l’Europa cede al fascino irresistibile dei fast food: nel 1971 viene inaugurato ad Amsterdam il primo Mc Donald’s d’oltre oceano. Quindici anni dopo, tra polemiche e irritazioni da intellettuali, toccherà anche a l’Italia. Nel 1986, infatti, a piazza di Spagna a Roma sorge Mc Donald’s, provocando molteplici proteste. I francesi invece sono più agguerriti e nel 1993 riescono a bloccare l’apertura del fast food a stelle e strisce sotto la Torre Eiffel. L’espansione è planetaria e, dopo la caduta del muro di Berlino, il Big Mac arriva persino sulla tavola dei moscoviti e dei cinesi. Allo stato dei fatti, i numeri parlano chiaro: 30.000 locali in tutto il mondo per un totale di oltre 2 milioni di dipendenti. Odore di crisi? Di recente, secondo un’inchiesta del settimanale Time, le vendite sono calate. Infatti, i dirigenti americani stanno adottando nuove strategie di mercato così come hanno fatto nei vari decenni introducendo nuove pietanze: dal Fillet-o-Fish (1964) al Big Mac (1968), dal Chicken McNuggets (1983) al più recente Happy Meal per i bambini.

 

IL SELF-MADE MAN – La leggendaria storia di Kroc e dei fratelli Mcdonald ci riporta tra le dune del sogno americano e del “self-made man”, ovvero l’uomo che si fa da sé. Tutto è nato da un panino ed è andata a finire sulla rotta di una colonizzazione alimentare. L’ennesima conquista statunitense che ha sbarazzato via con arroganza la nostra succulenta gastronomia mediterranea. I nostri piatti sono amati ed apprezzati in tutto il mondo. Resta un problema: non abbiamo mai avuto il senso dell’impresa e ci lasciamo poco tentare dal rischio di un sogno.

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