Meteore e plagi al Festival di Sanremo I

Meteore e plagi al Festival di Sanremo I

Il teatro Ariston di Sanremo

Pensando al Festival di Sanremo, la tentazione è forte nel riaprire i cassetti della kermesse più amata dagli italiani. A malincuore è facile imbattersi in nomi che, nonostante abbiamo provato l’ebbrezza di salire sul palcoscenico dell’Ariston, sono scomparsi dalla scena musicale e sono entrati a far parte della lista delle meteore irrecuperabili. Mi viene subito in mente Alessandro Canino, che nel 1992 ci ha tormentato per tutto l’anno con la canzone “Brutta”, che si era piazzata al sesto posto. Il furor di popolo convince il santo patrono “Pippo Baudo” a inserirlo nei big nelle edizioni successive con due pezzi orribili: “Tu tu tu” e “Crescerai”. Canino viene squalificato e nessuno se lo ricorda più. Qualcuno giura di averlo visto di recente in qualche piano bar a riproporre la sua trilogia adolescenziale.

 

METEORE DA RIMPROVERO – Altro volto sanremese scomparso è Alessandro Errico, amato dalle focose adolescenti fin dai tempi in cui cerca di farsi notare nella trasmissione “Amici” di Maria De Filippi. Nel 1995 approda a Sanremo con “Il grido del silenzio”, che si piazza undicesima ma vende un discreto numero di copie. Quando entra nell’olimpo dei big con la zuccherina “E penserò al tuo viso”, la sua carriera si ferma. Nessuno lo ha più visto in giro. Stessa sorte è toccata agli insipidi Ragazzi italiani, brutta copia all’italiana dei Take-That, sostenuti dalla zia Mara (Venier) di Domenica In… Direttamente dal contenitore domenicale, approdano a Sanremo nel 1997 con l’orecchiabile “Vero amore”. Il quintetto belloccio cerca di cavarsela alla meglio, ma quell’anno vengono resi noti solo i primi tre posti. Fortuna per loro che adesso sono completamente scomparsi dalla circolazione, eccetto Alessandro La Rocca che è finito nella centrifuga del reality-show. Lo abbiamo visto nella trasmissione tv di “Il Ristorante”, il reality condotto da Antonella Clerici.E cosa dire di Barbara Cola, la figlioccia di Gianni Morandi? L’ex corista del cantante di Monghidoro, nel 1993 arriva al secondo posto con “In amore”, cantata in coppia con lo stesso Morandi. Questo pare un buon trampolino di lancio. Ma come dicono i saggi, non tutte le ciambelle riescono con i buchi. Il primo album della Cola nessuno se lo ricorda più e anche questa “protetta” finisce nel dimenticatoio.

 

ORO? -Tra le band sanremesi scomparse ci sono gli O.R.O., autori della fortunatissima “Vivo per lei”, cantata dalle bellissime voci di Bocelli e Giorgia. Nella anni novanta li troviamo spesso in riviera ligure con la mielosa “Quando ti senti sola”, che rievoca “la solitudine” imposta dal primo Masini, e la religiosa “Padre nostro”, scritta a più mani con Enrico Ruggeri. Dopo quest’ultima canzone, ci aspettavamo di vederli convocati da Sua Santità per qualche concerto in Vaticano. Non è successo ancora. E’ probabile che i musicologi vaticanisti abbiano trovato troppe somiglianze con la canzone “Gli altri siamo noi” di Umberto Tozzi.Il Festival di Sanremo ha prodotto anche delle belle voci. E’ il caso di Irene Fargo (all’anagrafe Flavia Pozzaglio), che arriva a Sanremo nel 1991, nella sezione giovane, con una bella canzone: “La donna di Ibsen”. La Fargo ottiene un buon successo di critica e di pubblico, e si guadagna un meritato secondo posto. L’anno dopo si mette alla prova con “Come una Turandot”, brano dalle atmosfere pucciniane che le fa conquistare un secondo posto tra i Campioni. Segue l’album “La voce magica della luna”, che nell’estate del 1992 la porta sul palco del Festivalbar e del Cantagiro. Da allora si è dovuta accontentare del “Festival Italiano”, il palcoscenico rivale sanremese prodotto da Mediaset, per presentare il suo album “Labirinti del cuore”. Dopo apparizioni sporadiche in diverse trasmissioni televisive (Domenica In…), la Fargo ha cominciato a puntare al teatro. Adesso è protagonista di un musical diretto da Tato Russo, che sta girando nelle maggiori città italiane.

 

PLAGI – Tuttavia, Sanremo è anche celebre per i plagi. Per i più curiosi, ve ne segnaliamo qualcuno. “Chi non lavora non fa l’amore”, che fa vincere alla coppia Adriano Celentano – Claudia Mori l’edizione sanremese del 1970, è troppo uguale al pezzo di John Lennon “Give peace a chance” (1969). La celeberrima “Che sarà”, presentata all’Ariston dai Ricchi e Poveri nel 1971, ha due strofe musicali completamente simili a “London London” (1970) di Caetano Veloso, nonostante i ritmi diversi. E’ imbarazzante per Tiziana Rivale il plagio di “Sarà quel che sarà”, canzone vincitrice di Sanremo 1983, il cui motivo sembra una copia perfetta del tema principale della colonna sonora del film “Ufficiale e Gentiluomo” (1982). Spostandoci negli anni novanta, balzano all’orecchio “Gente come noi” (1995) di Ivana Spagna, troppo simile a “Last Christmas” dei Wham; “Vorrei incontrarti fra cent’anni” (1986) di Ron, che nell’introduzione richiama la musica di “More than words” (1990) degli Extreme e le parole dei sonetti shakespeariani; e “Sei tu” (1997) di Syria che rievoca l’andamento musicale di “Per noi innamorati” (1983) di Gianni Togni. Ma la peggio di tutte è toccata a Nek che, per la sua “Laura non c’è” (1997), è stato citato in tribunale da Gianni Bella con l’accusa di aver plagiato la sua “Più ci penso” (1974). (continua…)

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One thought on “Meteore e plagi al Festival di Sanremo I

PaolaPosted on  5:04 pm - Apr 12, 2010

Irene Fargo e una delle più belle voci Italiane ,qualcuno finalmente se’ ne’ accorto, la grande Sally MC.Cartney con la Pressingmusicltd.di Londra e Malta insiene Garozzo Nando ,Giulia Martinez ,Neil Peart producono il nuovo album di Irene Fargo.

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