Mia Martini, l’altra metà di Mimì Bertè

Mia Martini, l’altra metà di Mimì Bertè

150x150-mia-martiniSe non finisse mica il cielo, il canto del cigno non si fermerebbe più. Chi lo arresterebbe più, anche se il mistero della morte ci avvolge e ci decompone. La voce di un cigno non finisce più, continua ad echeggiare attorno a noi e ce la troviamo a ronzare accanto a noi in ogni momento della giornata. E’ successo per molti voci che hanno smesso di cantare per fatalità o per il duro gioco del destino, e non poteva non accadere per Mia Martini (1947-1995), indimenticabile icona della musica leggera italiana, scomparsa dieci anni fa. Gli anniversari a volte sono così miseri e deplorevoli perché per lo più finiscono per diventare per qualcuno operazione di marketing e business.

 

DA DOMENICA A MIMI’ – L’adolescenza di Domenica Berté si consuma tra il canto, la danza e lo studio del pianoforte. Il suo talent scount è Carlo Alberto Rossi, l’autore di “E se domani”, che per la sua etichetta milanese Juke Box le fa un provino e le affida il primo disco a soli 15 anni. Il titolo sembra quasi profetico: “I miei baci non puoi scordare”, e forse quei baci ricchi di emozione e passione non li abbiamo davvero mai più dimenticati. Una gran bella soddisfazione per chi crede nel canto, per chi vuole viverlo come uno stile di vita, forse anche come un modo per esorcizzare le piccole paure e fragilità della vita di tutti i giorni.Il passaggio artistico da Domenica a Mimì Bertè avviene nel 1964 con la vittoria al Festival di Bellaria con il pezzo “Il Magone”. Ad accompagnarla c’è un nuovo look: codini e scamiciata. Negli anni romani, frequenta il liceo artistico e si dedica anima e corpo alle jam-session, interpretando il repertorio di mostri sacri come Ella Fitzgerald, Sara Vaughan, e Aretha Franklin.

 

SEMPLICEMENTE, MIA – Nei primi anni settanta canta al Piper 2000 di Viareggio e si fa notare da Alberigo Crocetta: nasce Mia Martini. Nel nome d’arte c’è l’omaggio all’attrice Mia Farrow, nel cognome d’arte il richiamo al Martini, bevanda famosa made in Italy. Una buona strategia di marketing commerciale, magari per tentare il successo anche oltralpe. Il look è davvero provocatorio con bombetta, e le permette di firmare il primo contratto con la RCA per il concept- album “Oltre la collina”, prodotto da Baglioni e Coggio, con la canzone”Lacrime di Marzo”, scritta dallo stesso duo di “Questo piccolo grande amore”. Dopo il passaggio discografico alla Ricordi, nel 1972 ottiene il successo di critica e di pubblico al Festivalbar con il brano “Piccolo uomo”. Gli anni settanta trascorrono tra cambi repentini di look e una collezione di successi: da “Minuetto”, firmata da Califano e Baldan Bembo, a “Inno”, da “Libera” a “La costruzione di un amore”, scritta dal suo compagno Ivano Fossati.

 

GLI ANNI ’80 E ’90 – Gli anni ottanta si aprono con la partecipazione al festival di Sanremo. Nel 1982, l’anno in cui vince Riccardo Fogli con “Storie di tutti i giorni”, la Martini conquista la platea dell’Ariston con “E Non finisce mica il cielo”. Prova a ritornarci tre anni dopo con un brano scritto per lei da Paolo Conte ma viene bocciata alle preselezioni. Comincia un periodo di lungo silenzio che termina nel 1989, quando Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio la riportano in auge proprio al festival di Sanremo con il gioiello “Almeno tu nell’universo”. Si aggiudica il premio della critica e si dedica all’interpretazioni di brani di giovani autori come Enzo Gragnaniello. Interpreta belle canzoni che diventano molto popolari ed entrano a far parte dell’immaginario collettivo de confuso canzoniere italiano di quegli anni. Si pensi a “La nevicata del ’56”, a “Donne” o a “Cu ‘mme”, incisa assieme all’ugola napoletana Roberto Murolo. Dopo anni di litigi e allontanamenti, si riavvicina alla sorella Loredana e nel 1993 porta in coppia con lei sul palco di Sanremo la canzone poco fortunata “Stiamo come stiamo”. Tuttavia, dalla metà degli anni novanta comincia un lento periodo di declino che si conclude nella tragica morte del maggio del 1995.

 

UNA STELLA DA RICORDARE – Mia Martini rimane una delle voci più belle della nostra tradizione musicale. Durante un’intervista, Claudio Baglioni mi ha detto: “E’ nella nostra memoria. Mimì era una ragazza fantastica, una grande artista. Io ho avuto la fortuna di scrivere delle canzoni per lei ed è stata l’unica per cui sono riuscito a scrivere qualcosa”.Quella sua voce aggressiva e roca come la carta vetrata ha contribuito a farla diventare col tempo un’interprete di classe. Purtroppo, Mimì Berté è stata un’altra vittima dello star-system della musica leggera. Le dicerie malefiche e superstiziose che la hanno fatta passare come che portasse energie negative, ha fatto sì che in molte occasioni rimanesse ai margini. E forse, proprio questa assurda marginalità, ha dato il soffio finale su quella fiammella che l’ha portata via. Di lei ci manca soprattutto quella tendenza ad entrare in simbiosi con ogni canzone che passava davanti al suo microfono. Adesso quelle canzoni le appartengono.

DISCOGRAFIA ESSENZIALE – Oltre la collina (1971); Nel mondo una cosa (1972); Il giorno dopo(1973); Mia Martini(1973); E’ proprio come vivere (1974); Sensi e controsensi(1975); Un altro giorno con me (1975); Che vuoi che sia…se t’ho aspettato tanto(1976); Per amarti (1977); Danza (1978); Mimì (1981); Quante volte ho contato le stelle (1982); Miei compagni di viaggio in concerto(1983); Martini Mia(1989); La mia razza(1990); Mi basta solo che sia un amore(1991); Mia Martini in concerto(1991); Lacrime (1992); Rapsodia (il meglio di mia martini)(1992); Indimenticabile mia(1996); Mia Martini 1996(1996); Il meglio di Mia Martini(1997); Una donna, una storia (1998); Mimì sarà(2000); Canzoni segrete(2003); I colori del mio universo (2006).

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