Mike Bongiorno

Mike Bongiorno

Mike Bongiorno a "Lascia o raddoppia?"

Nell’Italia degli anni cinquanta la televisione stava per diventare la nuova inquilina della vita degli italiani: prima al bar all’angolo e poi nel salotto di casa nostra. Nell’Italia degli anni sessanta il Belpaese caciarone si sfidava stonando a Campanile sera tra la piazza e il tubo catodico. Negli anni settanta gli italiani guardavano Rischiatutto, confessavano il peccato di essere “malati cronici dei quiz” e sognavano di vincere uno dei primi televisori a colori. Negli anni ottanta faceva il suo exploit la televisione commerciale del Biscione e i quiz passavano nella fascia mattutina dei palinsesti. Negli anni novanta, l’Italia continuava a strizzare l’occhio all’America della Ruota della fortuna tra vallette oche e gaffe da capogiro. Mike Bongiorno (1924-2005) non è soltanto uno dei grandi presentatori italiani o il re del quiz, ma il padre putativo della nostra televisione.

 

AMICI ASCOLTATORI, ALLEGRIA – Il suo famoso quiz Lascia o raddoppia? resta una pietra miliare dei palinsesti televisivi di tutti i tempi perché era riuscito ad unire tutti gli italiani dinanzi a quella scatola magica chiamata televisore. Figlio di italiani emigrati in America, Micheal Nocholas Salvatore Bongiorno si è affacciato oltreoceano per portare in Italia la tv americana. Arrivi e partenze, da lui condotta dalla Triennale di Milano, è il primo programma trasmesso dalla tv italiana. Il resto è storia conosciuta da tutti come il celebre saluto “Amici ascoltatori, allegria!”,  le sue gaffe, l’amore per il pubblico e il suo mestiere o la voglia di rimettersi in gioco con l’amico Fiorello.

 

LA TV SENZA MIKE – E adesso che la tv generalista sta crepando, soppiantata dall’egemonia di Sky, dove è finito il re del quiz? Lontano dalla volgarità che non gli è mai appartenuta, neanche quando la tangentopoli televisiva ha contaminato a raffica tanti suoi colleghi. Mike Bongiorno si è portato via quello stile di conduzione semplice e sincero di cui il Belpaese faceva bene a non fare a meno; l’arte di fare gaffe in una cronologia spontanea dove la finzione del piccolo schermo scompare dietro la continuità della vita; quella capacità di cucire aneddoti più emozionante di quanto siano i copioni contraffatti dei nostri reality show. Adesso la televisione non resta orfana di “un conduttore popolare e semplicione”, ma di un professionista serio e severo, l’ultimo grande signore del piccolo schermo.

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