Nino Manfredi

Nino Manfredi

manfrediMi prende il magone in gola pensando che anche Nino Manfredi se ne sia andato. Mi ricordo quando con molta discrezione entrava nelle case degli italiani, attraverso il piccolo schermo, e ci invitava a bere un buon caffè. Io che non sono mai stato un “caffeinomane”, aspettavo volentieri quello spot e poi me ne andavo a letto. Era per me quasi un appuntamento serale. Quella pubblicità gli è rimasta appiccicata addosso così come a noi lo slogan “Più lo mandi giù e più ti tira su”. Ma il Manfredi che mi resta incollato addosso è il Geppetto dell’indimenticabile “Pinocchio” di Comencini, con le sue frazionate pause silenziose e riflessive, con i suoi sguardi paterni e protettivi verso quel figlio discolo che si era fatto con le proprie mani. Il vecchio padre falegname di Collodi venne rivitalizzato da un’interpretazione naturalista che, sullo sfondo fiabesco, ritrovava una dimensione temporale più universale.

 

IL CINEMA – Saturnino, questo era il suo nome all’anagrafe, apparteneva alla classe del 1921 e si era trasferito a Roma con la famiglia dalla Ciociaria contadina, ferita dalla guerra e fotografata nelle pagine tragiche della “Ciociara” di Moravia. Una laurea in giurisprudenza per accontentare il padre e un tirocinio all’Accademia d’Arte Drammatica di Roma per soddisfare i propri bisogni aprono la strada a Nino Manfredi, l’ultimo re della commedia all’italiana. Manfredi è l’ultimo erede della migliore tradizione cinematografica del Belpaese. Una cordata di amici che si ritrovavano davanti alla macchina da presa e, immediatamente dopo il ciak, diventavano davvero impareggiabili: il mattatore Gassman, il piccolo borghese Tognazzi, lo spavaldo Sordi, il bel Mastroianni e, infine, il sorridente Manfredi. Questi moschettieri, guidati da inimitabili registi e immortalati in storie scritte da grandi sceneggiatori, hanno perforato l’immaginario collettivo e hanno saputo raccontare l’Italia della seconda metà del novecento meglio di qualsiasi manuale di storia, a dispetto dello sterile accademismo. Non se ne potrà più fare a meno del Manfredi ladruncolo dell’Audace colpo dei soliti ignoti di Loy, del Manfredi fascistone di Anni Ruggenti di Zampa, del Manfredi innamorato incontenibile di Straziami ma di baci saziami di Risi, del Manfredi emigrante in delirio di Pane e cioccolata di Brusati, del Manfredi agrodolce di Café Express di Loy, fino all’ultimo Manfredi stanco e con i capelli imbiancati. Potremmo andare ancora avanti per molto ma ci fermiamo.

 

LA TELEVISIONE – Lasciamo alla nostra nostra memoria il compito di scavare nei solchi dei nostri ricordi concimati in vecchi film a colori o in bianco e nero. Eppure, sarebbe opportuno far parlare un poco anche mamma tivù, frugando negli anni d’oro della televisione in bianco e nero. Verrebbe fuori la splendida Canzonissima della stagione 1959-60, con un Manfredi in splendida forma nei panni del godibilissimo barista di Ceccano, che ha conquistato il cuore degli italiani con il tormentone “Fusse che fusse la vorta bona”. Che dire invece del Manfredi esuberante sulle tavole del palcoscenico, nelle commedie musicali a fianco dei compianti Delia Scala e Paolo Panelli, nonché nelle punte di diamante della commedia musicale all’italiana firmata dalla premiata ditta Garinei & Giovannini.

 

RICORDI – Il Manfredi che ho conosciuto io in un paio di circostanze era scontroso e pignolo. Ricordo il viso deluso di una giovane ammiratrice a cui negò un autografo. Sosteneva che la sua firma valeva quanto quella di qualsiasi altro comune mortale. Era un modo personale di ribellarsi alle regole dello star-system da divo. Lui divo non si è mai sentito. All’epoca quel gesto lo reputai scontroso. L’ho compreso soltanto con il passare del tempo, così come lo avrebbero compreso tutti quelli che si sono recati in Campidoglio a dedicargli l’ultimo saluto.

 

FILMOGRAFIA ESSENZIALE – Monastero di Santa Chiara (1949); La domenica della buona gente (1953); Gli innamorati (1955); Lo scapolo (1955); Guardia guardia scelta, brigadiere e maresciallo (1956); Totò, Peppeno e… la malafemmina (1956); Camping (1957); Susanna tutta panna (1957); Caporale di giornata (1958); Carmela è una bambola (1958); Guardia, ladro e cameriera (1958); Venezia, la luna e tu (1958); L’impiegato (1959); I ragazzi dei Parioli (1959); Audace colpo dei soliti ignoti (1960); Le pillole di Ercole (1960); A cavallo della tigre (1961); Il carabiniere a cavallo (1961); Crimen (1961); Giudizio universale (1961); Anni ruggenti (1962); I motorizzati (1962); L’amore difficile (1963); I cuori infranti (1963); La parmigiana (1963); Alta infedeltà (1964); La ballata del boia (1964); Controsesso (1964); Il boia (1964); Le bambole (1965); I complessi (1965); Io, io, io e… gli altri (1965); Io la conoscevo bene (1965); Made in Italy (1965); Questa volta parliamo di uomini (1965); Una rosa per tutti (1965); Thrilling (1965); Adulterio all’italiana (1966); Operazione San Gennaro (1966); Italian Secret Service (1967); Il padre di famiglia (1967); Riusciranno i nostri eroi… (1968); Straziami ma di baci saziami (1968); Nell’anno del Signore (1969); Vedo nudo (1969); Contestazione generale (1970); Rosalino Paternò soldato (1970); La Betia… (1971); Per grazia ricevuta (1971); Roma bene (1971); Trastevere (1971); Le avventure di Pinocchio (1972); Girolimoni il mostro di Roma (1972); Lo chiameremo Andrea (1972); Pane e cioccolata (1973); C’eravamo tanto amati (1974); Attenti al buffone (1975); Basta che non si sappia in giro (1976); Brutti, sporchi e cattivi (1976); Quelle strane occasioni (1976); Signore e signori buonanotte (1976); In nome del Papa Re (1977); La mazzetta (1978); Cocco mio (1979); Il giocattolo (1979); Cafè Express (1980); Nudo di donna (1981); Spaghetti house (1982); Testa o croce (1982); Questo e quello (1983); Grandi magazzini (1986); Il tenente dei carabinieri (1986); Napoli-Berlino un taxi nella notte (1987); I picari (1987); Secondo Ponzio Pilato (1988); In nome del popolo sovrano (1990); In viaggio con Alberto (1990); Colpo di luna (1995); La carbonara (2000); Un milanese a Roma (2001).

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