Sergio Cammariere, Milano 16 aprile 2007

Sergio Cammariere, Milano 16 aprile 2007

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Ci sono pianisti e pianisti. Ci sono coloro che necessitano di operazioni ingarbugliate di marketing per apparire dei “fenomeni”, per nascondere l’arte contraffatta dietro una combinazione di accordi. Per fortuna, ci sono anche artisti di qualità come Sergio Cammariere che non hanno bisogno di “prime pagine” per dimostrare il midollo artistico. Sergio Cammariere appartiene a questa seconda razza: timida, schiva, sincera, che quando mette mano al pianoforte ti porta sempre oltre ogni aspettativa. Pepi Morgia crea un impatto scenografico fatto di luci lunari che accarezzano il pianista calabrese e la sua band. Cammariere lascia andare il suo piano per Settembre, lascia zigzagare la voce per Gli angeli siamo noi, diventa complice indiscreto degli altri musicisti per pezzi come Cambiamenti del mondo, Libero nell’aria, Via da questo mare. Duetta con la tromba accattivante di Fabrizio Bosso e si trasforma in improvvisatore di altri tempi, giocando con il violino di Olen Cesari. Il pubblico accenna dalla platea un motivetto, lui guarda diritto negli occhi Cesari e scivola in un ruscello musicale di piccole improvvisazioni. “Spesso mi chiedono se canto canzoni degli altri. Lo faccio per ricordare e mi piace non dimenticare i grandi cantautori”, racconta al pubblico. Omaggio rispettoso a Bruno Lauzi e Sergio Endrigo, mentre il canto si addormenta tra le braccia di una preghiera (Padre della notte) o lascia che la spiritualità e la religiosità scendano dagli altari per camminare tra la gente (Il pane, il vino, la visione). Più di due ore di musica di alto livello, mentre l’onda musicale di Tutto quello che un uomo libera il pubblico che sussurra parole e colori. Sì, i colori di questo piano jazz che prendono il volo come un “aguaplano” e si distaccano dagli aquarelli musicali di Paolo Conte per imporsi come tinte forti della pittura a olio. Che strano gioco del destino: dall’altra parte della città ci sono gli Avion Travel che cantano le canzoni dell’Avvocato astigiano, mentre allo Smeraldo Cammariere e compagni (Ariano alla batteria, Bulgarelli al contrabbasso, Marcozzi alle percussioni e Ferra alla chitarra) imprimono i fronzoli del jazz made in Italy con un percorso pittorico e visivo che lascia il segno. 

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