Swatch

Swatch

150x150-swatchAlla fine degli anni settanta, il mercato asiatico dell’orologeria diventa sempre più agguerrito e competitivo. Il brand svizzero della Swatch passa al contrattacco con un orologio in plastica, pronto a segnare una vera svolta nella storia delle due lancette di massa. Nicolas Hayek, patron storico della Swatch Group, affina il suo ingegno e la sua arguzia per creare un prodotto che non impieghi tempo a guadagnare in popolarità. Il battesimo dell’orologio di plastica, che strizza l’occhio ad un eccentrico design, si tiene a Zurigo il 1 marzo 1983. All’inizio l’accoglienza è tiepida, nonostante il prezzo si aggiri tra i 40 e 50 franchi svizzeri. Da lì a poco lo Swatch è destinato a trasformarsi in un fenomeno di massa.

 

SECOND WATCH – Il termine Swatch non racchiude il significato di “Swiss Swatch”, bensì quello di “Second Swatch”. Infatti, è così che Hayek lo ha da subito immaginato, riflettendo sul fatto che l’orologio abbia perso la sua unicità. Quali sono le difficoltà tecniche? Creare un prodotto tecnicamente all’avanguardia che sia contenuto in una cassa di plastica, ma al tempo stesso colorato, economico e preciso. Jacques Muller e Elmar Mock si mettono subito all’opera ed elaborano un prototipo con 51 meccanismi, rispetto ai 91 tradizionali di quello al quarzo. L’estro del designer Hans Zaugg porta l’effetto finale ed il gioco è fatto.

 

SWATCH, GIA’ MITO – Nonostante le diffidenze iniziali, dopo cinque anni la produzione ha tirato fuori già 50 milioni di esemplari, che sono sul polso di mezzo mondo. L’orologio svizzero di plastica e colorato conquista il pubblico dei giovani e non solo, e diventa subito un oggetto di culto e collezione. Nel 1988 tutti gli esemplari sono esposti allo Swatch Newseum in Svizzera. Nei primi anni ’90 gli store Swatch si moltiplicano in tutto il mondo e dall’Europa all’Asia, dall’America all’Oceania sono i punti dove cercare i nuovi modelli o prenotare le edizioni limitate.

 

NON SOLO POP SWATCH – Sfogliando il catalogo, è davvero complicato individuare la passerella degli Swatch che ha segnato la sua crescita nel nostro immaginario collettivo: Gent è il modello tradizionale, Lady è quello più piccolo per il pubblico femminile, Special è un’edizione limitata o talvolta numerata. Tra gli art special è pane per i collezionisti (primeggia l’italiano Fiorenzo Barindelli, fondatore del World Museum 2000 di Cesano Maderno) il Kiki Picasso (1985), disegnato dall’artista Christian Chapiron, così come quelli disegnati negli a seguire anche da artisti italiani dal calibro di Rotella, Paladino e Pomodoro. E il Pop Swatch (1986)? Una linea un po’ più bizzarra del solito con dimensioni più grandi del modello tradizionale.

 

DALLO SCUBA AL FUN BOARDER – Se lo Scuba 200 (1990) richiama la profondità del mare, il Chrono (1990) porta all’altare tecnologia ed eleganza. L’Automatic (1991) consegna lo Swatch tra le lancette dei classici orologi di una volta, lo Stop-watch (1992) lo trasforma in un cronometro, il Music call (1993) si affida alla sveglia, lo Skin (1997) riduce lo spessore, lo Square (2000) preferisce il quadrante di forma “quadrata”, il Turnover (2002) lo custodisce in un bracciale, e il Fun Boarder (2005) è perfetto per alpinisti e scalatori. La Swatch non finirà mai di stupirci. Mentre noi concludiamo questo articolo, è già pronto un nuovo modello che vi incuriosirà.

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