Tango

Tango

150x150-tangoIl tango è senza ombra di dubbio uno dei balli più affascinanti, e si utilizzava questo termine già prima che questo ritmo fosse ballato. Agli inizi del XIX secolo con la parola “tango” si identificava il luogo di riunione degli schiavi africani o uno strumento musicale d’origine africana.Nel 1870 la zarzuela, un’operetta spagnola, includeva tra l’altro il tango o tanguillo andaluz. Tuttavia, il punto di partenza resta il tango rioplatense ( o milonga) che si ballava nell’ultimo decennio dell’ottocento nei sobborghi di Buenos Aires e Montevideo (si poteva usare indistintamente anche il termine milonga) Buenos Aires è l’indiscussa capitale del tango, che ha seguito le peripezie della gente ed ha scandito il tempo nell’ultimo secolo. I momenti di gloria si sono alternati a quelli di dolore e crisi. 

L’ETIMOLOGIA – Il termine tango aleggia nella cultura afro-ispanica e coloniale. Infatti, secondo alcuni deriverebbe da tang che, in una delle lingue parlate africane, significa “palpare, toccare ed avvicinarsi”. Tra i bantu, inoltre, ci sono due lingue che si denominano tanga e tangui, mentre tra le lingue sudanoguineane compare il tangalé. Il contenuto ispanico della parola si avvicina all’ africano tang, tanto che tango in castigliano è considerato una voce derivata da tangir, che nello spagnolo antico equivaleva a “suonare, e tangere, cioè, al toccare in latino”. Per quanto riguarda i posti dove ballare, i padri del tango si scatenavano in posti squallidi come piccoli bar e case da appuntamenti. Soltanto negli ultimi anni dell’ ‘800 il tango ritrova il suo spazio musicale ideale grazie ai primi tangazos come Prudencio Aragón, Rosendo Mendizábal ed Ernesto Ponzio.Si inizia a parlare di Tango creolo per pianoforte. Con tale aggettivo si rivendicava una creazione autoctona, arricchita co uno strumento che era passato a essere interpretato nei saloni.In precedenza, a Buenos Aires, gli italiani l’avevano unito alla fisarmonica e all’organo, strumenti che davano al ballo argentino un tono malinconico, che avrà influenza su posteriori lettere lacrimogene. Infatti, è difficile trovare un’altra combinazione strumentale così perfetta per amplificare poeticamente la tristezza e la sofferenza davanti al tradimento o davanti alla povertà.

 

SIMBOLO MUSICALE – Il tango si afferma sempre di più come simbolo musicale delle classi popolari e dei lavoratori, Il popolo riempie nella capitale argentina i peringundines ed le accademie di Montevideo. Piringundines ed accademie erano modesti locali da balli che, alla fine del secolo XlX, furono fattori fondamentale tanto per l’espansione del tango come per lo sviluppo della sua coreografia, affinché le coppie imparassero a ballarlo. Il tango è soprattutto una danza di coppia, dove l’universo maschile e quello femminile si incontrano per fondersi, per scoprirsi in un ciclo di movimenti spontanei: viso contro viso, petto contro petto, ventre contro ventre, coscia contro coscia, polso contro polso. Horacio Ferrer ha creduto di vedere in quel fuggitivo istante un soffio di divinità.”Maschio e femmina – ha dichiarato – legati in nome della bellezza, si alzano senza volere, dalla sua propria spazzatura. Ed unti artisti, tentano in due il puro esercizio della solitudine. Ballano e ballano creando quello che mai più ha ballato nessuno”. In principio c’è da dire che non c’era uno schema coreografico prestabilito tanto che si parlava di tango orillero. Poi verranno il canyengue ed il liscio da salone. Maniere diverse di ballare “un sentimento triste”. A tale proposito, la ballerina Isadora Duncan ha ribadito in più occasioni: “Io non avevo ballato mai un tango, ma un ragazzo argentino che mi serviva da guida a Buenos Aires mi obbligò a intentarlo. Ai miei primi passi timidi sentì che le mie pulsazioni rispondevano a l’incitante ritmo languido di quella danza voluttuosa, soave come una lunga carezza, inebriante come l’amore sotto il sole di mezzogiorno e pericolosa come la seduzione di un bosco tropicale”.

 

SENZA DONNE – In alcune pagine della storia del tango, si attesta che la danza argentina venisse ballata da uomini. Tale scelta aveva un scopo puramente pedagogico perché quando due uomini ballavano assieme era semplicemente per apprendere passi difficili. Leone Benarós ha scritto: “Assurdamente è una coppia di uomini la prima che si avvenne a ballare il tango, in qualche angolo. Il tango sembrava solamente cosa da uomini. Indignerebbe attribuire all’atto il più minimo contenuto omosessuale. Si tratta di una dimostrazione di abilità, di una bella figura. Nonostante dopo, quando il tango conquisti la donna per la danza, ella non sarà l’ingrediente fondamentale, l’obiettivo ultimo, bensì la danza in sé, l’ostentazione di saper ballare, il rispetto quasi liturgico per quello che si va facendo, senza un’altra intenzione, senza lubricità alcuna. Solo quando il tango diventa notturno, quando si fa materia da cabaret, si converte, a volte, in pretesto per la finalità amorosa. Ma il vero creolo, l’argentino, è pudico della sua intimità. Egli respinge ostentoso il palpo pubblico, per rispetto a sé stesso ed alla sua compagna”.

 

NOMI DANZANTI – Tra i primi ballerini, considerati i creatori del tango, ci sono il Magro Saúl, Mariano Cao, il payador e grande cantore di fine e inizi di secolo Arturo de Navas e Juan Filiberto, padre di Juan de Dios Filiberto, l’autore del famoso Caminito. Solo di questi due ultimi ci sono notizie più fidabili dalla mera leggenda. Filiberto, alias Mascherina, era un muratore che gestiva due case di ballo. Suo figlio Juan de Dios lo descrisse come una persona “allegra, un po’ spensierata, ma semplice e buona, aveva la risata facile e l’umorismo brillava nei suoi occhi e scappava dalla sua bocca quasi senza che potesse evitarlo. Cantava con una voce gradevole da tenore e mi piaceva ascoltarlo. Ballerino di natura, dei migliori ballerini di tango boquense; la sua fama era ben riconosciuta”. A sua volta, le condizioni di De Navas come ballerino rimasero documentate nel 1903 in foto edite in “Caras y Caretas”. Appena si sa di lui che nacque nella città uruguaiana di Paysandú circa il 1876, e che morì a Buenos Aires nel 1932.Inizio della donna nel ballo La donna si piegò alla danza immediatamente nei bordelli, i peringundines e le accademie. Ma non sarebbe fino a circa il 1904 quando le dame dei quartieri popolari osarono ballarlo.Tra le prime, nonostante godere di gran fama nel sobborgo del porto di Buenos Aires, la tradizione orale ed alcuna cronaca persa appena hanno lasciato nomi o soprannomi: la Parda Refucilo, Pepa la Chata, Lola la Petiza, la Mondonguito, María la Vasca, la China Venicia, María la Tero, Carmen Gomez, la Bruna Flora e la famosissima bionda Mireya che attuò nei locali di molti quartieri del porto di Buenos Aires. Mireya, anche conosciuta come l’Orientale perché nacque in Uruguay, ispirò due tanghi: Tempi vecchi, di Manuel Romero e Francisco Canaro, e La bionda Mireya, di Augusto Gentile.

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