Valentina e i desideri a fumetti

Valentina e i desideri a fumetti

150x150-valentinaValentina Rosselli, uno dei pochi personaggi del fumetto ad invecchiare nel tempo, è una donna libera ed indipendente che svolge la professione di fotografa. La creatura del compianto Guido Crepax (1933-2003) è nata a Milano il 25 dicembre 1942, è nubile, ha un figlio e proietta le sue avventure nei sogni, molto spesso avvolti da intime e segrete perversioni. Dai suoi “eyes-wide-shut” vengono fuori situazioni e personaggi inquietanti che diventano affascinanti per il loro mistero, per la loro irraggiungibilità. Valentina, è il volto della borghesia milanese denudata e psicanalizzata. E’ particolarmente desiderata dagli uomini per la sua bellezza che sfiora a tratti l’intimo e il sentimentale.

 

L’INCONTRO – Ho conosciuto Valentina alla stazione di Genova in una mattina di agosto di tanti anni fa. Erano le sei del mattino. Aspettavo il treno che mi avrebbe portato in vacanza in Francia. Sbadigliavo e i miei occhi erano sonnolenti. All’improvviso vengo distolto dalla vetrina di un’edicola, dove c’è lo sguardo di una donna col caschetto che mi fissa. E’ bella, sensuale, intrigante. Più la guardo e più il suo viso mi ricorda Louise Brooks, la diva del muto trasformata da Pabst in una stella intramontabile del cinema di tutti i tempi. Mi avvicino a quel vetro, l’accarezzo e vi resto appiccicato tanto da dimenticare tutto quello che mi stava attorno. Perdo il treno mentre l’orologio della stazione sembra impazzito: le lancette indietreggiano nel tempo mentre io acquisto e comincio a sfogliare quel misterioso volume. Incantato davanti alle sequenze narrative di Valentina, mi sembra di aver comprato un biglietto del tram che mi porta in giro per la Milano degli anni sessanta: quella dei cineclub, quella che tirava a campare, quella che sbandierava con timido pudore la sua voglia di sentirsi giovane e di assomigliare alla Parigi della “belle époque”, quella composta ed elegante come i versi del giovane Giorgio Gaber.

 

LAMPI LETTERARI – La lettura di Valentina mi scombussola e mi rapisce così come mi è accaduto davanti ad un film di Michelangelo Antonioni o a un libro di James Joyce. Quella dell’ architetto Crepax è una irruente rivoluzione nel mondo delle “bandes dessinées”, una vera e propria controriforma delle inquadrature. Il fumetto si libera finalmente dalla schiavitù della striscia e le pagine della letteratura disegnata, della parola che diventa visione a matita, trovano percorsi creativi e alternativi in un nuovo design. Le inquadrature spiazzano, si infrangono sullo sguardo del lettore e cullano la mente e il cuore con la stessa intensità della musica jazz. Ha ragione Roland Barthes quando dice che ci troviamo di fronte ad un ottimo narratore consapevole che “l’immagine deve essere viva, raccolta in un lampo, per non allentare mai la suspense. Tutto deve essere riconosciuto immediatamente (i personaggi, gli oggetti, le intenzioni, i gesti) perché la logica voluttuosa della narrazione possa schiudersi subito facilmente, nel lettore”.

 

CREPAX – Guido Crepax viene bersagliato dalla stupida intellighenzia sessantottina perché è uno che osa, che frantuma lo stereotipo della femminilità e mette in imbarazzo persino il movimento femminista di allora. Le storie di Valentina, ricucite una accanto all’altra, sono per l’autore così come per il frastornato lettore una terapia necessaria, una psicanalisi della coscienza collettiva di un Paese che tenta invano di liberarsi dal mormorio di un tempo inesistente, senza punti di riferimento, senza sponde ideologiche. In un’intervista rilasciata a Linus, Valentina ha ribadito: “Sono legata a Crepax da un’affettuosa amicizia… Mi ha creata dal nulla… Gli devo tutto. Mi disegna molto bene, non mi lascerei disegnare altro che da lui… Quando morirà mi suiciderò”.

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