X Files

X Files

x-filesQuando si va alla voce “Serial Televisivo” è facile inciampare nella nostalgia da piccolo schermo. Sopratutto poi se si tratta di science fiction, il microscopio dello spettatore rievoca piccoli capolavori come Star Trek (NBC, 1966) o Spazio 1999 (Syndacation, 1975). Premettendo che ogni serie tivù deve affrontare infinite tribolazioni prima di entrare nel cuore del telespettatore, qualche volta succede che le difficoltà si moltiplicano quando un certo tipo di critica qualunquista scambia fischi per fiaschi. La serie americana The X-Files (Fox, 1993), creata da Chris Carter e scritta da Brian Lowry, è un vero boomerang nel panorama della fantascienza televisiva degli anni novanta. L’episodio pilota “Al di là del tempo e dello spazio”, trasmesso negli USA il 10 settembre 1993, lascia il pubblico un po’ freddino. Qualcuno addirittura lo scambia per un “drammone poliziesco”.

 

IL PARANORMALE – Siamo da tutt’altra parte, ci troviamo nei vicoli del paranormale, dove la fantascienza rincorre incredibili atmosfere che inquietano i cultori accaniti. Le indagini di Fox Mulder (David Duchovny) e Dana Scully (Gillian Anderson), due agenti dell’FBI che si occupano di casi complicati riguardanti il paranormale, sono al centro di ogni episodio, controbilanciando l’impulsività di lui con la razionalità di lei. La Fox, la casa produttrice, è perplessa inizialmente: i vertici si preoccupano di mantenere alto l’audience delle sit-com di casa, come la zuccherosa e artefatta Beverly Hills 90210, che riesce a tenere incollati alla tv tutti gli adolescenti statunitensi (non da meno accadrà in Italia). Quando gli ascolti di The X-Files cominciano a salire vertiginosamente a metà della prima serie, i produttori si rendono conto di aver intinto il dito in un un calice d’oro. Una strategia pubblicitaria più curata e i premi che si susseguono, dal Golden Globe all’Emmy Haward, assicurano a questa serie lunga vita.

 

X-FILES – Tuttavia, il segreto del successo sta in ogni singola sceneggiatura, dove la relazione tra il mondo terrestre e quello alieno non viene mai banalizzata. Carter e Lowry, gli autori, riescono sempre a trovare vie d’uscita sorprendenti, insabbiando elementi di cronaca vera dietro i pannelli della fiction. I rapporti complessi tra i due agenti protagonisti e il mondo ombroso della gerarchizzata FBI o i tentativi del governo di nascondere alcune verità ci ricordano alcuni percorsi perversi della storia americana: dallo scandalo Watergate al rampantismo raeganiano. “La verità è là fuori” recita il sottotitolo del serial, e cioè “fuori” da ogni ristrettezza censoria, “fuori” dall’ambiente claustrofobico di ogni singola inquadratura, “fuori” dalla sicurezza che lo spettatore ricerca invano nel vortice del piccolo schermo. “La verità è là fuori” perché non siamo nel salotto di un reality show, bensì all’inseguimento della fantasia perduta, dell’immaginazione rattrappita, entrambe imprigionate nella pupilla dell’occulto. La sfida di Mulder e Scully all’universo del paranormale è la trasposizione della tentazione umana di sfidare l’infinito, di oltrepassare il confine dell’infinitamente piccolo. Il 29 giugno 1994 più di tre milioni di telespettatori italiani guardano in seconda serata su Canale 5 il primo episodio di The X-Files. Inizia anche in Italia, accompagnata dalla scontata diffidenza iniziale, l’avventura della serie di Chris Carter che passerà in seguito su Italia 1. I fan aumentano e viene stampata la prima rivista dedicata ad una serie televisiva. Il resto è storia, anche al cinema con X-files – il Film (1998), diretto da Rob Bowman.

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