Brindisi e il viso di Melissa: Io (non) ho paura!

Se dovessimo raccontare l’attentato alla scuola Morvillo-Falcone di Brindisi attraverso una serie di tag, potremmo mettere “Melissa” al di sopra degli altri: “Mafia”, “Terrorismo”, “Attentato”, “Brindisi”, “Scuola” sono passati spudoratamente in secondo piano.
Staccandoci dal clima di indignazione generale e dalla voglia di conoscere il mostro esecutore, continuo a chiedermi se a questo tragico evento sia necessario dare un volto: quello innocente di Melissa Bassi, capro espiatorio di un normale sabato scolastico finito in quel maledetto giorno da cani. “I ragazzi non si toccano” e ce lo siamo detti già, a Brindisi e altrove. Tuttavia, questo sacrosanto comandamento non vale soltanto per mafiosi, terroristi o farabutti, ma anche per chiunque faccia informazione.
Oggi portatori sani di notizie, piacevoli o tristi, lo siamo un po’ tutti. Basta lanciarsi sulla pista di pattinaggio dei social. L’emotività è così esplosiva da quelle parti che forse ci può stare una foto di Melissa girovaga da una bacheca all’altra di Facebook. Facciamola passare per una smisurata preghiera in formato digitale, sperando che il Padreterno sia diventato tecnologico e non se la prenda a male se ci siamo ridotti ad invocarlo sotto forma di clic. E ci può stare pure il gossip innocente del fidanzatino di Melissa, che tra brufoli, bacetti e litigate, si porterà dietro la polaroid più dolorosa degli anni scolastici.
Gli studenti, che sabato scorso a Brindisi hanno preso parte alla manifestazione “Io non ho paura”, avrebbero dovuto protestare anche contro quello sciacallaggio mediatico che pianta il dolore e la disperazione nella radice della furfanteria clownesca. Fare zapping e incrociare il padre di Melissa pedinato da una telecamera, con lo stesso stile cinematografico di Gus Van Sant, è l’ennesimo oltraggio ad un dolore pubblico e privato.
Io non ho paura di chi vorrebbe farci credere che in Italia anche la scuola sia diventata una trappola per topi di fogna.Io ho paura di chi si è assuefatto che lo show debba continuare sempre e comunque. Io ho paura di chi ha scambiato una bara bianca per un set da fiction, distruggendo l’incantesimo di una vera preghiera: una catena infinita di parole dell’anima che dovrebbe mettere la piccolezza umana al riparo, tra le braccia del Padreterno.





E’ inutile dirlo: Anno nuovo, vita nuova. Se poi di mezzo c’è un trasloco nel passaggio dal 2008 al 2009, questa massima è ancora più saggia. I buoni propositi spuntano dopo il consueto brindisi, nonostante col passare delle ore “le promesse” diventano più difficili da mantere. Ho cambiato casa e adesso sono sommerso dai pacchi. Nella maggior parte delle scatole ci sono vecchie vhs, fotografie, libri, dischi, cd, giornali, riviste… una marea di ricordi. Un trasloco aumenta la confusione. C’è tanto disordine davanti ai miei occhi, da riordinare nel più breve tempo possibile. In quale scaffale va messo questo libro e in quale angolo troverà posta quel quadro? Scavando nella memoria si trova sempre un compromesso per risolvere i piccoli dilemmi quotidiani. Fossero questi i veri problemi della vita! Per alcuni sono stato un matto a circondarmi di tutto questo. Perché non buttar via le vecchie videocassette o sostituire gli Lp e le audiocassette con un comodo hard-disk zeppo di mp3? Non posso farci niente perché questa miriade di pacchi fanno parte della mia memoria, delle mie radici che non voglio svendere per niente. Risistemando tutto e osservando la fisionomia della mia nuova casa, avverto il bisogno di un riordino interiore con l’augurio che questo 2009 porti a tutti una tranquillità di spirito. Il mio brindisi di inizio anno è stato troppo veloce, forse condiviso con le persone sbagliate. Voglio ripeterlo con voi, cari lettori: Buon Anno a tutti!