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Addio a Whitney Houston, la mia stella del pop-soul su un’audiocassetta TDK 60

La mia è stata la generazione dell’audiocassetta, quella che in fronte aveva la scritta: “Press to play on tape!”. Sbuffavo al liceo, mi annoiavo da morire alle lezioni di latino e greco, ma in compenso barattavo cassette. E su quella TDK da 60 minuti ci finirono alcuni pezzi di Whitney Houston. Tra me e me pensai che le festicciole fatte in casa negli anni ’60 – come quelle che mi raccontava mia madre – potessero ripetersi con queste canzoncine pop infestate di soul: provai a fare un lento su “All at Once”, immaginando che l’America nera, che mi avevano rivenduto sui manuali di storia di seconda mano, si stemperasse in questa voce davvero bella, romantica e sensuale.

Quel lento non andò come speravo, perché non ci fu il bacio agognato. Tutta colpa mia, fui imbranato quanto Ricky Cunnigham nella prima puntata del telefilm Happy Days. Eppure le canzoni di Whitney Houston me le portai nel mio primo viaggio all’estero, al di là della Manica. Ci ritrovammo noi, un gruppo di adolescenti romantici, ad ascoltare la principessa scalza del pop-soul in un parco della contea del Kent. Alcuni bulletti inglesi si sparavano ad alto volume musica elettronica e noi rispondemmo con toni diversi. Mettemmo le mani avanti con il vocione della Huston che cantava: “I Wanna Dance with You”. E pensare che fino ad allora mi vergognavo, perché volevano convincermi che quella fosse soltanto robetta da ragazzine mielose.

La mia generazione fu accusata dai ripetenti sessantottini di non avere un repertorio di canzoni impegnate, perché i grandi cantautori se l’erano giocata tutta nei Seventies. A noi rimanevano soltanto briciole e degli avanzi non sapevamo che farcene. Attraverso il repertorio di Whitney Houston stendemmo al sole del Soul i nostri sogni, teneri e irrinunciabili. In questa domenica di febbraio la sua scomparsa ha lo stesso valore di quella di Amy Winehouse per la generazione Y. La vita privata si arrugginisce, ma la storia musicale no, anche se di mezzo ci sono infiltrazioni pop di una voce nera indimenticabile.

Addio a Whitney Houston, stella della black music che ha illuminato gli Ottanta

Passaparola
Rosario Pipolo

Giornalista e Communication specialist. Una Laurea in Lingue straniere con lode all'Università Federico II di Napoli e una specializzazione in Web Communication allo IED di Milano.

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