Musica

Dolly Parton tra musica e filantropia

Prima di dedicare un pensiero a Dolly Parton  (1946-2026) ho aspettato che si esaurisse il mainstream social alimentato dai cultori “del minuto prima”, che si smorzarsse il tam tam vacanziero, che gli algoritmi andassero a farsi benedire, che potessi sfilare dal mio archivio il vinile di Jolene e farlo arare, come ho visto fare per la terra ai contadini del Tennessee, dalla puntina del mio giradischi.
E pensare che la main track di questo LP passava alla radio americana mentre dormicchiavo ancora nella culla.

Prima di dedicare un pensiero all’antidiva del country Dolly Parton, ho spento la luce, sono rimasto al buio, in silenzio, accovacciato sul ricordo del mio vagabondaggio a Nashville: quando mi trovai davanti al palco del monumentale Grand Ole Opry, il tempio del Country, ebbi la folgorazione di vederla lì insieme a Johnny Cash.
Dolly aveva qualcosa di  George Bailey, il protagonista di “La vita è meravigliosa”, in quella sua visione di altruismo roosveltiano che le ha permesso  di fare della musica arte e, al tempo stesso, un grande business alimentato dal motore dell’altruismo, sempre al servizio degli altri.
Ai tempi “la filantropia” non andava di moda e oggi  farebbe un baffo ai benefattori gradassi al pascolo sui social.

C’è un’America di cui possiamo vantarci di essere orgogliosi, quella di Dolly Parton che, insieme ai versi della Beat Generation, alla musica di Dylan, Springsteen, Guthrie, alla letteratura di Kerouac, Hemingway e Fitzgerald, al cinema di Welles, Altman, Hawks e Kubrick, ha spinto tanti di noi verso gli studi universitari di lingua e letteratura anglo-americana, arricchiti da una vita di andate e ritorni oltreoceano.
Ero un acerbo maturando quando scoprii che “I Will Always Love You” non apparteneva a Withney Houston ma era un gioiello di Dolly, interprete magistrale dell’amore sussurrato e non urlato come al giorno d’oggi. Se amate qualcuno, cantateglielo sottovoce. 

Passaparola
Rosario Pipolo

Giornalista e Communication specialist. Una Laurea in Lingue straniere con lode all'Università Federico II di Napoli e una specializzazione in Web Communication allo IED di Milano.

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Rosario Pipolo
Tags: dolly parton

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