“Quando ero bambino mi accorsi che non avevo la linea della fortuna sulla mano.
Così presi il rasoio di mio padre e zac! Me ne feci una come volevo.”
(Hugo Pratt, Corto Maltese)
Sono cresciuto intorno al Vesuvio con un destino tatuato sulla pelle: Napoli al centro della mia vita, sempre, di giorno e di notte, d’estate e d’inverno, anche quando dell’esilio ne ho fatto un vagabondaggio in giro per il mondo, da Buenos Aires a Tokyo, da Rio De Janeiro al Circolo Polare Artico, dal Sudafrica al Tibet, dal Medio Oriente al Rio delle Amazzoni tra Brasile e Perù, dal Vietnam alla Cambogia, dalla Thailandia al Laos, rotolando sulla macchina del tempo dell’Antico Egitto.
STORIE DI VITA ALLA PERIFERIA DI NAPOLI

Questa provino in bianco e nero del ’94, scatto del fotografo francese Antoine Rebb, mi ritrae ventenne in una stazione di Roma, profezia di una vita vissuta tra milioni di chilometri in viaggio.
Le radici sono custodite negli anni dell’adolescenza, alla periferia di Napoli. In sella ad una Vespa rossa PK50XL, tra contorni e dintorni umani raccoglievo già storie: con i capelli brizzolati, decenni dopo, avrei scritto su un sasso nel mezzo della foresta amazzonica che non c’è umana ricchezza se non quella di calarsi nella vita degli altri per migliorare sé stessi.
ESSERE SE STESSI SEMPRE

Da viaggiatore, con l’alterego di Corto Maltese, ho imparato che un traguardo bisogna trasformarlo in un punto di partenza e condividerlo con le persone speciali che la vita ti farà incrociare e tu dovrai avere l’intuito di riconoscerle. Da esploratore di sogni ho sperimentato che le opportunità non citofonano mai, ma occorre mettersi alla loro ricerca, con sforzo, fatica, determinazione, entusiasmo.
Sono ancora convinto che gli alter ego digitali siano una bolla di sapone perché niente dovrà sopraffare mai la nostra persona che vive nei piccoli particolari del quotidiano, quelli a cui sbattiamo la porta in faccia per giocare a fare gli schiavi della routine.
SULLE SPALLE DI TONINO

Sulle spalle di Tonino – così lo chiamavo gattonando prima che imparassi la parola papà – ho visto come da un altopiano la più grande eredità che un genitore può lasciare ad un figlio: la libertà di scegliere, la libertà di esistere. Se nasco un’altra volta mi rimetterò alla ricerca di Tonino per dirgli che non è mai abbastanza lo sforzo di un figlio per ringraziare un genitore, è il pulviscolo di una cometa nel cosmo infinito.
Adoro questa versione “simpsoniana” di una vecchia foto scattata da mia madre con la sua macchinetta fotografica che inghiottiva rullini di pellicola.
LONTANO ME NE SONO ANDATO, MA SEMPRE RITORNO

Ops, dimenticavo. Sono online con questo dominio da più di 25 anni, quando ancora in Rete “surfavamo” con un modem a 56k, alla velocità delle lumache, prima che Milano mi adottasse per farmi vivere da protagonista, fino ai giorni nostri, la grande rivoluzione digitale dentro e fuori il planisfero dell’editoria. Oggi il mio archivio, “Imagine MXP Airport”, è custodito nella mia tana a pochi chilometri dal Terminal 2 dell’aeroporto di Milano Malpensa. A furia di guardare film western, mi sono reso conto che i miei percorsi da outsider erano scritti tra le stelle. Sì, sono un outsider con lo zaino in spalle – come in questa foto davanti alle meraviglie archeologiche della Cambogia – e un difetto: “Se tradisci, non perdono.”
Ho esaurito il numero di battute a disposizione ma non l’inchiostro, ho scorte a sufficienza per tornare a raccontare su questo blog anche da cinquantenne con il cuore da trentenne perché, come appuntava Vinicio Capossela, “appartengo a quelli che lontano se ne sono andati, ma sempre ritornano. Partono e continuano eternamente a tornare.”

