Pochi mesi dopo mi ricordai delle parole della nonna. Nel condominio dove vivevamo erano tutti preoccupati, perché dal palazzo vicino si sentivano spesso colpi di pistola. Nessuno osava dire niente, tutti erano ammalati di omertà. Mamma andò a fare la spesa e mi disse di badare a lei. Fuori era maltempo. Sentii un boato forte. Pensando avessero sparato, mi lanciai sulla culla della piccola Rossella e la strinsi forte a me come un piccolo soldato in trincea. Per fortuna, era solo un tuono.
Ricordo questo episodio come il punto di partenza della mia vita condivisa con mia sorella. Il più delle volte sono stato un fratello distratto, prepotente, poco premuroso. Nonostante tutto, ho maturato la consapevolezza che avere una sorella ha significato per me vivere a pieno la mia esistenza. Mia sorella è stata la continuità di ciò che non sono stato; si è rivelata il significato che la vita mi ha donato, attraverso il pancione di mia madre; è stata punto di riferimento per il mio futuro. E in questa Napoli, che ci ha partoriti ed ha custodito i ricordi più belli sulla zolla dei Campi Flegrei, oggi ritroviamo memoria e storia della nostra famiglia.
Ho finalmente imparato la lezione. Le sorelle non si scelgono al supermercato, ma sono un dono di Dio, anche per i fratelli “mascalzoni” come me. E nel giorno in cui sono proprio io “il testimone della sposa” posso urlare sottovoce: “Grazie per esserci stata a pieno, nella mia vita”.
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