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La fotografia dal pixel alla carta: futuro e interiorità

L’altro sera ho visto una coppia litigare in un megastore, perché lei sosteneva che avrebbero dovuto acquistare più memorie SD per la macchina fotografica. Mi pare di aver capito che, in procinto di una vacanza dall’altra parte dell’oceano, avessero messo in conto più di 2000 scatti. Questo mi ha fatto pensare a quando una volta facevamo foto con una reflex e un rullino che ci indicava un limite di pose, privandoci persino di un’anteprima immediata. Io ero il tipo che si portava dietro le pellicole da 36!
Non è una fuoriuscita nostalgica per un approccio che ormai sembra roba del secolo scorso. Piuttosto è la consapevolezza che la smania di digitalizzare questo straripamento di immagini rischia di far perdere il vero grande pregio di una fotografia: la loquacità della nostra interiorità.

Mi spiego meglio. I social network hanno accelerato questo processo di istantaneità – un tic dal nostro smartphone e poi subito l’upload per la condivisione – e hanno mandato in frantumi il tempo necessario affinché una posa dell’attimo presente seguisse l’andamento dei passi dell’istante vissuto. Troppo romanticismo nei giorni in cui la corsa è verso la filosifia dell’usa e getta?
Può darsi, ma una cosa è certa. A volte una fotografia può essere più loquace delle parole, può svelare ciò che davvero abbiamo dentro, senza per forza sottometterci al ricatto del “sorriso forzato” che ci viene chiesto ad ogni posa. E quelle più loquaci sono proprio quelle che paradossalmente ci vengono scattate dal passante di turno, dallo sconosciuto che riesce a tirar fuori dalla posa ciò che realmente saremo nei giorni avvenire.

Per questo motivo forse dovremmo tornare a limitare gli scatti, addirittura fuggendo dall’algido arcipelago di pixel per passare alla stampa su carta. Proviamo a incollarle in un album, perchè una fotografia non si divora solo con lo sguardo, ma anche con il tatto: passando il palmo della mano su di essa, ci riappropriamo dei luoghi e delle persone incorniciate assieme a noi. Pur guardandoli in maniera disordinata, restituiremo agli appunti della nostra vita quella cronologia interiore che fa di una foto di ieri l’attimo che voremmo tornasse. E non è un caso che Anna Riva ed Eugenia Russo, la psicologa e l’educatrice che trasformano storie di vita vissuta in una fiaba per te, incollino foto stampate su carta per nutrire il vissuto delle loro storie. Ci tocca sapere che poche fotografie hanno il dono di svelare con discrezione ciò che in quel momento proviamo davvero. E sanno farlo senza che ce ne accorgiamo, perchè i rintocchi della nostra vita sono fatti di umanità, prima di essere digitali.

Passaparola
Rosario Pipolo

Giornalista e Communication specialist. Una Laurea in Lingue straniere con lode all'Università Federico II di Napoli e una specializzazione in Web Communication allo IED di Milano.

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