Facebook, da social network che era, è diventato l’agorà del dolore, l’anticamera dove poter lasciare sostare il proprio stato d’animo finché non trovi la sua naturale consistenza. Per Taricone sono nati diversi gruppi su Facebook in segno di cordoglio alla famiglia, mentre per Lulù, l’ultimo canto non è stato sussurrato attraverso una canzone, ma in una lucida confessione che Niccolò Fabi ha voluto lanciare attraverso la sua pagina di Facebook. Non dalle colonne di un giornale, non dai microfoni di una radio, non da un sito web, ma nell’hula-hoop virtuale della socializzazione per l’appunto: “Il dolore devastante che mi attanaglia la gola è la conseguenza dell’esperienza più…inaccettabile orrida ingiusta e innaturale che un essere umano può vivere – scrive il cantautore romano – Inutile dirvi che fino a quando non avrò trovato un modo per trasformare questo dolore e dare un senso costruttivo a questo incubo, il palcoscenico sarà l’ultimo posto in cui desidererò stare”.
Quando Fabi ha citato “un senso costruttivo a questo incubo” ho pensato a Nanni Moretti imprigionato dalla macchina da presa nel toccante film La stanza del figlio e a come il dolore ci renda tutti uguali, senza distinzione di niente. Il dolore per la perdita di qualcuno ci restituisce all’attendibilità dell’esistenza, anche se di mezzo c’è il virtuale?
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Il virtuale, se non è usato per esibizionismo, è semplicemente un mezzo di comunicazione. Credo che Fabi l'abbia usato soltanto per questo scopo. A volte condividere un dolore aiuta ad affrontarlo.
Non pensi mai di sopravvivere ad una bambina di due anni. Se è la tua bambina, poi, meno che mai. Ma la morte è una cosa strana. E se possiamo immaginare i piani degli dei superiori, quello della regina degli inferi ci sono oscuri più che mai. Non è forse per questa impossibilità di conoscenza che ci affanniamo ad illuderci di poterla allontanare? Via una ruga di qui, via un capello bianco di là. Sembriamo giovani, dunque passiamo inosservati agli occhi della morte. Non è questo?
E invece, ecco qui che una bambina di due anni se ne va. Come si fa a spiegarlo? La malattia, sì, certo. Perchè? "Perchè" è la domanda che credo Fabi e la sua famiglia si porranno per sempre. Gli si può solo augurare di trovare una risposta che li consoli.
Nel frattempo, Internet non getta luce, internet non ti dà conforto, internet non cancella la realtà. Non ti riporta la tua bimba. Ma è quella finestra in cui urli al mondo, con la voce che non hai, quel "perchè" che ti invade.
Niente di più vero e semplice come la vita e la morte. ma com'è difficile capire....