Viaggi e musica: Dalla Palestina di Faisal Taher alla periferia di Napoli dei Terrasonora

La musica può fare ancora tanto per unirci. La Palestina di Faisal Taher, classe 1959 ed emigrato in Italia nel 1986, si scioglie nelle sonorità di una delle band più affermate del “Niù Folk” del Sud Italia: i Terrasonora. Gennaro, Raffaele e Antonio Esposito, Antonello Gajulli, Gaia Fusco, Vincenzo e Davide Maria Laudiero ritornano sulla cresta dell’onda con Malevera, un brano convincente sui disagi della contemporaneità attraverso la metafora dell’erbaccia che può crescere dentro e fuori di noi.
Scritto a sei mani da Gennaro Esposito, Saverio Carpine e Davide Maria Laudiero, il testo e la musica di Malevera si nutrono del cartone animato del bravo Andrea Sirignano e della voce palestinese di Faisal Taher.

LA PALESTINA DI FAISAL

Il timbro vocale pacifico di Faisal mi riporta al viaggio in Palestina dell’anno scorso. Mi trovavo ad una sessantina di chilometri da Yabad, la sua città natale costretto a lasciare a 27 anni nel pieno del conflitto israelo-palestinese. Faisal assomiglia a Malik, uno dei protagonisti del video musicale di Malevera, immigrato in Italia alla ricerca di un futuro diverso. Quanti suoi coetanei rimasti lì non ce l’hanno fatta?
Non fu il capriccio di un giornalista l’ostinata discesa in Israele. Un autobus mi portò da Ascalona sulla Striscia di Gaza, pochi mesi prima che ricominciasse il palleggio delle bombe.
Era piuttosto la voglia di guardare all’orizzonte i territori visti nella tv dell’infanzia. Non ho mai smesso di contare i miei coetanei diventati angeli prematuramente mentre giocavano sotto quei bombardamenti tremendi.

LA PERIFERIA DI NAPOLI DEI TERRASONORA

Carmine, l’altro protagonista del video musicale di Malevera, rappresenta bene chi cerca di fuggire dalle tentazioni della malavita e dai ricatti della criminalità organizzata:

So’ lloro… so’ padrune ca se venneno ‘o sudore… Spaccianno ‘na speranza ca s’avota e so’ dulure. Malevera che cresce, Malevera dint’a ll’osse… Malevera è ccà… Malevera è ccà…

Le canzoni sanno essere dolorosamente profetiche senza guardare nella sfera di cristallo. I fatti di cronaca di questi giorni al Parco Verde di Caivano hanno riportato la periferia di Napoli nel ciclone mediatico.
Le parole e le musiche dei Terrasonora schiaffeggiano l’infamia e le mostruosità insidiate nel quotidiano. Malevera ci lascia una legittima speranza, la stessa che brilla nella Palestina di Faisal o nello sguardo luminoso del prete napoletano di frontiera don Maurizio Patriciello:

Ah! Fa’ ‘na grazia a sta gente, ca’nun tene cchiù niente: sulo ‘o mare ‘a guardà! Ah! Puorte dinto ll’addore, viento tocca stu’ ciore, ca’ me fa’ respirà!

La musica può fare ancora tanto, anche per smuovere dal torpore le nostre coscienze in qualsiasi parte del mondo, in una trincea di guerra così come in una zolla di terra di frontiera.

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