Mi lascio alle spalle la Val Vigezzo, zolla di frontiera tra Piemonte e Svizzera, invasa da quasi 1.500 spazzacamini provenienti da mezzo mondo. Una grande emozione sciolta nell’amara memoria come quella della mia Inghilterra vittoriana che, attraverso l’orco della Rivoluzione Industriale, rubò l’infanzia a migliaia e migliaia di piccoli spazzacamini.
Perciò a quindici anni in viaggio nella Londra tatcheriana del 1988 rischiai l’espulsione del college: avevo mollato il gruppo per andare tutto solo, per giunta minorenne, a Doughty Street, a casa di Charles Dickens, lo scrittore che aveva illuminato la mia adolescenza, facendo della letteratura denuncia e lucida cronaca del tempo. Tanti piccoli spazzacamini, usciti da queste valli, secoli e secoli fa non fecero più ritorno proprio come i coetanei inglesi.
Il Raduno Internazionale dello Spazzacamino non è una parata folcloristica, è piuttosto il viaggio nel viaggio della memoria che arriva sull’uscio del Museo dello Spazzacamino di Santa Maria Maggiore.
Portateci i vostri figli perché voltarsi indietro è un dovere, è la giusta riconoscenza verso chi è venuto prima di noi. L’infanzia rubata a uno spazzacamini di allora vale quanto quella rubata a un bambino di Gaza oggi, un aquilone a cui togliamo il vento e non vola più.
Noi viaggiatori siamo ladri esistenzialisti di emozioni e questa fuliggine sul viso non è goliardia di fine estate o il ricordo della Mary Poppins disneyana. Rappresenta un urlo di soffocante disperazione, il tentativo di riappropriarsi della memoria locale e collettiva da queste valli fino all’Etna giù in Sicilia, perché l’Italia tutta è unica ed indivisibile.
E pensare che un mese e mezzo fa vagabondavo qui in Val d’Ossola. E quindi ora si chiude il cerchio delle vacanze?
No, perché per noi viaggiatori non è mai vacanza. Il viaggio è stanchezza, rinascita, libertà.


Lascia un commento