Eravamo quattro amici al bar

Eravamo quattro amici al bar con la nostra tazzina di caffè. Da quando è iniziato il rincaro soporifero di 0,20€ siamo rimasti in due. Quando poi è arrivato il tempo della speculazione selvaggia del caffè a 1,40€ – rivivo la gran bella fregatura del passaggio monetario dalla lira all’euro – ci siamo congedati dal barista con un “vaffa” robusto e deciso.

Caffè, mutuo a tasso fisso

Niente di personale, per essere sincero, ma non ne potevamo più della solita lagna sul rincaro della bolletta elettrica, come se poi noi a casa fossimo esonerati dal fardello del bolletone di luce e gas. E se hai la sfacciataggine di chiedere un caffè marocchino, quella punta di cacao e latte te la fanno pagare a peso d’oro. E del mio adorato #cappuccino che sfiora i 2€ ne vogliamo parlare? Se fosse un latte macchiato in tazza grande meglio valutare l’apertura di un mutuo a tasso fisso.

Caffè a casa come al bar

opo oltre un anno di ricerche e di uno studio matto e disperatissimo sull’argomento, finalmente mi sono impadronito di una gran bella macchina del caffè semiprofessionale, di cui vado fiero come i miei giradischi e tutto l’armamento HI-FI. Il passaggio dalle macchinette giocattolo a capsule a questa è tutta un’altra storia e il risultato è eccellente.
L’ennesimo colpo da “Diabolik del low cost” con un risparmio di oltre il 50% sul prezzo di vendita della grande distribuzione e lo stupore di qualche commerciale del famigerato brand: “Mi spiega come ha fatto?”
Il profumo dei chicchi mi riporta alle torrefazioni napoletane dell’infanzia dove con nonno Pasquale andavo a comprare il caffè per nonna Lucia. La schiuma del cappuccino ha frantumato ogni mia diffidenza nei confronti di questi ingombranti aggeggi.

Caffè, sfruttamento e donazioni

E nel passaggio a un “bar casalingo” valuterò di mettere in un salvadanaio il costo di ogni caffè o cappuccino disertato al bar per una donazione, memore di una chiacchierata con un esportatore di caffè in volo da Rio a San Paolo. Il mio interlocutore mi mise una pulce nell’orecchio: “Lei sa che nelle piantagioni brasiliane di caffè e altrove in Sudamerica c’è una forza lavoro completamente schiavizzata?”.
Per non parlare dello sfruttamento minorile che ci lascia il vero amaro in bocca, più di quello della speculazione sul costo di un caffè al bar. Ora siamo quattro amici “senza bar” a cantare “Ah, che bell’ ‘o cafè Pure in casa ‘o sanno fa.” Dedicato agli affaristi della filiera.

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