Diego Armando Maradona, tutto in un abbraccio

Dal mio archivio l’edizione speciale dell’Intrepido: maggio 1987, scudetto n.1 del Napoli. Il 31 maggio 2005 ero tra i giornalisti accreditati alla Partita del Cuore a San Siro di Milano. Tra gli ospiti Maradona e di noi della stampa non ne voleva sapere. Passò negli spogliatoi, lo chiamai, pronunciai qualche parola in napoletano: “Diego, a me non puoi dire di no, nel 1984 c’ero anche io tra i bambini fuori dallo stadio San Paolo di Napoli ad aspettarti.”

Diego mi venne incontro, si era commosso, mi abbracciò, gli strappai una dichiarazione per l’articolo, i colleghi di Mediaset ripresero tutta la scena e a mia insaputa ne fecero un servizio tv.
Il giorno dopo l’abbraccio tra me e Maradona finì su Studio Aperto e TG5. Non mi accorsi di niente, la sera in una pizzeria milanese passando da un tavolo all’altro mi ripetevano: “Tu sei amico di Maradona?”. A risolvere il mistero fu la telefonata di mio zio Massimo da Napoli.

Non sono stato mai un giornalista sportivo ma quell’incontro fulmineo mi riportò ad anni indimenticabili della mia vita a Napoli, dove i goal artistici e unici di Maradona insieme a scudetti e trofei per la squadra della mia città si rivelarono un grande riscatto sociale e morale all’ombra del Vesuvio.

Il 25 novembre 2016 ero appena sbarcato a Buenos Aires, anche per mettermi alla ricerca dei suoi luoghi. Mi arrivò la notizia della morte di Fidel Castro. I giochi della vita. Qualche giorno dopo cazzeggiavo nel quartiere La Boca, a pochi passi dal mitico stadio di La Bombonera, casa calcistica del Pibe de Or.
Incrociai un gruppo di piccoli scugnizzi che palleggiavano. Mi chiesero da quale parte d’Italia arrivassi.
Appena pronunciai “Napoli” mi chiesero di Maradona. Gli raccontai allora del mio incontro e di quell’intervista di fretta e furia. Per un attimo ci fu silenzio e poi uno di loro mi battezzò con questo saluto: “Hola, amigo de Diego Armando Maradona”.

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